torna al sito di asterisco

Fine del blocco geografico per gli acquisti online in Europa

alcune altre interviste a

Un accordo è stato raggiunto dai negoziatori del Comitato per l’occupazione e dai Ministri dell’UE per coordinare i sistemi nazionali di sicurezza sociale così da garantire l’accesso alla sicurezza sociale per i lavoratori che si sono trasferiti da uno ad un altro Paese dell’UE. Le nuove norme intendono agevolare la mobilità della manodopera nella UE, salvaguardando nel contempo i diritti sociali dei lavoratori in situazioni transfrontaliere così che siano loro versati i contributi e garantiti i benefici in base al sistema del Paese nel quale sono assicurati. Le nuove disposizioni promuovono la cooperazione tra gli Stati membri, in modo che le informazioni necessarie siano prontamente condivise per proteggere l’accesso dei lavoratori alla sicurezza sociale e identificare eventuali errori o frodi. I negoziatori hanno anche confermato la posizione del Parlamento secondo la quale una persona assicurata può mantenere l’indennità di disoccupazione per sei mesi dopo aver lasciato uno Stato membro. Garanzie saranno assicurate anche per chi rinuncia al lavoro per dedicarsi alla cura dei figli In forza dell’accordo raggiunto, i periodi di assicurazione maturati altrove dovrebbero accumularsi e disposizioni speciali dovrebbero essere applicate ai lavoratori frontalieri e transfrontalieri, che potranno beneficiare delle indennità di disoccupazione, dopo aver completato almeno sei mesi di lavoro ininterrotto. I negoziatori hanno inoltre convenuto che le prestazioni familiari in denaro, destinate a sostituire il reddito quando una persona rinuncia al lavoro per crescere un figlio, dovrebbero essere distinte dalle altre prestazioni familiari e valgono come vantaggio personale per il genitore interessato. Nei casi in cui le prestazioni familiari in un luogo di residenza e in un luogo di assicurazione si sovrappongano, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di consentire alla stessa persona di mantenere entrambi, mentre altre prestazioni familiari sovrapposte dello stesso tipo sarebbero sospese. Il testo concordato informalmente dovrà essere confermato dal voto del Parlamento in plenaria prima della fine dell’attuale legislatura.
Prende il via da Venezia il nuovo roadshow del Gruppo Tecnico “Made In” di Confindustria per sensibilizzare i giovani sul tema della lotta alla contraffazione. Domani, venerdì 15 marzo, torna in scena il progetto di teatro civile “Tutto quello che sto per dirvi è falso”, di Andrea Guolo con l’attrice Tiziana Di Masi, nella sede dell’Associazione degli Industriali di Venezia Rovigo, a Marghera. Lo spettacolo, la cui prima rappresentazione è stata proprio a Venezia, al teatro Goldoni, e che negli ultimi anni ha girato per tutta Italia raggiungendo migliaia e migliaia di studenti, coronerà il seminario che in mattinata, organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Venezia Rovigo e Volksbank, vedrà la partecipazione di presenti rappresentanti del mondo dell’impresa e degli organi di controllo. Introdurrà i lavori il Presidente di Confindustria Venezia Rovigo Vincenzo Marinese. Seguiranno gli interventi del Presidente del Gruppo Tecnico “Made In” di Confindustria Paolo Bastianello, del coordinatore del Gruppo Tecnico “Made In” e anticontraffazione di Confindustria Venezia Rovigo Bruno Martino, del Presidente del Gruppo Moda, Sport e Calzatura di Assindustria Venetocentro Alberto Zanatta, del General Counsel di Golden Goose Silvia Gianesin e del Generale della Guardia di Finanza del Comando di Venezia Giovanni Avitabile. A moderare l’incontro sarà il giornalista Fabrizio Stelluto. Nel 2019 sarà indetta una prima giornata nazionale di lotta alla contraffazione “L’evento di Venezia – afferma il Presidente del Gruppo Tecnico Made in di Confindustria Paolo Bastianello – è un’occasione importante per porre nuovamente l’accento sui danni che la contraffazione provoca allo Stato, alle imprese e alla salute dei consumatori. Si tratta di un fenomeno che non può essere ignorato e va combattuto con ogni mezzo ed iniziative di questo tipo hanno uno straordinario valore educativo. Il Gruppo tecnico Made in è impegnato a fondo insieme alle istituzioni nell’attività di sensibilizzazione delle giovani generazioni ed il 2019 sarà l’anno in cui verrà indetta la prima ‘Giornata Nazionale della lotta alla contraffazione per gli studenti’, iniziativa che verrà replicata nei prossimi anni”. “È un grande piacere, per noi, ospitare la prima tappa del nuovo roadshow con cui il Gruppo Tecnico Made In intende sensibilizzare i giovani di tutta Italia nella lotta alla contraffazione – commenta il coordinatore del Gruppo Tecnico “Made In” e anticontraffazione di Confindustria Venezia