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Il grido d’allarme di Ance Venezia: “Il decreto attuativo Codice degli appalti blocca il settore” Ance Venezia (Associazione nazionale dei costruttori edili, sezione provinciale) esprime forte preoccupazione per i probabili contraccolpi che il nuovo decreto attuativo del Codice degli appalti pubblici del 2016 provocherà sul settore. Il testo, in vigore da sabato scorso 20 maggio, rappresenta in sostanza un “maxiemendamento” che ha riscritto la normativa di riferimento, la quale già conteneva molti elementi di criticità e già lo scorso anno aveva determinato l’effetto di contrarre significativamente il numero degli appalti pubblici. Infatti, dopo un quadrimestre positivo, a partire dal maggio 2016 si era avuto un progressivo ridimensionamento dei bandi, con un risultato al termine dell’anno negativo sia in chiave regionale (-9,8%), che provinciale (-7,8%). “A incidere maggiormente – spiega il presidente provinciale di Ance Ugo Cavallin – è stata la previsione di mettere in gara progetti esecutivi mentre in precedenza erano sufficienti quelli definitivi. La necessità di una fase di progettazione superiore, dalla quale le imprese sono di fatto rimaste escluse, ha determinato un differimento dei tempi di messa in gara e di appalto”. Sin dall’inizio l’Associazione si è battuta per il superamento di questa e altre storture, ma paradossalmente il decreto attuativo in vigore da qualche giorno non solo non le ha corrette, ma ne ha inserite di ulteriori. “Per le gare del valore inferiore al milione di euro, che sono il 90 per cento di quelle che avvengono su base provinciale – sottolinea Cavallin – prima era sufficiente la procedura negoziata basata sul prezzo più basso. Adesso invece serve l’aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente vantaggiosa, una procedura complessa e costosa fondata non solo sul prezzo, ma anche su elementi qualitativi spesso non meglio precisati e sottoposti alla valutazione discrezionale delle commissioni degli enti appaltanti. Il rischio, pertanto, è che la politica avochi a sé la totale scelta delle imprese, contraddicendo l’obiettivo dichiarato dalle “riforme” di garantire al massimo grado la trasparenza delle procedure”. L’altra grande nota dolente riguarda i subappalti perché una normativa particolarmente restrittiva, qual è quella nuova, rende sempre più difficile questa possibilità, in controtendenza con le indicazioni dell’Unione europea che chiede di rimuovere ogni limite, tanto che su sollecitazione di Ance la Commissione ha già chiesto al Governo chiarimenti ipotizzando una procedura di infrazione. “Il primo bimestre di quest’anno – conclude il presidente Cavallin – ha segnato una ripresa del mercato con un incoraggiante +47,2% nel numero dei bandi che ha premiato lo sforzo delle imprese, le quali con grande impegno e sacrificio avevano saputo fronteggiare le difficoltà conseguenti all’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti. Temiamo che con il decreto attuativo si torni indietro a un blocco del mercato che avrebbe pesanti ricadute sull’economia e l’occupazione. Ance Venezia confida che il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio possa recepire le richieste avanzate dall’Associazione nazionale e nel frattempo chiede agli enti pubblici (Comune, Città metropolitana e Regione in primis) di non desistere continuando ad appaltare, confermando la propria disponibilità a valutare e affrontare assieme le difficoltà interpretative e operative della normativa”.
