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Non è ancora finita la storia del ‘dieselgate’: secondo il settimanale Der Spiegel, le Case tedesche sarebbero protagoniste di un colossale cartello per regolare e uniformare i propri comportamenti a proposito delle emissioni inquinanti. A far parte di questo cartello sarebbero Volkswagen, Audi, Porsche, BMW e Daimler-Mercedes, mentre ne sarebbero escluse Opel, ex General Motors ed oggi acquista da PSA, e Ford, americana ma con una importante presenza in Germania con fabbriche e centri di sviluppo. L’azione di cartello sarebbe iniziata ancora negli Anni 90, le riunioni dei gruppi di lavoro sarebbero state una sessantina, con la partecipazione di oltre 200 tecnici. Uno dei temi discussi sarebbero state, fin dal 2006, le misure dei serbatoi dell’additivo utile per ridurre le emissioni di NOx dai motori diesel. Qualche giorno fa, la stampa quotidiana aveva diffuso una serie di notizie secondo cui Daimler, cioè il gruppo della Mercedes, avrebbe ammesso questa attività di cartello con BMW, Volkswagen, Porsche e Audi. La reazione di BMW è un atto d’accusa nei confronti degli altri partner del ‘cartello’ Una ulteriore conferma giunge oggi dalla reazione di BMW che avrebbe interrotto i colloqui con il gruppo Daimler e il management della casa bavarese sarebbe intenzionato a mettere in discussione il lavoro comune con la Mercedes. E l’ammissione della Daimler ha certamente creato problemi anche agli altri costruttori, mettendo in forse il proseguimento del confronto per lo sviluppo di nuovi prodotti. Mercedes e BMW lavorano assieme da parecchio tempo e attualmente partecipavano alla progettazione e messa a punto di una rete di ricarica da insediare sulle arterie autostradali entro il 2020. Pare per il momento che questo progetto di installazione di postazioni per la ricarica di auto a emissioni zero, che coinvolge anche Volkswagen e la Ford Europa, non sia in discussione e dovrebbe proseguire.
L’estate torrida, la diffusa siccità e comportamenti criminali stanno, non solo in Italia, provocando la distruzione di migliaia di ettari boscati con degli effetti devastanti per l’ambiente. È ben noto infatti che le foreste sono indispensabili per la lotta al cambiamento climatico e proprio per questo Commissione Ambiente del Parlamento ha approvato un documento che andrà in votazione nell’assemblea plenaria di settembre per assicurarsi che tutti gli Stati membri proteggano e conservino il proprio patrimonio boschivo. Nell’Unione europea ci sono 182 milioni di ettari di foreste. Le foreste coprono il 43% delle terre nell’Unione europea. Il 70% delle aree forestali si trova in sette paesi: Italia, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Spagna e Svezia. I deputati vogliono evitare ulteriori emissioni causate dalla deforestazione. Per questo vogliono introdurre un obbligo per ogni Stato membro di compensare i cambiamenti nell’uso del suolo con il miglioramento o l’aumento della loro copertura forestale. In pratica nuove foreste dovrebbero controbilanciare la deforestazione. La silvicoltura diventa un comparto essenziale per il rispetto degli accordi di Parigi sul clima Il regolamento proposto è in linea con l’accordo di Parigi e stabilisce un quadro normativo dal 2021 in avanti per questo bilanciamento delle emissioni. Ci sono attualmente tre progetti di legge in discussione per il raggiungimento degli impegni presi dall’UE con gli accordi di Parigi sul clima. Uno è la revisione del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE, che si occupa delle emissioni dell’industria. Il secondo è il regolamento sulla condivisione degli sforzi (il cosiddetto “effort sharing”). Il terzo è la LULUCF. LULUCF è l’acronimo dell’espressione inglese “Land Use, Land Use Change and Forestrya”, in italiano uso del suolo, cambiamenti di uso del suolo e silvicoltura. Quest’ultimo è un settore che può contribuire fortemente all’equilibrio ambientale in quanto le foreste attraverso la fotosintesi assorbono anidride carbonica. Le foreste nell’UE assorbono l’equivalente del 10.9% di tutti i gas serra emessi ogni anno.