Rovigo Bruno Martino – Un’azione indispensabile, che completa la nostra opera di approfondimento, condivisione, promozione delle strategie, degli strumenti di valorizzazione e di tutela della qualità dei prodotti italiani”. I dati del commercio dei prodotti contraffatti sono tutti in costante aumento Il Rapporto 2018 sul valore economico e l’impatto fiscale della contraffazione, elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con il Censis, la fine della crisi e i timidi segnali di ripresa dei consumi si riflettono anche sugli acquisti dei prodotti falsi, che nell’ultimo biennio sono cresciuti. Nel 2017, il fatturato totale della contraffazione è stimato in 7 miliardi e 208 milioni di euro, con una variazione reale del +3,4% rispetto ai 6 miliardi e 905 milioni di euro del 2015. Al primo posto, si trovano gli accessori, l’abbigliamento e le calzature, il cui peso sul mercato del falso è stimato in 2 miliardi e 386 milioni di euro, pari al 33,1% del totale, con una crescita del 5,2% negli ultimi due anni. Seguono i prodotti audio e video del mercato digitale, cui gli italiani dedicano un importo che sfiora i 2 miliardi annui, stabile nel biennio. In terza posizione si pone la spesa per prodotti alimentari, alcoli e bevande, con un valore del mercato interno del falso di 1 miliardo e 46 milioni di euro, in crescita dell’1,5% dal 2017 al 2018. Al quarto posto, gli apparecchi elettrici e il materiale informatico, entrambi in forte crescita nel mercato del falso. Saranno 400 gli studenti che in questa occasione seguiranno lo spettacolo teatrale "Tutto quello che sto per dirvi è falso": torna in scena venerdì 15 marzo il progetto di teatro civile di Andrea Guolo con l’attrice Tiziana Di Masi, nella sede dell’Associazione degli Industriali di Venezia Rovigo, a Marghera. Quasi 400 gli studenti che parteciperanno all’incontro, direttamente o in streaming, provenienti dall’I.I.S. “Luzzatti” – I.T. Sistema Moda di Venezia Gazzera, dalla Scuola media “Silvio Trentin” di Mestre, dal Liceo “Galileo Galilei” di Dolo, dall’Istituto I.P.S.I.A. “D'Alessi” di Portogruaro, dalla Scuola media “G. Pascoli” di Noale, dalla Scuola media “C. Goldoni” di Martellago, dall’Istituto “E. Cornaro” di Jesolo e dalla Scuola media “G. Mazzini” di Noventa di Piave.
Il Parlamento europeo ha condannato con forza le azioni sempre più aggressive di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, che cercano di “minare o sospendere i fondamenti e i principi normativi delle democrazie europee e la sovranità di tutti i paesi del partenariato orientale”. E, facendo il punto sugli ultimi sforzi dell’UE per contrastare la propaganda ostile da parte di terzi attori, i deputati invitano gli Stati membri a considerare la creazione di un quadro giuridico a livello europeo ed internazionale per affrontare le minacce ibride. Nella risoluzione, adottata con 489 voti favorevoli, 148 contrari e 30 astensioni, i deputati dichiarano l’intenzione di “creare maggiore consapevolezza in merito alle campagne di disinformazione condotte dalla Russia, che costituiscono la principale fonte di disinformazione in Europa”. Nel testo si esorta inoltre l’UE ad ampliare la sua East StratCom Task Force, istituita nel 2015, trasformandola in una struttura a pieno titolo all’interno del Servizio europeo per l’azione esterna. I deputati chiedono che le società di social media, i servizi di messaggistica e i fornitori di motori di ricerca siano regolamentate per legge. Le aziende che non riescono a rimuovere rapidamente le notizie false diffuse in modo sistematico dovrebbero renderne conto. Inoltre, le autorità dovrebbero essere in grado di identificare e localizzare gli autori e gli sponsor dei contenuti politici diffusi. Nuove norme sono state varate, con pesanti sanzioni, in vista delle prossime elezioni europee I deputati condannano fermamente le entità che interferiscono nelle elezioni e nei referendum e invitano gli Stati membri a modificare le loro leggi elettorali per contrastare proattivamente le minacce che sorgono dalle campagne di disinformazione, dagli attacchi informatici e dalle violazioni della libertà di espressione durante il voto. Gli Stati membri dovrebbero inoltre sostenere i Paesi associati all’UE e i Balcani occidentali per garantire la difesa dei loro processi elettorali da attività di propaganda malevole. Recentemente il Parlamento ha adottato nuove norme per proteggere le prossime elezioni europee di maggio 2019 dall’uso improprio dei dati, a seguito del caso del referendum sulla Brexit nel Regno Unito e dello scandalo Facebook/Cambridge Analytica. Le nuove regole introducono sanzioni finanziarie contro i partiti politici e le fondazioni europee che abusino deliberatamente dei dati personali nelle loro campagne elettorali per le elezioni.