Da dove cominciare la recensione della felicissima “Lucia di Lammermoor”, musica di Gaetano Donizetti e poetico libretto di Salvatore Cammarano, andata in scena in questi giorni alla Fenice? Forse dall’entusiasmante esecuzione musicale, che il pubblico saluta spellandosi le mani con gli applausi per venti minuti buoni alla serale cui si riferiscono queste note? O forse dalla brillante intuizione del regista Francesco Micheli, fra l’altro direttore artistico della Fondazione Donizetti di Bergamo? Va bene, cominciamo da Micheli. La sua idea, di certo vincente, prevede di promuovere Enrico al rango di vero protagonista della vicenda, letta come un lungo flashback nel corso del quale l’ultimo Asthon, distrutto dal rimorso per aver imposto la ragion di Stato alla sorella Lucia fino a provocarne la follia e la morte, rivive quei tragici avvenimenti ora da protagonista diretto, secondo quando gli richiede la parte, ora da spettatore attonito e muto. Sempre presente in scena, se non canta si trascina come un uomo spezzato da un angolo all’altro del palcoscenico, spesso seduto con la testa fra le mani in un eloquente atteggiamento di disperazione, talvolta come ripiegato su se stesso in un rifiuto totale della realtà esterna. Lo interpreta il baritono viennese Markus Werba, un signor artista, che si cala con autorità e disinvoltura nel ruolo di protagonista di fatto che gli attribuisce la regia: un protagonista sofferente, introverso, problematico, piuttosto che arrogante e protervo; bisognoso di uno psicoanalista, si potrebbe anche dire. Per questo tipo di personaggio, continuamente bisognoso del sostegno del fido Normanno per non crollare, la voce di Werba è perfetta. L’artista è conosciuto al pubblico della Fenice soprattutto per Mozart. In “Lucia” il suo strumento elastico, di colore chiaro ma pronto a sostenere con rotondità il cantabile, ottiene il massimo risultato. Werba, poi, ci aggiunge di suo un fraseggio nervoso che è l’ideale per un Enrico in perpetua crisi esistenziale. Nell’insieme, un’interpretazione di alta classe. Il fratello di Lucia, del resto, è la prima vittima di un sistema che si regge sulla difesa a qualunque costo della famiglia e della tradizione: periscano gli uomini, ma sia salvo il casato, ben simboleggiato dalla catasta di vecchi mobili che ingombra la scena (lo scenografo è Nicolas Bovey) e dalla foto dei genitori, che, insieme alla croce, viene sempre mostrata ad Enrico, a rammentargli qual è il suo dovere. Tutt’attorno, come fondale, illuminato dalle suggestive e fosche luci di Fabio Barettin, un ciclorama, cioè una vasta scena ricurva dipinta con immagini della natura, a simboleggiare l’orizzonte di libertà assoluta e di felicità verso il quale la “bell’alma innamorata” vorrebbe “spiegare l’ali” insieme con il suo Edgardo. Ma già si sa che, nell’immaginario romantico, la felicità e l’amore sono possibili solo in una dimensione ultraterrena e quindi nella morte. L’eccellente idea di base del regista è sostenuta dai costumi di Alessio Rosati, che gioca sulla differenziazione dei colori: verde per gli affiliati al clan degli Asthon, rosso per la fazione avversa dei Ravenswood, bianco di prammatica – ma ci sta – per il candore liliale della sventurata Lucia. Risulta, invece, ininfluente nell’economia dello spettacolo e nella raffigurazione degli incubi di Enrico, la trasposizione temporale della vicenda ai primi del Novecento, in base all’idea, troppo cerebrale e discutibile, secondo la quale quello sarebbe l’ultimo periodo di vita dell’Italia contadina, ancora attaccata alla “roba” (Giovanni Verga docet) come la terra e, appunto, i mobili. Né giova all’efficacia dello spettacolo quel lavorare per addizione anziché per sottrazione che appartiene alla cifra artistica di Micheli, ma che, in questo caso, con la frequente aggiunta di simboli, di elementi, di segni, di allusioni, finisce per mettere troppa carne al fuoco e per attutire la forza drammatica della presenza allucinata di Enrico in palcoscenico, che sarebbe valorizzata da un contesto più essenziale. Ma a rendere memorabile questa “Lucia” è stata in primo luogo la magistrale interpretazione che ne ha dato sul podio il maestro Riccardo Frizza, ottimamente coadiuvato dal cast e dagli impeccabili