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«Ancora una volta ci dimostriamo un Paese che fa e disfa: con l’approvazione definitiva del decreto “Milleproroghe” il Veneto perde 118 milioni di euro (18 già erogati) di finanziamenti destinati al bando periferie». È con amarezza che Paolo Bassani, Presidente della federazione di mestiere della Confartigianato Imprese Veneto, saluta il voto del Senato che, con 151 voti favorevoli, 93 contrari e due astenuti, ha convertito il provvedimento che contiene, tra le altre, la misura che blocca 1,6 miliardi di euro destinati al cosiddetto “Bando Periferie”. «Un dramma per il settore edile, anche quello artigiano – dichiara Paolo Bassani – In un sol colpo sono stati stralciati, solo in Veneto, 118 milioni di finanziamenti previsti che avrebbero interessato, in misura diversa, tutti e sette tra capoluoghi di provincia e città metropolitane. Il decreto differisce al 2020 (sospendendo la misura per il 2019) l’efficacia delle convenzioni sottoscritte dal governo Gentiloni con 96 sindaci di capoluoghi e Città metropolitane per un investimento complessivo di 1 miliardo e 600 milioni». Gli effetti negativi si rifletteranno sui cittadini, sulle impresa e sulla fiducia del Paese «Condividiamo la preoccupazione dei Sindaci coinvolti – prosegue Bassani – alcuni dei quali intendono ricorrere alle vie legali. In particolare non si capisce come mai il Governo non abbia tenuto conto dell’accordo raggiunto tra ANCI ed il Premier Conte per salvaguardare i progetti già in fase esecutiva». «La sospensione del “Bando Periferie” – sottolinea Bassani – genera inevitabilmente tre effetti negativi: il primo è sui cittadini che vedranno peggiorata la loro qualità della vita con questa brusca interruzione della pianificazione strategica del territorio. Il secondo effetto negativo è sulle imprese: gli interventi previsti sul territorio regionale avrebbero infatti coinvolto numerose piccole medie imprese locali. Terzo risvolto è che ancora una volta rischiamo di dare segnali preoccupanti all’esterno; non è infatti possibile che in un Paese si annulli, dall’oggi al domani, quanto fatto dai predecessori, mettendo in gioco la pianificazione del territorio. Sconforta – conclude il Presidente – con quanta indifferenza si blocchino sviluppo, lavoro ed economia dei territori».
Airbnb si è impegnata a conformarsi alle richieste della Commissione europea e delle autorità dell’UE in merito alla tutela dei consumatori apportando quelle modifiche che i vertici europei hanno indicato come necessarie. La società ha ora tempo fino alla fine del 2018 per apportare tali modifiche nel suo sito web, in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Airbnb si è impegnata a promuovere il prezzo delle prenotazioni per il loro valore totale, comprendendo cioè anche eventuali supplementi, ad esempio per servizi e pulizia. Nel caso in cui non sia possibile calcolare in anticipo il prezzo finale, si è impegnata ad informare chiaramente il consumatore che potrebbe incorrere in ulteriori oneri. Inoltre nei siti verrà indicato chiaramente se un’offerta proviene da un privato o da un professionista del settore, poiché le norme a tutela dei consumatori sono diverse nell’uno o nell’altro caso. Sarà esplicitata la possibilità per il consumatore di avvalersi di tutti i mezzi di ricorso disponibili e, in particolare, del diritto di citare in giudizio in caso di danni personali o di altra natura il soggetto che ha fornito l’ospitalità. Eventualmente la stessa Airbnb potrà essere chiamata dinanzi ai giudici del Paese di residenza del consumatore. Questa vittoria rafforza l’impegno dell’Europa per la tutela dei consumatori online «Gli operatori online – spiega Vĕra Jourová, Commissaria europea per la giustizia, i consumatori e la parità di genere – hanno rivoluzionato il nostro modo di viaggiare, trovare alloggio e vivere le nostre vacanze, ma devono anche rispettare pienamente le norme e assumersi la responsabilità quando le cose vanno male. I consumatori dell’UE, tuttavia, sono titolari di diritti sia offline che online. Accolgo con soddisfazione la disponibilità di Airbnb ad apportare le modifiche necessarie a garantire ai consumatori piena trasparenza e consapevolezza di ciò che stanno pagando. Si tratta di un’azione che rientra in un'iniziativa di più ampio respiro volta a promuovere una maggior tutela dei consumatori online. È per questo motivo che, alcuni mesi fa, abbiamo proposto di rafforzare le norme a loro tutela».