“Comunicazione interculturale e abilità relazionali”: questo il titolo del corso promosso e organizzato dalla Regione Veneto. Si tratta di una nuovissima iniziativa rivolta alle forze dell’ordine e agli operatori dell’emergenza, realizzata nell’ambito del progetto “Veneto in Azione – Capitale Umano e Innovazione” e sarà coordinata da Fabio Caon, docente di didattica delle lingue e di comunicazione interculturale e direttore del Laboratorio di comunicazione interculturale e didattica LabCom, Centro di ricerca in didattica delle lingue, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. «La capacità di dialogare con i cittadini – afferma l’assessora regionale all’Istruzione e Formazione Elena Donazzan – è un elemento di fondamentale importanza nell’agire quotidiano di forze dell’ordine e operatori dell’emergenza in quanto pone le basi per una maggiore integrazione delle persone nella comunità locale e concorre a determinare una maggiore sicurezza del territorio oltre ad assicurare una migliore efficacia degli interventi nelle situazioni di urgenza/emergenza. In un contesto territoriale caratterizzato da una forte presenza turistica e migratoria, la comunicazione interculturale e le abilità relazionali sono imprescindibili strumenti per garantire una maggiore sicurezza del territorio». Una conferenza-concerto a Mestre alla scoperta della comunicazione interculturale Il corso è finanziato con risorse del programma operativo europeo FSE 2014-2020 e la partecipazione è gratuita per tutti i 75 posti disponibili. Oltre agli operatori delle forze dell’ordine e della polizia locale potranno partecipare anche agli operatori che a vario titolo sono impegnati negli ambiti dell’urgenza/emergenza quali, gli appartenenti alle Forze Armate, gli operatori della Protezione Civile; gli operatori dell’emergenza e del primo soccorso, personale sanitario e socio-sanitario, assistenti sociali. Nell’ambito dell’evento formativo residenziale, nel Centro culturale “Candiani” di Mestre giovedì 14 marzo, si terrà anche una conferenza–concerto “Canzoni per l’intercultura - Un viaggio nelle canzoni italiane dei cantautori alla scoperta dei punti nodali della comunicazione interculturale” con la partecipazione del maestro Francesco Sartori, autore della canzone italiana più conosciuta al mondo: “Con te partirò”.
Nel 2007 le uscite mensili medie delle famiglie italiane erano pari a 2.649 euro; 10 anni dopo, la soglia si è attestata a 2.564 euro con un -3%, pari in valore assoluto a -85 euro. Preoccupa la situazione del Sud dove la caduta è stata del -7,7% con una riduzione di -170 euro contro i -47 del Nord ed i -75 del Centro. I dati sono stati diffusi dal Centro Studi della CGIA di Mestre. Il calo dei consumi ha avuto effetti molto negativi soprattutto sui fatturati delle piccole attività commerciali e artigianali. «I negozi di prossimità e le botteghe artigiane – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie e sebbene i consumi tra il 2013 ed il 2017 fossero tornati lentamente a risalire la china, i benefici di questa ripresa hanno interessato quasi esclusivamente la grande distribuzione organizzata. Dal 2007 al 2018, ad esempio, il valore delle vendite al dettaglio nell’artigianato e i nei piccoli negozi di vicinato è crollato del -14,5%; nella grande distribuzione, invece, è aumentato del +6,5%». In crisi i negozi di vicinato, mentre supermercati e, ancor più, discount sono in lieve crescita Nonostante la diffusione sempre più massiccia dell’ e-commerce, questo trend è proseguito anche nel 2018: mentre nei supermercati, nei discount e nei grandi magazzini le vendite sono aumentate del +0,9%, nei piccoli negozi la diminuzione è stata del -1,3%. «Con le tasse in aumento e con una platea di servizi erogati dal pubblico che negli ultimi anni è diminuita sia in qualità sia in quantità – segnala il segretario della CGIA di Mestre, Renato Mason – si sono sacrificati i consumi e gli investimenti. Inoltre, è diventato sempre più difficile fare impresa e redistribuire la ricchezza. Alle piccole e piccolissime imprese, in particolar modo, il calo dei consumi delle famiglie ha creato non pochi problemi finanziari, costringendo molte partite Iva a chiudere i battenti».
I componenti della Commissione del Parlamento Europeo per i diritti delle donne e della parità di genere, in occasione della Giornata internazionale della donna hanno organizzato un incontro al quale hanno partecipato una ventina di parlamentari nazionali provenienti da 15 diversi Stati aderenti all’unione e dalla Norvegia. Tema dell’incontro: “Il potere delle donne in politica”. L’evento è stato presieduto presieduto da Vilija Blinkevičiūtė (S & D, LT). Intervenendo in apertura dei lavori, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato: «Dobbiamo continuare a lavorare per avere più donne in politica, ma anche nelle imprese. È una battaglia per la dignità e il rispetto, una battaglia che deve essere combattuta da tutti noi». Dimitrios Papadimoulis, vicepresidente del Parlamento europeo e presidente del gruppo ad alto livello sulla parità di genere, ha aggiunto che, sebbene la partecipazione delle donne alla politica sia in aumento, «la maggior parte delle posizioni importanti sono ancora occupate da uomini, e questo deve cambiare. Se continuiamo secondo i ritmi che stiamo seguendo ora, raggiungeremo l’uguaglianza di genere in 182 anni». Agli attuali ritmi di crescita culturale, la parità di genere arriverà, ma solo tra 182 anni!!! La prima donna Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarović, ha tenuto un discorso in cui ha ricordato come ha dovuto lottare per il suo posto, sia nella vita sia in politica, e per rompere innumerevoli soffitti di vetro. «Il punto di partenza – ha detto Kolinda Grabar-Kitarović – è un cambiamento di mentalità: abbiamo bisogno di costruire una cultura politica che porti alla partecipazione paritaria delle donne». I deputati e i parlamentari hanno discusso i modi per aumentare la partecipazione delle donne alla sfera politica, ad esempio attraverso l’uso delle quote, e il ruolo cruciale che i partiti politici svolgono quando prendono in considerazione le nomine e le posizioni nelle liste elettorali. I programmi di mentoring, un uguale sistema di congedi parentali per uomini e donne e il ruolo del sistema educativo sono stati sollevati come possibili soluzioni per superare alcuni ostacoli alla parità di genere, nella vita pubblica e nel mondo del lavoro.