complessi artistici della Fenice. Frizza aveva dichiarato che “Lucia” rappresenta l’eccellenza del belcanto e quindi era sua intenzione sottolineare tutti gli aspetti caratteristici del linguaggio del primo Ottocento, come il canto legato, le varianti, le cadenze, l’elasticità del respiro musicale. Ora, si deve riconoscere che il maestro non è stato di parola. Infatti, non si limita a fare della sua esecuzione una festa dell’opera del primo romanticismo italiano, respirando con i cantanti e valorizzandone l’apporto vocale nelle variazioni, nelle puntature, prima ancora nello svolgersi sinuoso della melodia. In più riesce, grazie anche ai tempi serrati ma mai frenetici, ad infondere alla partitura una vitalità, una teatralità, una drammaticità, che l’ha resa palpitante e coinvolgente. Emozionanti in particolare tutti i pezzi d’assieme, a cominciare dal sestetto “Chi mi frena in tal momento”, reso con una intensità travolgente ma lontana dall’enfasi o dalla ricerca dell’effetto fine a se stesso. Di alto livello il cast, dominato dalla stupefacente Lucia del soprano USA Nadine Sierra, classe 1988. La ragazza può contare, prima di tutto, su di un timbro inconfondibile di qualità pregiata: un impasto carnoso e morbidissimo, caldo e sensuale, eppure luminoso, splendente, scintillante in acuti e sovracuti che squillano intemerati e perfino insolenti. Ma tutto ciò sarebbe nulla se le doti naturali non fossero sostenute da un imposto tecnico impeccabile, messo vittoriosamente alla prova nelle infinite difficoltà vocali della parte, affrontate, per di più, non con un atteggiamento da usignolo meccanico, che sgrana agilità con algida indifferenza, ma con un’intensità emotiva ed una capacità di comunicazione commoventi. Il temperamento artistico di prim’ordine le consente di essere una Lucia viva, donna fino in fondo, lontana dal cliché dell’eroina romantica angelicata, tutta rossori e timidezze. Non mi vergogno ad ammettere di aver passato gran parte della scena della pazzia - restituita secondo le intenzioni originali di Donizetti alle arcane sonorità della glassarmonica – con le lacrime agli occhi, tanta è la capacità del giovane soprano di entrare in empatia con il pubblico, di coinvolgerlo, di avvincerlo, di scuoterlo dalle viscere: prima di tutto grazie ad un canto tecnicamente perfetto eppure carico di pathos in virtù di un fraseggio di rara varietà ed espressività; e poi per l’abilità di trarre il massimo risultato drammatico dalla figura avvenente, attraverso un gioco scenico di ammirevole efficacia, ove tragicità e tenerezza, rabbia e rassegnazione, realismo e astrazione, si fondono in un’interpretazione da lasciare a bocca aperta. La ragazza, insomma, sta studiando da prima donna, ma di quelle che si conquistano le stellette sul campo, cioè sui palcoscenici, e non per grazia mediatica ricevuta. L’Edgardo del tenore Francesco De Muro sembra proprio un ragazzo: per la presenza in scena, per gli atteggiamenti e, prima ancora, per la voce, che è usata con garbo, proprietà e anche con un certo slancio, ma è priva di spessore e muscolarità, anche quando la parte li richiederebbe. Il risultato è un adolescente velleitario, piombato in un gioco troppo grande per lui e dal quale finisce stritolato. Il che non vuol dire un Egardo non riuscito, anzi, al contrario. Perché l’adolescente è un eroe romantico impotente e sconfitto, ma ricco di sentimento, di desiderio, di passione. E tutto questo l’artista lo sa esprimere con il canto. Il sudcoreano Simon Lim, Raimondo, potrebbe sembrare uno di quei bassi dotati di uno strumento efficace e massiccio ma alieno da sfumature. Invece, messo alla prova, si dimostra capace di alleggerire l’emissione in sonorità più morbide e di lanciare acuti pieni e ben timbrati. Svolge il suo compito al meglio, ma dovrebbe essere più caldo e comunicativo nell’approccio alla parte. Un Arturo da leccarsi i baffi, per sicurezza di squillo e bellezza di timbro, quello del tenore Francesco Marsiglia. Eccellente anche il tenore Marcello Nardis nel ruolo, molto ben caratterizzato dalla regia con l’insostituibile contributo dell’artista, di un Normanno visto come il vero uomo forte del clan Asthon. Inappuntabile l’Alisa del mezzosoprano Angela Nicoli. Formidabile, come e più di sempre, l’apporto del coro della Fenice diretto da Claudio Marino Moretti. Adolfo Andrighetti