La Commissione europea ha pubblicato l'edizione 2017 dell'indagine annuale sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE) nella quale vengono confermate le tendenze positive nel mercato del lavoro e in ambito sociale in un quadro all'insegna di una crescita economica costante. Con più di 234 milioni di lavoratori, il tasso di occupazione non è mai stato così elevato come oggi nell'UE e la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008. Dal 2013 sono stati creati 10 milioni di posti di lavoro all'interno dell'UE, ma il panorama non è affatto soddisfacente per i giovani: alle difficoltà tendenzialmente maggiori di ottenere un impiego si affiancano spesso forme occupazionali atipiche e precarie, quali i contratti temporanei, esponendo queste fasce al rischio di una minore copertura previdenziale. È per questo che l'indagine ESDE 2017 si concentra sull'equità intergenerazionale: l'obiettivo è appunto quello di fare in modo che tutte le generazioni beneficino delle attuali tendenze economiche positive. Come per l’Italia, il futuro delle pensioni è minacciato dal minor numero di lavoratori attivi Di fatto, malgrado i costanti miglioramenti del tenore di vita nell'UE, i giovani non traggono vantaggio dai recenti sviluppi positivi e la loro quota di reddito da lavoro si è ridotta nel tempo: prima conseguenza è la difficoltà a creare nuovi nuclei famigliari, con possibili ripercussioni negative sui tassi di natalità. Nel futuro è quindi da prevedere che i regimi pensionistici saranno alimentati da un minor numero di contribuenti che, pur in possesso di minori risorse, dovranno far fronte al crescente numero di pensionati dipendenti dai loro versamenti. I giovani lavoratori di oggi e le generazioni future dovranno pertanto farsi carico del doppio onere derivante tanto dai cambiamenti demografici quanto dalla necessità di garantire la sostenibilità dei regimi pensionistici.
Continua il braccio di ferro tra Airbnb e lo Stato: il colosso dell'homesharing, così bravo quando si tratta di riscuotere gli affitti in ogni parte del mondo, ha detto che non è in grado di pagare la cedolare secca al 21% in vigore dal 1 giugno il cui versamento era dovuto entro il 17 luglio. “Adeguarsi è impossibile”, si giustifica Airbnb in un comunicato congiunto con Homeaway e con l'associazione degli agenti immobiliari Fiaip. Per Airbnb gli operatori continuano a trovarsi “nell’impossibilità tecnica di adeguarci a quanto previsto dalla manovrina perché l’Agenzia, come prevedibile, non ha potuto che ribadire quanto già detto dalla legge senza aggiungere indicazioni pratiche sostanziali”. In realtà le piattaforme coinvolte si rifiutano di assumere il ruolo di sostituti d'imposta che di fatto viene loro attribuito dalla legge. Il settore è completamente fuori controllo: chi lo stima in 600 milioni, chi in 3 miliardi Nel testo approvato dal parlamento è scritto che “Airbnb e le altre società che offrono il servizio di intermediazione immobiliare per le locazioni non superiori a 30 giorni devono, da questo mese, farsi carico di trasmettere al fisco i dati relativi ai contratti conclusi”. Ma Airbnb è arrivata ad appellarsi ad una violazione in termini di privacy e territorialità, pur di evitare di comunicare al fisco i contratti stipulati. Solo nel 2016 gli utenti di Airbnb hanno incassato 621 milioni di euro che con la cedolare secca avrebbero portato al Tesoro poco più di 130 milioni di euro. Alcune stime prudenziali, però, indicano che il mercato di riferimento valga almeno un miliardo, ma secondo altri non si è lontani dai 3 miliardi di euro. Tradotto: le nuove entrate potrebbero oscillare tra i 210 e i 630 milioni di euro.