Nella collana delle grandi opere che furono rappresentate per la prima volta a Venezia, un posto d’onore va riservato a “L’italiana in Algeri” (Teatro San Benedetto, 22.5.1813), il “dramma giocoso” in cui Rossini raggiunge l’apice della comicità pura, senza aggettivi e senza freni: nella produzione propria, certo, ma anche nella storia di tutto il teatro in musica, che forse non ha mai conosciuto un divertissement così libero da ogni tipo di preoccupazione che non sia quello di esilarare e stupire. “L’italiana”, infatti, su libretto di Angelo Anelli, rappresenta un tuffo senza rete nel nonsense, nell’assurdo, nel grottesco, sostenuto ed alimentato da una musica trascinante, scintillante, di sbalorditiva freschezza. Il vortice del divertimento afferra dalle prime note e non molla più, esaltandosi non solo nei luoghi musicali a ciò deputati, ma anche in quelli che lasciano spazio ad altri motivi di ispirazione, sia perché il contrasto ottiene sempre il risultato di sottolineare il tema dominante, sia perché, in quest’opera, anche il sentimentalismo, la sensualità, il ripiegamento malinconico, l’amor patrio, vengono proposti con una strizzatina d’occhi, con un ammiccamento che invita a non prendere troppo sul serio ciò che si ascolta. Insomma, ne “L’italiana in Algeri” viene operato un trasgressivo rovesciamento di ogni punto di riferimento, per cui vero e falso si confondono, giusto e sbagliato si mischiano, il reale si scioglie nel surreale, ciò che sembra serio si rivela faceto e viceversa, in una irresistibile sarabanda che viene condotta al ritmo indiavolato di un cartone animato e mozza il respiro ed esalta per il torrente in piena di una musica che, nel genere, non conosce rivali. E l’opera, nonostante o forse proprio a causa della sua frenetica vitalità, piacque da subito, anche per merito della compagnia, che annoverava due pezzi da novanta come il contralto Maria Marcolini (Isabella) ed il basso Filippo Galli (Mustafà). E piacque anche se il libretto, che Rossini volle sottoporre ad alcune modifiche, era già noto sulla piazza milanese, essendo stato messo in scena con le musiche di Luigi Mosca alla Scala nel 1808; e anche se – benedetta fretta, bisognò far tutto in poco più di venti giorni! – fu necessario affidare la scrittura dei recitativi e almeno di un’aria, la graziosa “Le femmine d’Italia” di Haly, alla penna di un altro compositore rimasto anonimo. Lo spettacolo in scena alla Fenice, un nuovo allestimento che rappresenta la proposta del Teatro per il Carnevale 2019, corrisponde in pieno a quella che ormai si potrebbe chiamare “la cifra di Bepi Morassi”, regista ben noto al pubblico veneziano per una serie di fortunati allestimenti rossiniani nel genere comico: un’ambientazione simpatica e stuzzicante, originale senza esagerazioni, funzionale ad accogliere una movimentazione briosa e a tratti frenetica dei personaggi nonché una serie infinita di trovate e trovatine di varia riuscita ma nel complesso divertenti e di buon gusto. Anche in questa “Italiana in Algeri” se ne sono viste talmente tante da non poterle non solo menzionare, ma neppure ricordare con esattezza. Ma ciò che conta è che, secondo appunto la “cifra Morassi”, lo spettacolo nel suo complesso si snoda scorrevole e ben oliato, con la pretesa fondamentale e sempre centrata di divertire. La vicenda si finge in uno strampalato, del tutto improbabile inizio novecento; un mondo più simile ad un cartone animato che alla realtà – molto adatto ad ambientare una “follia organizzata” come Stendhal definì “L’italiana in Algeri” – nel quale può succedere ed effettivamente succede di tutto, a cominciare dall’assunto di partenza: un signorotto turco, tronfio e prepotente, che cattura sulla propria nave una diva del cinema muto, per poi incapricciarsi di lei e, da carceriere, diventare rapidamente carcerato, nel senso che la bella “agli sciocchi fa far quello che vuole”, come recita il libretto. L’impianto scenografico, di Massimo Checchetto, fornisce alla regia l’ambiente più adatto ad esprimersi con quella fantasia sbrigliata e a tratti sovrabbondante che la contraddistingue. Nel primo atto vediamo la fiancata di una grande nave, che più avanti scivola via lasciando il posto allo spaccato degli alloggi del bey all’interno dello scafo. Questo spazio, situato su due piani a comporre una serie di cabine attorno al salone centrale, viene sfruttato con abilità nel corso del secondo atto, permettendo un gioco scenico dilatato e moltiplicato ad esaltarne la surreale mobilità. Nel finale lo spaccato della lussuosa suite del bey si solleva per lasciare spazio alla stiva, ove, con uno spunto realistico la cui pateticità è attenuata dalla presenza caricaturale di Taddeo, vediamo gli