La crescente minaccia rappresentata dai batteri resistenti agli antibiotici può essere affrontata solo attraverso un approccio ‘One Health’, un approccio alla sanità globale. Le infezioni da batteri farmaco-resistenti causano circa 25.000 decessi l’anno, per un costo totale annuo extra pari a 1,5 miliardi di euro nella sola UE. L'aumento della resistenza antimicrobica è dovuto a una serie di fattori e tra questi è certamente rilevante quello legato all'uso eccessivo e inappropriato degli antibiotici negli esseri umani e negli allevamenti di animali destinati all’alimentazione. Per questo il Parlamento Europeo ha approvato a con 589 voti favorevoli, 12 contrari e 36 astensioni, una risoluzione non vincolante nella quale si chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di limitare la vendita di antibiotici da parte degli operatori della salute umana e animale che li prescrivono e di eliminare qualsiasi incentivo finanziario. È necessario adottare misure concrete contro le vendite illegali e le vendite senza prescrizione di antimicrobici nell'UE. I cittadini non sono informati sui pericoli che derivano dalla diffusione di virus antibiotico-resistenti «Se non si fa nulla – ha dichiarato la relatrice del piano d'azione “One Health”, Karin Kadenbach (S&D, AT) – la resistenza antimicrobica può causare entro il 2050 più morti del cancro. Dobbiamo iniziare a osservare l'intero ciclo, perché la salute delle persone e quella degli animali sono interconnesse. Le malattie vengono trasmesse dalle persone agli animali e viceversa, ed è per questo motivo che sosteniamo l'approccio olistico dell'iniziativa ‘One Health’». Secondo un sondaggio Eurobarometro del 2016, la mancanza di consapevolezza rimane un fattore chiave: il 57% degli europei non sa che gli antibiotici sono inefficaci contro i virus, il 44% non sa che sono inefficaci contro il raffreddore e l'influenza. Il testo approvato dal Parlamento invita la Commissione europea ad elaborare un elenco prioritario degli agenti patogeni dell'UE sia per l'uomo che per gli animali, definendo chiaramente le priorità future in materia di ricerca e sviluppo.
La banca d’affari svizzera Ubs ha deciso di spostare il proprio quartier generale dalla “city” londinese a Francoforte, in Germania. La banca d’affari ha preferito cautelarsi rispetto allo scenario peggiore, quello nel quale il Regno Unito non riuscisse a raggiungere un accordo sull’uscita dall’Unione europea e quindi la Brexit, il prossimo 29 marzo, si rivelasse tutt’altro che morbida. Contemporaneamente, Ubs ha deciso il rafforzamento dei propri uffici in Italia, Spagna e Francia, cioè a Milano, Madrid e Parigi. Ma questa non è l’unica tegola che si è abbattuta sui sostenitori dell’uscita dall’Europa: il Financial Times ha riportato indiscrezioni secondo cui la tedesca Deutsche Bank starebbe pensando di spostare gran parte dei capitali detenuti a Londra, vale a dire circa i tre quarti dei 600 miliardi di euro complessivi, dalla filiale londinese al quartier generale tedesco. La mossa dovrebbe accompagnare quella più generale di ridurre l’entità e la complessità delle operazioni che Deutsche Bank effettua a Londra. Un problema sarà quello dei voli da e per l’isola britannica con costi che ricadranno anche sull’Europa Ma la Brexit non avrà alti costi solo per la Gran Bretagna: secondo la Commissione Europea, gli Stati membri dell’Unione dovrebbero già cominciare a preparare i propri aeroporti, e il rispettivo settore dell’aviazione, in vista di una “no-deal Brexit”, cioè una uscita senza accordi transitori. Le attività preparatorie dovrebbero essere focalizzate su aree dell’aviazione come la sicurezza, l’accesso ai mercati, le regolamentazioni sull’incolumità dei passeggeri e i loro diritti. In primo luogo comunque sarebbe opportuno, consigliano gli ambienti della Commissione, incrementare la capacità dei rispettivi enti doganali. Il motivo è che molte merci provenienti dall’esterno dell’Unione Europea vengono oggi vagliate in aeroporti britannici prima di entrare nel mercato comune europeo. Dopo una Brexit dura tutte le merci dovrebbero essere vagliate da ufficiali della dogana sul continente. Peggio: ci dovrebbe essere l’annullamento immediato dei voli tra il Regno Unito e l’Unione Europea, perché le licenze di volo emesse da quest’ultima non sarebbero più valide oltre la Manica.