Ovviamente sono più felici i “ricchi”, quelli che appartengono a famiglie che hanno oltre 60 mila euro di reddito all’anno, mentre è un po’ più difficile trovare chi è felice tra i “poveri”, cioè coloro che dichiarano di avere meno di 24 mila euro di reddito. In ogni caso, secondo un sondaggio condotto dallo studio Piepoli, la differenza tra “ricchi” e “poveri” non è poi così tanta in termini di felicità: solo 13 punti. Vogliamo allora scoprire quale è la “ricetta” della felicità: in primo luogo, per tutti, è fondamentale il sentirsi bene con il proprio corpo e con la propria mente; quindi viene lo star bene con la propria famiglia, con le amicizie, nei propri sentimenti amorosi, nel proprio lavoro. Ma tra le cose importanti compare anche il sentirsi italiano e riconoscersi nella comunità locale che ci ha visto nascere. Non sono (solo) i soldi a fare la felicità: prima di tutto viene l’armonia (e i soldi aiutano) Su tutto, in ogni caso, grava l’ombra dei soldi: hanno valore solo e soltanto perché possedendoli hai più rapporti con la salute personale e con il mondo esterno e quindi hai più amici e più sicurezza in famiglia, sei più presente in mezzo agli altri. Per cui il vero timore, quando si parla di benessere materiale, è che la ricchezza possa in qualche maniera diminuire come è accaduto a partire dal 2008 e 4 italiani su 10 oggi si sentono più poveri rispetto agli ultimi anni. Specularmente le ragioni citate nel sondaggio Piepoli per una minor felicità risultano essere un reddito percettibilmente disceso, malattie e lutti in famiglia e conseguentemente una minor armonia, una discesa della cultura, una meno intensa vita sociale, la vendita forzata di beni famigliari e, sostanzialmente, un maggior imbarbarimento del gruppo famigliare, anche in termini di viaggi, sport, cura del corpo e partecipazione attiva alla vita mondana.
Arriva dall’avvocato generale della Corte europea di giustizia, Yves Bot, un nuovo, pressante ammonimento all’Italia per la sua legge sulla prescrizione nei procedimenti penali perché, scrive il magistrato, “crea un rischio sistemico di impunità”. Nelle sue conclusioni, relative ad una vicenda legata a violazioni di carattere fiscale, ma che prende in esame tutta la normativa italiana sulla prescrizione, Bot evidenzia che “se può rientrare nell’alveo del principio di legalità prevedere, a partire dal giorno del commesso reato, un termine oltre il quale il procedimento penale non può più essere iniziato, per contro è assolutamente indispensabile che il procedimento penale, una volta avviato, possa compiersi sino in fondo”. Ben diversamente da quanto accade oggi in Italia, la prescrizione non deve poter intervenire il giorno prima di una sentenza in un procedimento che, aperto nei termini, si è prolungato per la sua complessità. O, aggiungiamo noi, perché prolungato dalle tecniche dilatorie spesso utilizzate dalla difesa. Le garanzie offerte dall’ordinamento italiano minano l’effettività del diritto dell’Unione Secondo il magistrato europeo, “l’unico limite temporale massimo ammissibile deve quindi coincidere con la ragionevole durata del processo ed essere pertanto valutato tenendo conto, tra l’altro, della complessità oggettiva della specifica vicenda”. Secondo Bot, dunque “diversamente ragionando, si giustificherebbe un sistema penale in cui, di fatto, i reati più gravi sono destinati a rimanere impuniti e i diritti lesi da tali reati a restare privi di tutela”. La Corte europea dei diritti dell’Uomo, organismo facente capo al Consiglio d’Europa non all’Ue, in almeno due sentenze aveva già mosso critiche all’Italia per il meccanismo della prescrizione adottato nel codice penale, “che può – spiega Bot – comportare effetti contrari alle esigenze di protezione dei diritti fondamentali, lasciando delle gravi violazioni impunite”. Se il procedimento è stato iniziato entro il limite previsto dalla prescrizione, secondo l’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue “il reo non deve più poter contare sulla prescrizione iniziale” e ad ogni atto compiuto la prescrizione si rinnova.