italiani pronti ad emigrare, con tanto di bagagli e di foto delle famiglie lasciate in patria. Più avanti si ritorna ai vecchi, buoni fondali, sempre d’effetto se usati con intelligenza: l’uno, che riproduce un’architettura in stile orientaleggiante, a fare da cornice al giuramento del pappataci; l’altro, con un panorama marino e la nave, questa volta a sagoma intera, ad accogliere il congedo dell’italiana, che abbandona Algeri per ritornare a Livorno. I costumi, di Carlos Tieppo, sono i più adatti, fra suggestioni turchesche e spunti coloniali, per una messinscena così spudoratamente carnevalesca. Funzionali al progetto complessivo anche le luci di Vilmo Furian. Per quanto riguarda la parte musicale, dopo l’attacco ci si dimentica rapidamente della presenza del maestro Giancarlo Andretta sul podio, tanto la sua direzione afferra l’ascoltatore e lo trascina con sé attraverso il continuo scoperchiamento di scatole cinesi, in ciascuna delle quali spunta una trovata atta a sorprendere con la sua geniale stravaganza, che l’opera presenta. Insomma, si guarda e si ascolta, rendendosi conto che fra quello che si vede e quello che scaturisce dal golfo mistico non c’è soluzione di continuità, tanto la lettura di Andretta è ricca di teatralità, di vita, e sa coinvolgere il pubblico. Di ottimo livello anche il cast, ove il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, nel ruolo di Isabella, dimostra di possedere tutti i fondamentali che devono caratterizzare il contralto rossiniano: bel colore scuro ed ambrato del timbro, ampiezza e risonanza della zona grave, sicurezza nelle agilità, capacità di cantare morbido sul fiato quando occorre, gioco scenico spigliato ed autorevole. Qualche volta si vorrebbe un po’ più di volume, a rendere più imperativa la volontà della terribile fanciulla. Il Mustafà del baritono Simone Alberghini è cantato con gusto, proprietà ed eleganza, secondo le migliori qualità dell’artista, ben noto al pubblico della Fenice. Di tanto in tanto, però, si desidererebbe un surplus di quella vena tronfia e gradassa che caratterizza il personaggio, la cui interpretazione dovrebbe essere giocata sempre sulla sottile linea di demarcazione fra l’alterigia smaccata, ma non priva di una sua grandiosità, del bey e la buffoneria del pappataci. Insomma, si ha l’impressione che questo Mustafà sia troppo trattenuto, troppo prudente, forse nella preoccupazione di non esagerare nelle buffonerie. Ma così si ha un eccesso di misura, di buona educazione, in un personaggio che richiederebbe una lettura più sanguigna, più colorita, più inclinata verso il grottesco. All’attivo dell’artista, comunque, un’eccellente esecuzione della difficile aria “Già d’insolito ardore nel petto”, ove ha modo di affermare, oltre al bel timbro brunito, una indiscutibile civiltà musicale. Il messinese Antonino Siragusa, nel ruolo di Lindoro, mostra di non aver perso nulla delle belle qualità che ne hanno fatto uno dei maggiori tenori rossiniani degli ultimi vent’anni. Sin dalla cavatina di ingresso, l’ammaliante “Languir per una bella”, arditamente variata nel da capo, mette in mostra il meglio del suo arsenale: piena padronanza del ruolo e della vocalità, bel timbro preziosamente smaltato, facilità nell’acuto, tranquilla esecuzione della coloratura. Insomma, un artista scafato e di classe, che si presenta in scena sicuro del fatto suo e quindi può divertirsi e divertire senza problemi, grazie anche ad una spigliata partecipazione al gioco scenico. Da ritenersi esemplare la caratterizzazione di Taddeo offerta dal baritono Omar Montanari, qui alla migliore delle sue numerose interpretazioni alla Fenice, dicitore finissimo ed incisivo, padrone del linguaggio comico rossiniano e del vorticoso ingranaggio musicale dell’”Italiana”, nel quale mostra di trovarsi completamente a proprio agio. A ciò si aggiunga una presenza sul palcoscenico vispa e divertita ma senza esagerazioni e cadute di gusto, ad alludere con garbo più che ad esibire in maniera plateale. Bene tutti i ruoli secondari: L’Haly del basso-baritono veneziano William Corrò, che esegue la sua aria “Le femmine d’Italia” con emissione morbida e rotonda; l’Elvira vocalmente partecipe e scenicamente coinvolta del giovane soprano vicentino Giulia Bolcato; la Zulma dal bel timbro scuro del mezzosoprano polesano Chiara Brunello. Ed un evviva per il coro della Fenice diretto da Claudio Marino Moretti, che passa da un repertorio all’altro e da un’epoca all’altra variando stile e lingua, ma mostrando sempre un’ammirevole compattezza ed omogeneità. Alla fine, è festa per tutti alla serale del 5 marzo. Ed è giusto così, sia perché va riconosciuto il buon esito complessivo dello spettacolo, sia perché Carnevale va salutato in allegria, nella partecipazione ad un rito collettivo che vuole spensieratezza. Adolfo Andrighetti