La pressione fiscale sui contribuenti italiani è destinata a crescere già da quest’anno: il calcolo infatti viene fatto valutando il rapporto tra quanto si paga di tasse e quanto si produce. Tecnicamente siparla di rapporto tra imposizione e Pil, il prodotto interno lordo. Quest’ultimo è, secondo tutti i principali istituti economici in frenata e quindi anche a tassazione invariata, cresce la pressione fiscale. In parole povere sborsiamo gli stessi soldi per pagare le tasse, ma ce ne restano meno in tasca. «In effetti – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi dela CGIA di Mestre, Paolo Zabeo – a seguito del rallentamento del Pil, è molto probabile che nel 2018 la pressione fiscale sarà superiore al 42,2% previsto a inizio anno. Se dovesse tornare a salire addirittura oltre il risultato conseguito nel 2017, invertiremmo la tendenza che era iniziata nel biennio 2012-2013, anni in cui la pressione fiscale nazionale aveva toccato il record storico del 43,6%». Al fondo c’è il problema di una spesa pubblica che è tornata a galoppare dopo qualche anno di tregua «Per ridurre strutturalmente le tasse – segnala il Segretario della CGIA Renato Mason – dobbiamo in misura corrispondente tagliare la spesa pubblica improduttiva e nonostante gli effetti della spending review siano stati inferiori alle attese, il carico fiscale complessivo ha iniziato a scendere. Certo, se da qualche anno avessimo abbracciato la strada del federalismo fiscale, molto probabilmente la contrazione sarebbe stata maggiore. Le esperienze europee, infatti, ci dicono che gli stati federali, come la Germania e la Spagna, hanno una spesa pubblica nettamente inferiore ai paesi unitari e una qualità/quantità dei servizi offerti ai cittadini molto superiore a quella degli altri». La pressione fiscale in Italia aveva subito dal 2011 un costante aumento e solo dal 2014 aveva incominciato a scendere grazie alla crescita del Pil e all’introduzione del cosiddetto bonus Renzi (maggio 2014), all’eliminazione dell’Irap dal costo del lavoro (2015) e alla cancellazione della Tasi sulla prima casa (2016). Che già da quest’anno questa tendenza favorevole possa invertirsi è, per la CGIA di Mestre, un pericolo molto realistico.
Con 597 voti favorevoli, e solamente 15 contrari e 25 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per combattere l’inquinamento da plastica. Tra le norme proposte, incentivi per la raccolta dei rifiuti plastici in mare; nuove norme sulla biodegradabilità e compostabilità; un divieto totale della plastica ossidegradabile entro il 2020; un divieto delle microplastiche nei cosmetici e nei prodotti per la pulizia entro il 2020. La plastica rappresenta l'85% dei rifiuti delle spiagge e oltre l'80% dei rifiuti marini. Nell'UE, la produzione globale annua di plastica ha raggiunto i 322 milioni di tonnellate nel 2015, e si prevede che raddoppierà nei prossimi 20 anni. Secondo la Commissione europea, l'87% dei cittadini dell'UE si dichiara preoccupato per l'impatto ambientale della plastica, ma solo il 30% dei rifiuti di plastica viene raccolto per il riciclaggio, mentre solo il 6% della plastica immessa sul mercato è costituita da materiali riciclati. Il Parlamento sottolinea che esistono diversi modi per raggiungere tassi elevati di raccolta differenziata e riciclaggio, tra cui gli Stati membri possono scegliere: un sistema di responsabilità estesa del produttore, meccanismi di deposito-rimborso e una maggiore sensibilizzazione del pubblico. Anche i pescatori possono svolgere un’azione importante che gli Stati dovrebbero incentivare «La mia relazione – ha detto Mark Demesmaeker (ECR, BE) illustrando il provvedimento in aula – non è un appello contro la plastica, ma un appello per un'economia circolare della plastica, in cui trattiamo la plastica in modo sostenibile e responsabile, in modo da poter fermare gli effetti dannosi e preservare il valore della catena di produzione. Per avere successo, dobbiamo utilizzare la strategia come leva per modelli circolari di produzione e consumo. Dobbiamo fornire soluzioni su misura, poiché non esistono soluzioni facili. E dobbiamo lavorare insieme lungo l'intera catena». Il dibattito in aula ha sottolineato l’importanza del ruolo che i pescatori potrebbero svolgere nella lotta contro la plastica nei mari, in particolare raccogliendo i rifiuti durante le loro attività di pesca e riportandoli in porto. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero incentivare questa attività.