Si è appena tenuto a Trieste il vertice 2017 dei Balcani occidentali, un'occasione per il rafforzamento di opportunità concrete nel quadro della cooperazione regionale e nella prospettiva sempre più vicina dell’integrazione di questa regione nell'Unione europea. Nella occasione, i Commissari europei Hahn e Bulc hanno annunciato i sette progetti per i quali sono stati concessi 194 milioni di euro, i quali genereranno oltre 500 milioni di euro in prestiti da parte di istituti finanziari. Sempre all'interno della connettività, a Trieste la Presidenza dell'UE e la Commissione Europea hanno firmato, a nome dell'UE, il Trattato di Comunità del Trasporto con cinque partner dei Balcani occidentali, ai quali potrebbe aggiungersi presto anche la Bosnia-Erzegovina. Il Trattato aprirà la strada al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi di trasporto in tutta la regione prevedendo anche l’allineamento delle leggi nazionali sui trasporti a quelle dell'UE. Per la prima volta negli accordi entra anche il sostegno alla digitalizzazione dell’area L’incontro triestino ha segnato anche significativi passi avanti verso l'integrazione economica regionale: i Paesi dei Balcani occidentali hanno concordato un piano d'azione per creare uno spazio economico regionale volto a promuovere l'attrattiva della regione per gli investimenti e creare posti di lavoro, soprattutto attraverso la crescita intelligente, le start-up e le scale-up. Al fine di sostenere ulteriormente lo sviluppo e l'innovazione delle imprese, per supportare l'accesso delle PMI innovative alla finanza con una finestra dedicata ai giovani, sono stati concessi altri 48 milioni di euro all'agenzia dei Balcani occidentali che si occupa di sviluppo e innovazione. Infine, la Commissione europea ha organizzato, insieme con il governo italiano, un Forum dei giovani per fare il punto sui risultati raggiunti nell'ultimo anno ed esplorare ulteriori ambiti di cooperazione.
Si è concluso con una intesa cerimonia di premiazione il concorso ispirato al libro “Darwin. Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?”, l’ultimo impegno letterario del premio Nobel, Dario Fo. Ed ha consegnare i premi è giunto, ospite d’onore Jacopo Fo, artista impegnato in campo ambientale e sempre molto attento alle iniziative rivolte alle più giovani generazioni.  «L’origine di tutti i mali – è stato il messaggio Jacopo Fo ha voluto lanciare dal Centro Commerciale  Valecenter di Marcon – è la mancanza di passione. Ai genitori dico: incentivate la creatività dei vostri figli, non uccidete la creatività dei bambini». Il concorso scolastico ha visto la partecipazione di una ventina di scuole elementari e medie delle province di Venezia e Treviso: i ragazzi hanno disegnato i bozzetti di animali fantastici ispirati dal testo di Dario Fo una decina di questi sono stati trasformati in sculture policrome dall’artista, Enrico Berico. Ora queste opere sono esposte nella galleria del Centro Commerciale, sempre più indirizzato ad essere centro di aggregazione per molteplici iniziative. Nel weekend, un festival dedicato all’interpretazione del teatro di Fo villa Torni di Mogliano Veneto Alle scolaresche Jacopo Fo ha consegnato i premi, al pari dei vincitori e di altre associazioni coinvolte, consistenti in buoni acquisto per materiali creativi: ad essersi distinte per il numero di elaborati prodotti sono state la scuola elementare “Collodi” di Mogliano Veneto e la scuola media di Quarto d’Altino. «Il mondo animale è magico – ha concluso Jacopo Fo – Basti pensare ad aspetti misteriosi come la memoria genetica o la stessa evoluzione della specie». È stato infine annunciato che, nel ricordo del Premio Nobel per la letteratura (ospite circa un anno fa di un’interessante esperienza artistica al Museo Archeologico di Altino), si svolgerà, nel prossimo fine settimana a, il festival “Sani da legare”, dedicato alla produzione ed all’interpretazione teatrale di Dario Fo e di Franca Rame.