I video della trasmissione Approfondimenti li puoi trovare sul canale Youtube "Approfondimenti Video di Asterisco Informazioni" https://www.youtube.com/user/AsteriscoInfo
La Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo ha analizzato le proposte per porre fine alle variazioni dell’ora tra il periodo invernale (ora solare) e quello estivo (ora legale). Per i Paesi dell’UE che decidono di mantenere in modo permanente l’ora legale l’idea è quella che il cambio dell’orologio dell’ultima domenica di marzo del 2021 sia l’ultimo. Gli Stati invece che preferiscono mantenere l’ora solare potrebbero cambiare gli orologi per l’ultima volta nell’ultima domenica di ottobre 2021. La relazione, approvata con 23 voti favorevoli a 11 contrari, ha rinviato la data di inizio dal 2019 al 2021, ma ciò non significa che i singolo Paesi dell’UE non conservino il loro diritto di assumere una decisione su quale sia il loro tempo standard. Il testo, una volta approvato dal Parlamento, costituirà la posizione dei deputati al Parlamento per i negoziati con il Consiglio dei Ministri. Il problema è il coordinamento tra Paesi per evitare che ci siano problemi nei commerci interni Tra le preoccupazioni che sono state prese in considerazione dagli eurodeputati della Commissione per i trasporti c’è anche quella che senza un coordinamento dei cambiamenti reciproci tra gli Stati venga compromesso il funzionamento del mercato interno. Se la Commissione dovesse accertare che si creano ostacoli al commercio potrebbe rinviare la data di applicazione della direttiva di un massimo di 12 mesi e presentare una nuova proposta legislativa. Va ricordato che nell’estate 2018, si è svolto un sondaggio che ha ricevuto 4,6 milioni di risposte e che queste erano per l’84% favorevoli alla sospensione delle modifiche dell’orologio semestrale, mentre il 16% desiderava mantenerle. Per questo, il12 settembre 2018, la Commissione europea ha presentato una proposta per sospendere i cambiamenti stagionali di tempo in vigore per tutta Europa dal 1980.
Correva l’anno 1775 quando l’arcivescovo Colloredo, autoritario vescovo conte di Salisburgo, commissionò al diciannovenne Mozart un’opera per l’arrivo in città del principe Maximilian Franz, ultimogenito dell’imperatrice Maria Teresa. Colloredo scelse anche il testo da musicare, “Il re pastore” scritto da Metastasio nel 1751, forse gradito all’arcivescovo per i suoi contenuti edificanti e adatti all’occasione celebrativa. Infatti, attraverso l’esilissima vicenda ed i versi rotondi del sommo poeta teatrale, viene reso omaggio ad Alessandro Magno, nel quale l’illustre rampollo di Maria Teresa poteva agevolmente identificarsi. Ad ogni buon conto, il testo fu ridotto e rimaneggiato per portarlo entro i limiti imposti dall’occasione. Si racconta che il grande condottiero, dopo essere giunto a Sidone ed averla liberata dal tiranno ed usurpatore Stratone, metta sul trono il re legittimo, Aminta, che fino a quel momento era vissuto, ignaro della propria grandezza, esercitando il mestiere di pastore. Inoltre, quando Alessandro si rende conto che il matrimonio “politico”, da lui immaginato, fra Aminta e la figlia del dittatore deposto, Tamiri, non è possibile perché l’ex pastore ama Elisa e Tamiri, a sua volta, è innamorata di Agenore, cambia rapidamente programma e lascia che le coppie si uniscano secondo l’amore e non la ragion di Stato. Su tutto e su tutti, quindi, emerge la figura di Alessandro Magno, che incarna il topos, così diffuso all’epoca, del sovrano illuminato, mostrandosi disinteressato (non vuole esercitare il potere su Sidone), giusto (restituisce la città al re legittimo), magnanimo (benedice due matrimoni anche se non corrispondono ai propri disegni). E quando il coro, nel finale, canta “Viva l’invitto duce, viva del cielo il dono, più caro al nostro cor”, omaggia Alessandro Magno ma in realtà rivolge quelle lodi a Maximilian Franz; e tutti lo sanno, a cominciare dal destinatario, e se ne compiacciono. Ma, accanto a quello del sovrano illuminato, troviamo un altro topos, risalente addirittura al cinquecento e non ancora scomparso del tutto: è l’arcadia felice, regno di pastori che trascorrono una vita semplice e serena immersi nella natura e rallegrati dall’amore delle ninfe dei boschi o delle acque. Aminta è il degno figlio di questo mondo immaginario e consolante, appagato dalla vita semplice che conduce e pronto a rinunciare al trono e a tornare alle sue pecore se il prezzo del potere è rappresentato dalla perdita dell’amata Elisa. Anche in questo personaggio umile e schivo ma non dimesso, pronto ad accettare lo scettro