Non è una novità per l’Europa, ma in Italia si tratta di una prima sperimentazione, parziale e con il solo fine di mettere a regime e tarare il sistema. Parliamo delle “autostrade elettriche”, quell’infrastruttura che potrebbe un domani permettere ai camion per il trasporto merci come se fossero un tram o un treno, cioè mossi da un motore elettrico collegato ad una linea aerea per l’alimentazione necessaria. Nella sperimentazione vengono utilizzati i mezzi pesanti ibridi di Scania, società svedese di proprietà del Gruppo Volkswagen. Sono dotati di un’appendice posizionata dietro alla cabina di guida, un pantografo di Siemens che può essere alzato o abbassato a seconda delle esigenze e che si attacca a delle linee aeree di corrente. Scania sta lavorando dal giugno 2016 sull’autostrada E16 vicino alla città di Gävle, in Svezia e da inizio 2018 sul progetto “Trucks for German eHighways” che prevede la costruzione, nel corso del 2019 e 2020, di tre nuove autostrade elettrificate in Germania. Usciti dall’autostrada i camion tornerebbero alla trazione a gasolio per giungere a destinazione Il progetto italiano è stato sviluppato con il Ministero delle Infrastrutture-Trasporti e il Ministero dell’Ambiente, e prevede una prima fase di “studio pilota” in cui l’elettrificazione avrà una estensione di 6 km nella tratta centrale della A35 tra Calcio e Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo. I sistemi di distribuzione dell’energia elettrica verranno realizzati esternamente alla piattaforma autostradale e la linea di contatto sarà installata sopra la corsia di marcia con un’altezza pari a circa 5,5 metri. Una volta realizzato il primo tratto di 6 km, lo step successivo sarà quello di realizzare un’autostrada ad economia circolare con la produzione di energia elettrica attraverso pannelli fotovoltaici. La possibile sostituzione dell’elettricità al gasolio garantirebbe maggiore economicità alle aziende di trasporto, considerando che il gasolio pesa all’incirca il 30% sui costi aziendali, potrebbe contribuire a rendere la logistica sempre più sostenibile.
«È durata poco la sensazione positiva di essere riusciti a salire sul carro della ripresa economica e le imprese ora tornano a perdere la fiducia, non vedendo per il prossimo futuro segnali positivi». Lo afferma Alessandro Conte, Presidente di CNA Veneto, commentando i risultato di un report dell’Osservatorio della Confederazione artigiana sui sentiment che le imprese esprimono in base alla loro gestione quotidiana e che trovano conferma nei dati congiunturali. Anche il Veneto, come l’Italia intera, è in fase di rallentamento. Nel secondo trimestre del 2018 il PIL del nostro Paese è cresciuto su base congiunturale dello 0,2%, una variazione che, oltre ad essere la metà di quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente, è la più contenuta degli ultimi due anni. È improbabile che nel 2018 il ritmo di espansione del PIL possa eguagliare quello del 2017 (+1,5%), come previsto dal governo nell’ultimo Documento di Economia e Finanza. La crescita acquisita nei primi sei mesi dell’anno in corso (+0,9%) è infatti sensibilmente inferiore rispetto a quella registrata nello stesso periodo 2017 (+1,2%). CNA auspica che dal Governo arrivino misure atte a ridare competitività alle imprese italiane «Sulla base di questo sentire delle imprese e dei dati emersi dal rapporto – sottolinea Alessandro Conte – per non vanificare gli sforzi fin qui fatti dal sistema produttivo in Veneto, rappresentato soprattutto da piccole imprese, auspichiamo che il Governo inserisca nella manovra in fase di elaborazione misure di politica economica che incidano e riescano ad invertire la tendenza, mettendo le nostre imprese in grado di competere con quelle tedesche e del nord Europa, nostre dirette concorrenti». Fatta eccezione per le costruzioni, il peggioramento del clima congiunturale viene segnalato in tutti i settori ma risulta particolarmente accentuato nei comparti del commercio al dettaglio e della manifattura dove tra l’ottobre 2017 e l’agosto 2018 il clima di fiducia si è ridotto rispettivamente di -8,6 e -6,0 punti. Una riduzione del prodotto interno lordo rende improbabile la previsione governativa di un rapporto deficit/PIL all’1,6% per il 2018 che, allontanando l’obiettivo di pareggio di bilancio fissato per il 2020, potrebbe generare incertezza circa la capacità del nostro Paese di mantenere fede agli impegni assunti con i partner europei.