L’Associazione saluta un 2016 particolarmente virtuoso. I soci crescono di 2.500 unità all’anno negli ultimi cinque anni e lo scorso è stato un anno da record per i trapianti. Resta aperta la grande sfida del progetto “Carta d’identità”: a un anno e mezzo dall’avvio della possibilità di dichiarare il consenso alla donazione presso le Anagrafi, meno di un quarto dei Comuni in Veneto ha concretizzato quest’opzione. La presidente regionale Troietto: “E’ importante che ciascuno possa esprimersi liberamente e consapevolmente in vita”. La presidente nazionale Petrin: “La donazione è un grande gesto di amore per chi soffre. Molto è stato fatto, ma bisogna fare ancora di più per riuscire a ridurre le liste d’attesa”. Si è svolta oggi nell’Aula magna del Polo universitario di Infermieristica, a Vicenza, l’Assemblea annuale di Aido Veneto con il titolo “Avanti assieme, forti del nostro passato, per creare il futuro”, alla presenza della presidente nazionale, la veneziana Flavia Petrin; dei presidenti delle sezioni provinciali di Belluno, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza; del commissario di quella di Padova; del coordinatore del Centro regionale trapianti Giuseppe Feltrin e dei volontari di ogni provincia. Presente anche il direttore della Fondazione Banca degli occhi Diego Ponzin. Nella sua relazione, la presidente regionale Bertilla Troietto ha illustrato il bilancio delle attività svolte nel corso dell’ultimo anno e gli ambiti che vedranno impegnata l’Associazione nei prossimi mesi. Le manifestazioni di volontà Il Veneto è la seconda regione in Italia per numero di soci Aido: 215 mila (1.330.000 iscritti in ambito nazionale), con una crescita di 2.500 unità all’anno nell’ultimo quinquennio. A questi si aggiungono altre 42mila persone che hanno manifestato la volontà di donare presso le Aziende sanitarie locali (19.136) e presso i Comuni (23.040), in quest’ultimo caso con il progetto “Carta d’identità” avviato nel settembre 2015. Complessivamente, pertanto, le persone disponibili a donare organi, tessuti e cellule in Veneto sono 263 mila. Donazioni e trapianti in Veneto Già all’inizio dell’anno, il presidente della Regione Luca Zaia aveva sottolineato la straordinarietà dei risultati conseguiti l’anno scorso: “Nel 2016 il Sistema trapianti del Veneto ha raggiunto risultati da record, con 579 trapianti effettuati, dei quali 489 da donatore deceduto e 90 da donatore vivente, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Tra i quattro Centri Trapianto del Veneto, Padova fa da capofila con 334 trapianti effettuati, dei quali 177 di rene, 91 di fegato, 39 di cuore, 27 di polmone e 15 di pancreas. Verona ha effettuato 177 trapianti, di cui 110 di rene, 54 di fegato e 15 di cuore. I Centri trapianto del rene di Vicenza e Treviso hanno totalizzato rispettivamente 36 e 32 interventi”. “Questi dati – ha detto la presidente di Aido Veneto Bertilla Troietto – dimostrano il forte impegno dei volontari Aido e di tutto il personale delle Istituzioni, del Centro regionale trapianti e dei Coordinamenti locali, delle Amministrazioni comunali e provinciali. Rappresentano un ottimo risultato che in questo primo quadrimestre dell’anno si sta confermando e in proiezione potrebbe addirittura migliorare alla fine del 2017. Questa soddisfazione, tuttavia, non ci deve distrarre o far abbassare la guardia perché si può e si deve fare di più per tutti quei pazienti che purtroppo non riescono ad arrivare al trapianto: lo scorso anno in Veneto a fronte di una lista d’attesa di 1.032 persone, 81 sono decedute”. Progetto “Carta d’identità” Per esprimere la propria volontà in merito alla donazione o meno degli organi ci sono quattro possibilità: scrivendola su un foglio di carta con data e firma oppure con altre tre opzioni che vanno registrate presso il ministero della Salute: iscrivendosi all’Aido o manifestando la propria volontà presso le Asl (progetto avviato nel 2000) o nei Comuni già al momento del rinnovo della carta d’identità (progetto avviato un anno e mezzo fa). Più precisamente: finora le manifestazioni di volontà presentate alle Asl locali sono state complessivamente 21.857 