che gli offre Alessandro purché non significhi rinnegare se stesso, l’arcivescovo Colloredo poteva trovare motivi di edificazione e di apprezzamento. In particolare, va sottolineato il verso “Sarai buon re se buon pastor sarai”, dalle evidenti reminiscenze evangeliche, rivolto ad Aminta per ricordargli la nuova responsabilità di conduttore del proprio popolo e il legame fra questa e l’umile mestiere fino a quel momento praticato. “Il re pastore” fu rappresentato il 23 aprile 1775 nella residenza dell’arcivescovo. La musica, secondo il maestro Federico Maria Sardelli, è segnata da un linguaggio più maturo rispetto al “Sogno di Scipione” di cinque anni prima, con arie di una profondità toccante che riflettono l’evoluzione psicologica dei personaggi. Fra queste si segnala soprattutto l’aria di Aminta “L’amerò, sarò costante”, col violino concertante, dalla dolce, sognante melodia soffusa di mestizia. Inoltre, Sardelli fa osservare la varietà dei colori musicali che Mozart riesce ad ottenere con un’orchestra ridotta. Ed è lo stesso maestro, sul podio della Fenice, a corroborare una partitura erroneamente definita convenzionale, in realtà ricca di spunti melodici, armonici e timbrici, attraverso un’esecuzione estroversa, vitale, dalle sonorità rotonde e piene, sempre sostenuta sul piano ritmico. Sul palcoscenico, si svolge lo spettacolo firmato da Alessio Pizzech (regia), Davide Amadei (scene), Carla Ricotti (costumi), Claudio Schmid (luci). E va detto che, nella essenzialità della concezione teorica e dei mezzi teatrali usati per realizzarla, trattasi di spettacolo mirabilmente in sintonia con la poetica dell’opera di Mozart. Ne coglie, com’è ovvio, il tema centrale di un potere che ha in sé la forza di mostrarsi illuminato proprio nel momento in cui sembra presentarsi più assoluto ed autoreferenziale. Ma non si accontenta dell’aspetto più scontato del messaggio, che, invece, viene sviluppato fino alle conseguenze ultime, mostrando ciò che ogni genere di potere, illuminato o meno, porta con sé come contraltare della sua stessa grandezza, cioè la componente enfatica e grottesca. Quindi, ciò che Mozart probabilmente pensava o avrebbe pensato in seguito ma non poteva permettersi di rappresentare, cioè la nudità del re quando pretende di rivestirsi dei più solenni paramenti, viene messo in scena dalla regia, che, in questo modo, rende attuale l’opera d’arte originale senza tradirla, ma, anzi, esplicitando ciò che contiene in nuce. Sono, quindi, molto indovinati quei burattineschi cortigiani nerovestiti dalla zazzera tagliata a frangetta, zelanti e sorridenti esecutori di ogni ordine di Alessandro Magno. Ma anche il tema dei sentimenti amorosi - prima floridi come natura comanda, poi inariditi sotto il peso della ragion di Stato e infine rifiorenti grazie alla magnanimità di Alessandro - è raccontato con garbo e con grazia, attraverso il simbolo semplice dell’albero, che, nel primo atto, verdeggia ricco di vita, mentre, nel secondo, si rinsecchisce, perché il potere disumano ne ha assorbito la linfa. A quei rami aridi, scheletrici, Aminta resta abbracciato a lungo, perfettamente immobile, dopo essere stato proclamato e vestito re, quasi assorbito, fagocitato da quel sistema che lo ha portato in alto ma vuole privarlo dell’amore. La forza raggelante e annichilente del potere si è impadronita del giovane pastore, che ora ne è parte integrante al prezzo della rinuncia alla vita. Ma quando Alessandro ricompone le coppie originali e permette loro di amarsi, ecco che l’albero si riempie di fiori, perché, almeno questa volta, ciò che è bene, vero ed umano ha prevalso sulla tentazione di usare le persone. All’interno di un impianto scenografico semplice quanto assolutamente funzionale alla concezione generale dello spettacolo – nel primo atto una landa sabbiosa e desertica, nel secondo delle alte pareti verdeggianti modello giardino all’italiana – si muovono dei personaggi la cui tipizzazione risulta centratissima. Aminta è una sorta di hippie che vive libero e felice ai margini della società, facendo di un autobus in disuso la propria abitazione. Il suo isolamento è rallegrato dalla presenza di Elisa, con la quale si ama gioiosamente, secondo il disinibito costume dei figli dei fiori. La distanza che separa questa interpretazione dal personaggio di Metastasio sembrerebbe incolmabile, ma è così solo in apparenza. A ben vedere, invece, la semplicità bucolica del pastore settecentesco si ritrova pari pari nel pacifico, disinvolto e simpatico contestatore dell’ordine sociale, dal trasandato abbigliamento casual, che ci viene presentato dalla regia. Il soprano Roberta Mameli ne dà un’interpretazione convinta e convincente, con sonorità piene e corpose