Frederick Wiseman, o la fedeltà alla percezione Immaginatevi al posto di Cary Grant, ai margini di una lunga strada assolata, perduta nel nulla, contornata da campi di grano, mentre aspetta..... Set hitchcockiano, film 'Intrigo Internazionale'. Invece vi siete infilati nella realtà dello stupefacente documentario di Wiseman (Leone D'Oro alla carriera 2014 ), “MONROVIA. Indiana” tra le cose più interessanti presentate, fuori concorso, alla Mostra. Forse la tensione è anche più alta poiché la realtà può talvolta emozionare più della fiction. Non siamo in un thriller, né in una commedia hard-boiled, né in nessun altro genere cinematografico: siamo finalmente catapultati in un’America contemporanea e minore che abbiamo conosciuto decine di volte attraverso la letteratura ed il cinema. Possiamo vederne qui un ritratto scandagliandone le istituzioni, le relazioni sociali, i sistemi di controllo amministrativi e soprattutto i comportamenti degli abitanti di Monrovia, cittadina rurale di 1400 anime. Lo sguardo magico del paesaggista Wiseman, ci inchioda davanti al piatto orizzonte dei campi di soia e grano, davanti al muso delle mucche e quello dei maiali senza alcun accadimento extra-ordinario. Non abbiamo una sceneggiatura nella quale immergerci, bensì due mesi di riprese accurate, montate con totale maestria, quasi un anno di lavoro di montaggio per un’opera di 223 minuti. Il materiale ripreso da Wiseman non è mai ridotto alle necessità ideologiche del regista: come uno scrittore utilizza ambiente, dialoghi, volti ed atmosfere, lasciandoci liberi di interpretare. Non subiamo le seduzioni di una musica né di una voce fuori campo, né ci distrae una didascalia. Quindi l'osservazione del reale diventa automaticamente intensa e totale. Frederick Wiseman classe 1930, americano di Boston, che l'anno scorso presentò qui l'amatissimo “Ex Libris - The New York Public Library”, nel corso della sua carriera ha penetrato ogni tessuto sociale mostrandone anche le contraddizioni: musei “National gallery”, case popolari “Public Housing”, università “Al Berkley”, grandi magazzini “The Store”, ospedali psichiatrici giudiziari “Titicut Follies”, parchi pubblici “Central Park”. Gli abitanti di Monrovia non parlano mai di politica, e tuttavia una delle motivazioni di questa indagine è cercare di capire la vittoria di Trump (qui l’ha votato il 70 per cento della popolazione. Mai nessuno si dimostra incuriosito per ciò che accade nel mondo, Asia, Europa, Siria... Tutti parlano di trattori, amici, ricordi, malattie, in un mondo ristrettissimo che sembra autodifendersi. Quando in una seduta municipale qualcuno ipotizza una certa espansione (150 nuove case), auspicando nuove nascite e nuovi posti di lavoro, gli anziani reagiscono negativamente: si deve rimanere come si è. Monrovia è a 40 km da Indianapolis, ma loro non ci vogliono andare, troppo pericoloso. Curiosamente è un mondo patriarcale dove le donne sembrano figure marginali, quasi ottocentescamente relegate a ruoli deputati, in luoghi squisitamente femminili come il negozio di parrucchiere. L'unica protagonista pare la defunta cui viene dedicata un'orazione funebre eclatante, scritta e letta dal reverendo come se fosse una piece teatrale. Dove se ne cantano le virtù e le dolcezze di madre e moglie. «Al marito non disse mai di no. Quando gli amici gli chiedevano di uscire lui rispondeva: “Devo chiedere a lei”. E lei “Caro, se vuoi va pure....» Così assistiamo ad una seduta di massoneria tra affiliati anzianissimi, ad un’asta di trattori e mietitrici dove il battitore è scatenato come un cantante country. Entriamo in un negozio di tattoo, in uno snack, nel supermercato. Partecipiamo alla fiera agricola (ed annusiamo il loro strabordante street food), ad una riunione del Lyon's Club, ad una lezione sulle glorie del basket scolastico. Colpisce molto la scelta di Wiseman di non entrare mai nelle abitazioni. Le inquadra da fuori, ad una certa distanza, rispettoso di una intimità che possiamo solo immaginare. Gli abitanti di Monrovia vengono indagati solo in senso antropologico, in quanto comunità. Abbracciare questo punto di vista fa quindi anche apprezzare le interminabili sedute municipali dove si discute di rotonde e tombini... Possiamo supporre dietro ai volti di ‘ordinary people’ le loro ‘ordinary life’. Il nucleo sostanziale dell'arte di Wiseman è il suo sguardo monumentale ed insieme minimalista, attento e rispettoso della vita in tutte le sue manifestazioni. “Faccio film parziali, pregiudiziali, manipolatori, ma giusti”.