con 2.721 opposizioni e quelle alle Anagrafi comunali 26.772 con 3.732 opposizioni. “Sul mezzo migliaio in totale, in Veneto sono attualmente circa 400 i Comuni che hanno compiuto la formazione e stanno completando l’iter di preparazione burocratico-amministrativo, ma solamente 120, cioè meno di un quarto, hanno cominciato operativamente a offrire questo servizio – ha spiegato Troietto – E’ su questo versante che il nostro impegno può aiutare ad accelerare l’applicazione della legge dando a tutti i cittadini l’opportunità di esprimere la propria volontà di donare o meno organi al termine della propria vita. Peraltro, un dato appare particolarmente significativo: quando è il soggetto a esprimere la propria volontà, anche al di fuori di Aido, la percentuale delle opposizioni è di circa il 12 per cento in Veneto, in linea con l’Italia; ma se a esprimersi sono i famigliari al momento del decesso, in Veneto sale al 27,3 per cento, avvicinandosi al 32,8 per cento italiano. Ciò riflette l’importanza di far sì che ciascuno possa esprimersi liberamente e consapevolmente in vita. Noi volontari di Aido abbiamo la responsabilità di andare avanti e di raggiungere nuovi traguardi per permettere a tutti coloro che hanno bisogno di avere la cura che li può salvare: il trapianto”. Il saluto della presidente nazionale All’assemblea regionale annuale (non elettiva), ha partecipato la presidente nazionale, la veneziana Flavia Petrin che ha portato il suo saluto: “Ringrazio la grande famiglia di Aido Veneto, la presidente Bertilla Troietto, i responsabili locali, tutti i volontari, gli amici e i simpatizzanti, per l’eccezionale lavoro condotto nel corso del 2016 che ha permesso al Veneto, terra da sempre molto attenta al volontariato e all’aiuto del prossimo, di eccellere a livello nazionale – ha affermato – Aido sta profondendo un grandissimo sforzo di sensibilizzazione della cittadinanza sull’importanza di fermarsi a riflettere che un momento triste e doloroso, qual è la perdita di una persona cara, possa trasformarsi in un’opportunità di rinascita per tanti malati che non hanno altra terapia a disposizione per guarire. La donazione è un grande gesto d’amore”. Ha aggiunto Petrin: “La formazione, soprattutto delle nuove generazioni che non ci stancheremo di raggiungere nelle scuole, è fondamentale per fare cultura della donazione e cercare di vincere la sfida di liste d’attesa che ci chiedono quotidianamente di gettare ancora più in là il cuore per fare ancora di più e meglio. Purtroppo ancora oggi, in tutta Italia, c’è una lista d’attesa di 9 mila pazienti e 400 persone all’anno, in media più di una al giorno, perdono la vita in attesa di ricevere l’organo di cui hanno bisogno. L’auspicio è che l’avvio a regime del progetto “Carta d’identità”, anche con la prossima introduzione della tessera digitale, dia un’ulteriore spinta al nostro impegno e alla grande generosità dei veneti e degli italiani”. Aido Veneto già sin d’ora dà appuntamento ai volontari e invita la popolazione alla Giornata nazionale del Dono con la tradizionale manifestazione di Aido Venezia in programma per domenica 28 maggio a Mestre (Venezia) con una cerimonia presso il centro “Card. Urbani” di Zelarino.
Sono stati il sindaco di Marcon Andrea Follini e il direttore del Valecenter Alberto Marinelli a inaugurare, questo pomeriggio, la postazione tecnologica per un viaggio nel mondo virtuale che per la prima volta in tutta Italia VRzone ha portato all'interno di un centro commerciale. Dopo il taglio del nastro alla presenza dei vertici della società, visore sul volto e joystick in mano, sindaco e direttore si sono misurati personalmente con il gioco "The blue", un'immersione subacquea virtuale alla scoperta degli abissi marini. "Un'esperienza molto accattivante che oltre alla parte ludica, che diverte, apre anche ad applicazioni utili per la vita di tutti giorni soprattutto in ambito lavorativo, anche per preparare alla gestione di situazioni di emergenza", ha commentato Follini. La postazione, dotata di tre set dov'è possibile sperimentare diverse realtà virtuali, sarà a disposizione del pubblico da domani al 4 giugno, ogni giorno dalle ore 12, nella piazza centrale dello shopping center, con ingressi a partire da 5 euro.
