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“A vedere la risposta dei mercati e la preoccupata reazione dei concorrenti possiamo dire che siamo sulla strada giusta”: ad affermarlo è Bruno Ferrarese, Contitolare di Idrobase Group, l’azienda veneta che, già leader mondiale nella componentistica per idropulitrici (Dolly Spare Parts), ha deciso di entrare con una propria linea nel mercato internazionale delle pompe, brevettando il modello “Dolly Pump”, che sarà la forza motrice dei prodotti aziendali. “Abbiamo così costruito un modello produttivo, unico nel settore delle idropulitrici e moduli misting, difficilmente replicabile e che ci consente di controllare l’intero ciclo di vita della pompa: riparazione, sostituzione, rinnovo – aggiunge l’imprenditore veneto – Non è solo una strategia di prodotto e sul prezzo, ma è una soluzione integrata, che fornisce anche un vantaggio in termini di garanzia del prodotto e qualità del servizio.” Già oggi, infatti, i 550 distributori Idrobase riparano, tramite esperti professionisti, le pompe di oltre 20 grandi marchi mondiali. “A permettere tale cambio di strategia – precisa l’altro Contitolare, Bruno Gazzignato - è stata la trasformazione dei processi lavorativi secondo la metodologia Lean che, liberando risorse umane, ha garantito l’avvio di una nuova linea produttiva nell’head quarter di Borgoricco nel Padovano.” Sono nati così i 4 modelli di pompe Idro, caratterizzati dal colore amaranto, nonchè dalla marchiatura Idrobase anti contraffazione su ogni singolo pezzo (addirittura incavata nella carrozzeria), ma soprattutto dalla qualità del “made in Italy” ad un prezzo inferiore a quello dei grandi competitors internazionali e capace di fare concorrenza perfino ai prodotti cinesi. Contestualmente Idrobase Group continua a perseguire l’obbiettivo logistico di trasferire parte della produzione dalla Cina (stabilimento di Ningbo) all’Algeria. “Abbiamo scelto quello Stato africano, perché è un mercato competitivo e per questo porta d’accesso al Continente, dove vorremmo esportare il nostro modello di business in collaborazione con imprenditori locali di altri Paesi – conclude Bruno Ferrarese - Lo ritengo una lungimirante visione del moderno DNA imprenditoriale italiano: considerare gli altri come partner, con i quali costruire un futuro migliore nel reciproco rispetto.”