La pop art conquista Mestre: in mostra al Candiani fino al 5 novembre 40 capolavori della collezione Sonnabend. Tra le opere esposte, la celebre serie delle Campbell’s Soup Can, le Nine Jackies o il ritratto di Ileana Sonnabend di Andy Warhol, Little Aloha e Hot Dog di Roy Lichtenstein, Figure 8 di Jasper Johns, cui si affiancano quelle di Jim Dine, Tom Wesselmann, Claes Oldenburg e di altri artisti loro contemporanei europei come Pistoletto, Arman, Christo e Mario Schifano e ad autori di una generazione successiva, come Jeff Koons e Haim Steinbach. Non facilissimo avvicinarsi all’arte che tra la fine degli anni cinquanta e gli per tutti gli anni sessanta del secolo scorso hanno rivoluzionato il panorama artistico mondiale passando da provocazione in provocazione. Gli oggetti della vita quotidiana vengo esposti nella loro crudezza e divengono il fondamento di una riflessione sull’arte, sul concetto di bello, sulla vita e i suoi stereotipi. Warhol, Johns, Lichtenstein, ma anche Arman, Christo e Schifano a rappresentare la rivoluzione nell’arte A inaugurare la mostra, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, insieme alla presidente e alla direttrice della Fondazione Musei Civici Veneziani, Maria Cristina Gribaudi e Gabriella Belli e al presidente della Fondazione Sonnabend, Antonio Homem. Complessivamente sono una ottantina le opere della collezione Sonnabend che sono state concesse nel 2012 alla galleria d'Arte moderna di Ca' Pesaro come deposito a lungo termine: una raccolta che venne costruita prima dell’affermarsi della pop art come fenomeno mondiale e che in questo senso sono anticipatorie dell’avanguardia che si andava costruendo. «Crediamo fortemente – ha detto il sindaco Brugnaro – che la città debba tornare ad essere luogo civico d'incontro e in questo senso l'arte è uno strumento prezioso. Intorno all'arte si dialoga, ci si incontra, a volte anche ci si scontra, ma tutto contribuisce comunque a rendere viva la città».
Si percepisce che l’idea nasce per essere internazionale: il massimo della tecnologia per riprodurre i dettagli degli affreschi su grandi schermi; raffinata ed elegante musica jazz; un testo tra il divulgativo e l’accattivante. Tutto questo è “Magister Giotto”, l’esposizione che dal 13 luglio e fino a novembre riempie i suggestivi spazi della Scuola Grande della Misericordia a Venezia, per un totale di 28.000 metri cubi. Un percorso espositivo della durata di circa 45 minuti da effettuare con le cuffie in testa, in una esperienza che sarebbe riduttivo definire multimediale. Promossa in occasione delle celebrazioni dei 750 anni dalla nascita Giotto, la mostra è prodotta da “Cose Belle d’Italia Media Entertainment” che la presenta come un format: è infatti la prima della trilogia “Magister” che dopo l’escursione nel tardo Medioevo con Giotto, nell’estate del 2018 sonderà il mondo neoclassico del Canova e nel 2019 quello rinascimentale di Raffaello. Sempre con un l’obbiettivo di ‘esportare’ la cultura italiana nei cinque continenti. Un’esperienza che mette insieme arte, conoscenza, musica, spettacolo «Non è un caso che sia stata scelta questa città per ospitare il progetto – ha spiegato il presidente di “Cose Belle d'Italia”, Stefano Vegni – perché Venezia è una città d'arte, circondata non dalle mura di una fortezza, ma dall'acqua che include e unisce, una città che ama la cultura e l'innovazione». «I Capitali e gli investimenti privati – ha sottolineato il Sindaco Luigi Brugnaro - sono l'anima essenziale per la riscoperta dell’arte italiana e per la sua valorizzazione. Nell’incontro con il nuovo e la tecnologia la grande inventiva imprenditoriale ci offre una visione diversa e moderna dell'arte». L’obiettivo di Magister Giotto è quello di avvicinare un pubblico di età e di provenienze diverse per condurlo lungo un percorso culturale e artistico emozionale nel quale allestimento, conoscenza, spettacolo si fondono. La mostra Magister ha la direzione artistica di Luca Mazzieri, autore e regista, e la direzione esecutiva di Alessandra Costantini, architetto e progettista.

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