alternate a piani e pianissimi colmi di efficacia espressiva. L’artista brilla soprattutto nell’aria “L’amerò, sarò costante”, per il morbido canto sul fiato e il pathos rattenuto eppure eloquente. Elisa è fresca, frizzante e un po’ scervellata, come si addice alla ragazza di un giovanotto così fuori dagli schemi. Con il suo look sbarazzino e disimpegnato, le ballerine argentate e lustrini un po’ dappertutto, il soprano austriaco Elisabeth Breuer incanta per la perfetta immedesimazione scenica e per una vocalità limpida e comunicativa. In contrapposizione al mondo del libero amore, un po’ svaporato ed evanescente ma deliziosamente giovane e spontaneo, ci viene presentato quello del potere, con le sue divise scure, i suoi movimenti rigidi e stereotipati, che si contrappongono alle sciolte movenze di Aminta ed Elisa. Il tenore argentino Juan Francisco Gatell è un Alessandro Magno autorevole in scena e dal canto stilisticamente sempre convincente, nonostante il ruolo presenti una tessitura centrale che non è la più adatta per permettere all’artista di emergere. Sempre puntuale il contributo del tenore sivigliano Francisco Fernández-Rueda come Agenore, personaggio valorizzato dalla regia anche mostrandolo maltrattato dai tirapiedi di Alessandro, come se costui pensasse che un uomo del suo entourage non può cedere ai sentimenti – è innamorato di Tamiri e sa che Aminta ad Elisa si amano – perché questo atteggiamento può rappresentare un fattore di debolezza nel sistema. E c’è Tamiri, infine, cupa e nerovestita come si addice alla figlia di un dittatore spodestato e morto suicida prima di essere giustiziato dal nuovo ordine. Si aggira qua e là portando una valigia, simbolo del suo sradicamento e del suo disorientamento ora che il mondo cui apparteneva è crollato. Nella valigia è custodita una spada, con cui la principessa immagina di potersi vendicare un giorno di colui che ha segnato la fine di suo padre: ma è quello stesso che le permetterà di ricongiungersi all’amato Agenore, di cui nello spettacolo è incinta, e di sperare di recuperare altrove il proprio ruolo sociale. Nel ruolo il soprano Silvia Frigato si segnala per la consueta, impeccabile linea vocale. Alla serale cui si riferiscono queste note (mercoledì 27 febbraio), caldo, cordiale successo per tutti. Adolfo Andrighetti

alcuni argomenti simili


Notice: Undefined variable: vtype in /home/adaster/public_html/appr/app_film.php on line 44

Notice: Undefined variable: vtype in /home/adaster/public_html/appr/app_film.php on line 48




È entrata ufficialmente in vigore da lunedì 3 dicembre la legislazione approvata dal Parlamento europeo nel febbraio 2018 che stabilisce nuove regole contro il cosiddetto “geo-blocco ingiustificato”: di fatto i consumatori avranno un accesso transfrontaliero più ampio e più semplice ai prodotti, alle prenotazioni alberghiere, ai noleggi di automobili, ai festival musicali o ai biglietti per i parchi di divertimenti. Fare un acquisto in un qualsiasi Paese europeo sarà coperto da tutte le tutele che sono garantite nel proprio Paese. «Questo è un altro passo avanti nella creazione di un vero mercato unico – spiega Róża Thun (PPE, PL) relatrice del provvedimento in Parlamento – Un mercato in cui tutti i consumatori sono trattati allo stesso modo. Al momento dell'acquisto di prodotti all'estero, tutti noi ora avremo il diritto di essere trattati come consumatori locali. Il venditore non può più dirci: “Non ti vendo questo prodotto a causa della tua nazionalità, luogo di residenza o altro. Il Parlamento europeo ha negoziato intensamente con gli Stati membri l'applicazione di questo accordo già a partire dall'inizio di dicembre, in modo che gli europei possano beneficiare di una scelta più ampia quando faranno i loro acquisti natalizi». Le nuove regole riguardano anche l’acquisto di prenotazioni, di servizi, di biglietti d’ogni genere Secondo i risultati di uno studio di “mystery shopping” condotto dalla Commissione, il 63% dei siti web non consente agli acquirenti di acquistare da un altro paese dell'UE. Per i beni materiali, il blocco geografico più elevato era per gli elettrodomestici (86%), mentre per i servizi le prenotazioni online per eventi sportivi erano soggette al maggior numero di blocchi geografici. «Dopo il roaming e dopo la portabilità – conclude Róża Thun – sono davvero orgogliosa che, in collaborazione con la Commissione europea, si sia riusciti a trovare una soluzione al problema del blocco geografico. Questo renderà le cose più facili a milioni di cittadini». Non bisogna infatti dimenticare che negli ultimi dieci anni, la quota dei europei che acquistano online è quasi raddoppiata.

Asterisco Informazioni di Fabrizio Stelluto - P.I. 02954650277