La più innovativa esperienza completa di tecnologia VR in partnership con VRZone per sorprendere, educare, intrattenere e divertire tutti Il centro commerciale Valecenter di Marcon (VE) vive il mese di maggio all’insegna della realtà virtuale, in esclusiva, per la prima volta in Italia in un centro commerciale. Dal 5 maggio al 4 giugno, ogni giorno a partire dalle ore 12, la piazza centrale dello shopping mall ospiterà una postazione tecnologica in partnership con VRZone, che permetterà a ragazzi e a tutta la famiglia – genitori e piccini - di vivere un esperienza a 360°, immersi nella più avanzata realtà virtuale, a partire da 5 €. Un viaggio coinvolgente e ad alta innovazione tecnologica con giochi che includono Fruit Ninja, Job Simulator, Space Pirate Trainer, AudioShield, The Brookhaven Experiment e molti altri! Ma non finisce qui: dal 6 maggio al 4 giugno tutti sono invitati al torneo “FINAL GOALIE, Para il Goal che Vale”, per sfidare i propri amici e dimostrare di essere il migliore nella sfida di realtà virtuale all’insegna del calcio. In palio fantastici premi: un PC Gaming, un Set Periferiche Gaming, una Cuffia Gaming. Un’ottima occasione per trascorrere delle giornate all’insegna del gioco e del divertimento. Si ringraziano gli sponsor tecnici di altissima caratura: VIVE, MSI, CoolerMaster, 3DWA e AK Informatica che hanno permesso di rendere unica in Italia l’esperienza VR da vivere al Vale! Per info: www.valecenter.it
Lontani i tempi in cui aspettavamo la sera in tv le dotte elucubrazioni del colonnello Bernacca per le previsioni del tempo.Oggi tutti noi col nostro smartphone abbiamo la possibilità di vedere come va il tempo nell'immediatezza, sia in termini generali che locali fino a pochi passi da casa nostra.Ovvio che, per fortuna, le bizzarrie metereologiche lasciano ancora un beneficio di dubbio...sostengo positivamente il dubbio per il fatto che nonostante tutto bisogna pur accettare sempre la natura in tutte le sue manifestazioni.Ci sono sicuramente interessi economici, come su tutto, anche nella precisione o meno delle previsioni, sicuramente chi deve progettare una vacanza, una gita, può essere influenzato dai dubbi sul tempo e spesso è successo che addirittura ipotesi sbagliate siano state oggetto di cause legali da parte di associazioni turistiche, albergatori e operatori che si siano ritenuti danneggiati da previsioni infauste in una zona turistica...poi magari non verificatesi.Rimane il fatto che la nostra vita è sempre un po' condizionata dalla tecnologia e questo non si sa bene se sia positivo. Forse il ricordo dei nostri nonni che guardavano la direzione del vento, le foglie dei pioppi o anche i doloretti articolari col cambio del tempo è ormai cosa passata...però anche questa era cultura folkloristica che un po' va perduta. Sabrina Marcon
Si consolida l’attività e l’assetto di “Novarex”, azienda di Martellago, nel veneziano, leader nell’etichettatura soprattutto nel settore alimentare: il bilancio 2016 si è chiuso con un fatturato di 11 milioni di euro ed una crescita dell’8% rispetto all’esercizio precedente; un trend positivo, che si è confermato anche nel primo trimestre di quest’anno, con un + 5% sullo stesso periodo del 2016, in controtendenza rispetto all’andamento, che solitamente contraddistingue i mesi di gennaio, febbraio e marzo. “In occasione del Natale – spiega il Presidente di “Novarex”, Bruno Martino – gli ordini aumentano, perché le aziende tendono a garantirsi un numero adeguato di scorte in magazzino. Poi, quando le feste sono passate, si registra un assestamento, la cui onda lunga si esaurisce con il finire dell’inverno. Quest’anno non è andata così, perché si è verificato un generale aumento dei consumi sul nostro territorio, dovuto all’incremento della presenza di turisti ed al fatto che i residenti si sono dimostrati complessivamente meno propensi agli spostamenti verso altre località.” Tutto questo ha significato un incremento di domanda per la “Novarex”, che impiega una trentina di addetti e che nel 2016 ha prodotto ben 13 milioni di metri quadri di etichette da applicare sugli imballaggi di prodotti immessi alla vendita dalla piccola e grande distribuzione. “Siamo soddisfatti dei risultati acquisiti, che diventano un ulteriore stimolo per il futuro – sottolinea Martino – Lo scorso anno, per la prima volta, il fatturato ha superato la doppia cifra e questo ci conforta sulle scelte strategiche effettuate, che ci hanno permesso di acquisire nuovi clienti, ma anche di avviare operazioni lungo un duplice binario: il mantenimento dei servizi e l’investimento sulle attrezzature, che nel biennio 2016-2017 sta comportando l’impiego di 1 milione di euro per il rinnovo e l’ampliamento degli impianti anche con l’acquisizione di nuovi spazi.” Grazie a competenza ed esperienza, la società si è dimostrata pronta a rispondere tempestivamente ed in maniera adeguata alle richieste di un mercato caratterizzato dalle novità della normativa europea (ad esempio, l’obbligo di indicare, per ogni prodotto, lo stabilimento di confezionamento e le tabelle nutrizionali), ma anche da abitudini sociali sempre più marcate, che vedono l’incremento dei nuclei familiari individuali, cui corrisponde la tendenza ad un confezionamento di dimensioni sempre più contenute. Molte, comunque, sono le sfide già aperte per la “Novarex” a partire dall’introduzione dell’etichetta di origine per il latte ed i suoi derivati (l’Italia è il più grande importatore mondiale), voluta dal Governo come misura di informazione trasparente a tutela dei consumatori sulla qualità e la genuinità dei prodotti, che portano a tavola.
Nonostante le precipitazioni dei giorni scorsi, persiste una grave carenza di disponibilità idrica in Veneto. A causa delle anomale condizioni meteoriche, con un’ordinanza del presidente della Regione, è stato perciò dichiarato lo stato di crisi idrica su tutto il territorio regionale e che avrà validità da oggi al 15 maggio prossimo, con riserva di modifica dei contenuti in relazione all’andamento meteorologico. Viene anzitutto stabilito che non potranno essere superati determinati valori delle portate derivate o subderivate dal fiume Adige, nel cui bacino si registra la situazione più critica. In particolare, per quanto riguarda il Consorzio di bonifica Veronese, il valore è di 28 metri cubi/secondo complessivi, con una riduzione per singola derivazione di almeno il 40% rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione; per il Consorzio di 2° grado L.E.B. il valore da non superare è di mc/s 14 complessivi. L’ordinanza stabilisce inoltre che le utenze irrigue, non ricomprese nei precedenti consorzi di bonifica, dovranno ridurre del 50%, rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, il prelievo di portate derivate o subderivate dal fiume Adige mentre, per quanto riguarda il bacino del fiume Piave, le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 20% rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, come previsto nel caso di eventi di lieve siccità. Per consentire l’accumulo della risorsa, il gestore degli invasi idroelettrici di Santa Croce, Mis e Pieve di Cadore, per l'intero periodo di attuazione delle misure, provvederà a trattenere integralmente la risorsa idrica. Nell’alveo del fiume Piave deve comunque essere garantita una portata di minimo deflusso vitale, a valle della traversa di Nervesa della Battaglia, di almeno 7 metri cubi al secondo. Per gli altri bacini idrografici, escluso il bacino del fiume Po, le utenze irrigue dovranno ridurre il prelievo di concessione del 20%, rispetto a quanto assentito dal decreto di concessione, con riferimento non alle singole derivazioni, bensì alla portata complessiva, derivata dal medesimo sistema irriguo. Indicazioni sono contenute nell’ordinanza anche per i soggetti gestori di manufatti con capacità di regolazione e invaso, tra cui il gestore dell’invaso idroelettrico del Corlo che, per l'intero periodo di attuazione delle misure, dovranno provvedere a regolare il relativo sistema, in modo tale che sia garantito il mantenimento della portata di minimo deflusso vitale nel fiume Brenta dopo la confluenza con il torrente Cismon e a valle delle prese irrigue del Consorzio di bonifica Brenta Considerata l’eccezionale siccità nel bacino dell’Adige, il Veneto ha avviato anche un confronto con le Province Autonome di Trento e di Bolzano, finalizzato a definire un protocollo di gestione delle risorse idriche del fiume, allo scopo di preservare e tutelare, secondo principi di salute pubblica, il prioritario attingimento idropotabile sull’asta terminale.