IL CERCATORE DI EROI QUOTIDIANI Poco prima di andarsene Ermanno Olmi, insieme al presidente della Cineteca di Bologna, Gianluca Farinelli (l’ideatore de “Il cinema ritrovato”), ha curato il restauro del suo secondo film girato nel 1961 “Il posto”, uno tra i migliori film italiani dell’epoca non solo per la sua forma compositiva, ma soprattutto per la tensione morale sottesa ed eccentrica rispetto alla tendenza di quel periodo. Il film, come “I fidanzati”, “Il tempo si è fermato”, “Un certo giorno” e gli altri film girati dal ‘59 al ‘74 è ambientato nei luoghi di lavoro. Sono storie di conflitti e dilemmi sconosciuti fino a pochi anni prima. Olmi portava sullo schermo con squisita poesia e fantastica semplicità quello che aveva vissuto come dipendente, giovanissimo alla Edisonvolta (dove lavorava pure la madre vedova) incaricato dal ‘53 del ‘servizio cinema’, dove girò più di 30 docu industriali. Il suo esordio come autore di lungometraggi, dove confluisce la sua esperienza dei luoghi e delle persone, è del ‘58, “Il tempo si è fermato”, in cui narra della pausa dei lavori di una diga dove un guardiano ed il suo aiuto socializzano. La sua profonda frequentazione del mondo dell’industria servirà da sfondo per i successivi lavori e soprattutto per “Il posto”, la cui progettazione non si pone al di sopra del soggetto con sguardo critico di superiorità, come accadeva nei film italiani col popolino impietosamente in scena. La partecipazione di Olmi, squisitamente simpatetica, vive in prima persona aneddoti, spunti e sottintesi. Per Olmi essere nelle cose è l’esperienza diretta della realtà. In questa prova di pragmatismo autodidatta il regista ci racconta il lavoro e la fabbrica senza il classico filtro ideologico. Tuttavia Olmi fa politica anche suo malgrado, con una schietta critica sociale nei confronti della classe dirigente italiana che vedeva nella industrializzazione del sud un’occasione per lucrare sui finanziamenti statali. Nei titoli di testa, Olmi scrive “Per la gente che vive nelle cittadine e nei paesi della Lombardia, intorno alla grande città, Milano significa soprattutto il posto di lavoro”. Proprio in questo film la sua attenzione per chi lavora in condizioni difficili, senza abbandonare del tutto lo sguardo documentaristico, diventa pura poesia, ed i due giovani lavoratori dimenticati diventano i protagonisti di una quotidianità intessuta di onestà e serietà, di fede e senso del dovere. Olmi, con l’impiegatino e la dimessa figura della sua innamorata, approfondisce uno sfondo industriale ed umano che il cinema italiano non aveva mai precedentemente percorso. Farinelli lo ricorda come un intellettuale impegnato quotidianamente nella difesa della cultura e della storia del nostro Paese, innamorato della documentazione delle realtà aziendali. Per chi vedrà il film per la prima volta restandone certamente conquistato, va segnalato un documentario che si può rintracciare su youtube: “Milano 83” dove Olmi in un’ora di immagini confeziona un quadro indimenticabile con i lavoratori della notte che preparano la città per l’operosità del giorno a venire. A “Venezia 75” il film di Olmi ha concorso al Premio “Venezia Classici” per il miglior film restaurato, assegnato da una giuria di 26 studenti del DAMS e di Ca’ Foscari, presieduta dal regista Salvatore Mereu.

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