E' entrato in vigore il nuovo sistema di certificazione elettronica, al fine di meglio monitorare le importazioni di prodotti biologici, con una Unione europea che diventa, altresì, leader mondiale nella tracciabilità e nella raccolta di dati affidabili sul commercio di tali prodotti. Questo sistema pionieristico contribuisce infatti a rafforzare le disposizioni sulla sicurezza alimentare e a ridurre il rischio di frode e l'onere amministrativo degli operatori e delle autorità, offrendo dati statistici ben più completi sui prodotti biologici d'importazione. Inizialmente, per un periodo transitorio di sei mesi, coesisteranno il sistema cartaceo e quello elettronico, ma dal 19 ottobre 2017 le importazioni biologiche saranno coperte solo dalla certificazione elettronica. Phil Hogan, Commissario per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato: "L'impegno sul rigore delle misure di certificazione e d'ispezione è una componente importante delle norme unionali sulla sicurezza alimentare, grazie alle quali siamo diventati la migliore insegna dei prodotti alimentari nel mondo; ma dobbiamo continuare ad andare avanti per scoprire strade sempre nuove, per fare di più e meglio. Con le nuove regole migliora la tracciabilità dei prodotti biologici, un mercato importante in piena crescita." Concretamente, è ora necessario inserire i certificati d'importazione nel sistema esperto per il controllo degli scambi (TRACES), il sistema elettronico in vigore che segue i movimenti dei prodotti alimentari nell'Unione. Accessibile 24/24 e 7/7, il sistema TRACES è risultato agevolare gli scambi, in quanto permette ai partner commerciali e alle autorità competenti di ottenere facilmente informazioni sul movimento delle partite e accelera le procedure amministrative; si è dimostrato uno strumento prezioso nel facilitare la reazione rapida alle minacce sanitarie nella misura in cui tiene traccia dei movimenti delle spedizioni e agevola la gestione del rischio delle partite rifiutate.
Sono stati aggiunti, mediante l'approvazione della Commissione europea, due nuovi prodotti italiani al registro di qualità delle indicazioni geografiche protette (IGP). Il primo, denominato "Marche", è un olio extravergine d’oliva con un caratteristico colore giallo-verde e da un’intensità media di fruttato, amaro e piccante. La zona di produzione comprende la regione delle Marche, dove l’olivo costituisce la principale coltura arborea. L’olio "Marche" è molto rinomato fin dall'antichità. I riferimenti storici più antichi risalgono al XII secolo. L’olio era venduto ai commercianti fiorentini nel 1347 e l’esportazione verso le altre regioni è continuata fino alla metà del XVII secolo. Il secondo prodotto è una carne bovina, i "vitelloni piemontesi della coscia". I bovini sono allevati in Piemonte e Liguria. L’abbondanza di acqua e la fertilità dei terreni costituiscono condizioni molto favorevoli all'allevamento tradizionale dei vitelloni piemontesi della coscia. Grazie alle loro caratteristiche anatomiche particolari, questi animali si distinguono dagli altri bovini per il tenore molto basso di lipidi e il tenore elevato di proteine. Le nuove denominazioni si aggiungeranno agli oltre 1390 prodotti già protetti. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web dei prodotti di qualità e nella banca dati DOOR dei prodotti protetti.

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