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La Confartigianato veneta a Milano per la "politica dei SI"

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Dall’App Store e da Google Play è possibile scaricare gratuitamente una nuova applicazione mobile, progettata dal Parlamento europeo, per aiutare i cittadini a scoprire ciò che l'UE ha fatto, sta facendo e intende fare. Si chiama “Citizens’ App” e consente a tutti i cittadini europei, di ogni Paese dell’Unione, di verificare i risultati raggiunti dall’UE, i lavori in corso, gli obiettivi futuri. L’iniziativa, ovviamente orientata a diffonde la concreta conoscenza dell’attività europea in vista delle prossime elezioni, intende spiegare il ruolo del Parlamento europeo e per questo dà accesso a informazioni e iniziative organizzate per argomento e per località. Può essere personalizzata ed è disponibile in ventiquattro lingue. L’applicazione permette di vedere cosa ha fatto, sta facendo e intende fare l'Unione Europea per i suoi cittadini; di scoprire gli eventi e le iniziative locali e nazionali su 20 diversi temi ed argomenti; di accedere a contenuti multimediali come video, podcast e presentazioni. Tutti i dati possono essere filtrati attraverso una mappa interattiva. Tre sezioni per conoscere le attività UE nel proprio territorio e per la propria vita quotidiana Adattando la ricerca ai propri interessi personali, è possibile creare un vero e proprio calendario personale di eventi d’interesse; recensire le iniziative utilizzando lo strumento di feedback; ricevere notifiche sui temi di interesse personale; condividere le iniziative sui social media, via e-mail o SMS. L’app consente inoltre di accedere facilmente ai dati del sito web “Cosa fa per me l’Europa”: qui la pagina iniziale è divisa in tre sezioni specifiche. La prima “Nella mia Regione” sono raccolti 1400 articoli che si occupano dei temi delle regioni e delle città dell’UE. Un altro filtro è quello della seconda sezione, “Nella mia vita” che introduce a 400 articoli suddivisi per le diverse attività di lavoro, svago, cultura dei cittadini e dei diversi gruppi sociali. Infine la sezione “In primo piano” propone i 24 documenti fondamentali sulle politiche dell’UE
Uno spettro si aggira per l’Europa! Nulla a che vedere con quello di un paio di secoli fa: ad allarmare le autorità europee sono gli e-scooter, quei monopattini elettrici che, secondo dati riportati da “Le Parisien”, hanno già provocato in Francia nel 2018 cinque morti e 284 feriti. Il problema è certamente legato al fatto che questi mezzi di trasporto, per quanto limitati nella velocità massima ottenibile, sono completamente sconosciuti ai codici della strada di tutti i Paesi europei e che quindi circolalo nelle città senza alcuna autorizzazione amministrativa. Arrivati in Europa da nuove aziende di successo della Silicon Valley, gli e-scooter possono andare a una velocità massima di 25 km/h e non serve nemmeno affrontare la spesa per l’acquisto: c’è il noleggio temporaneo. Una volta registrata la tua carta di credito, scarichi un’App sul cellulare e la geolocalizzazione ti indica il monopattino più vicino: lo attivi leggendo un QR code e vai. Le tariffe di Lime e Bird, le due aziende californiane che hanno esportato il business degli e-scooter in Europa, si aggirano intorno ai 15 centesimi al minuto da sommare a un euro per l’attivazione del mezzo. In Italia ancora non si parla di alcun provvedimento ad hoc (nemmeno contro l’anarchia ciclistica) Gli e-scooter sono mezzi di locomozione agili, semplici da guidare, silenziosi ed ammantati da una immagine ecologistica. Non occorre alcun tipo di patente per guidare gli e-scooter. Basta tenere il manubrio, prendere velocità facendo due o tre passi con un piede a terra e uno sul monopattino e spingere la levetta dell’accelerazione. Quest’ultima aumenta d’intensità come un pedale destro dell’automobile, mentre la leva nel freno si trova sul manubrio sinistro. Il primo nodo, però, che questi mezzi circolano indifferentemente sia su strada sui marciapiedi: opportunità che ne ha certamente decretato il successo tra il pubblico, ma che rende assai elevata la pericolosità soprattutto ai danni dei pedoni abituati a passeggiare sotto i portici urbani senza dover prestare particolare attenzione. Tra i Paesi che si sono mossi per primi verso una qualche regolamentazione ci sono il Belgio e la Germania: secondo i media tedeschi si starebbe facendo strada l’intenzione di limitarne l’uso nelle sole piste ciclabili (casa che in Italia avrebbe ben poco senso, visto che le biciclette regolarmente circolano sui marciapiedi, nelle aree pedonali e ovunque vogliano). Più drastici in Olanda che si accingono a vietare l’uso di ogni tipo di ciclomotore elettrico nelle piste ciclabili.
È stata pubblicata sul sito del Ministero dello sviluppo economico la circolare relativa alle modalità di presentazione delle progettualità per dare sviluppo alle aree di crisi industriale complessa del territorio del Comune di Venezia. È lo strumento che da attuazione all’Accordo di Programma per l’attuazione del “Progetto di riconversione e riqualificazione industriale” (PRRI) per l’area di crisi veneziana firmato lo scorso 23 ottobre nella sede del MISE dalle istituzioni venete e veneziane. Il provvedimento definisce puntualmente le modalità e i termini di presentazione delle domande per le agevolazioni previste, dirette a sostenere la realizzazione di nuovi investimenti e nuove iniziative economiche nel territorio comunale, con particolare riferimento a Porto Marghera. Il Governo ha assunto un impegno finanziario di 20 milioni di euro per sostenere la realizzazione di investimenti produttivi di dimensioni superiori a 1,5 milioni di euro. Le risorse ministeriali saranno integrate dai 6,7 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Veneto per interventi a sostegno dell’occupazione, della riqualificazione, e dell’adeguamento professionale dei lavoratori. I progetti potranno essere presentati dal 15 febbraio al 15 aprile 2019 sul sito di Invitalia Successivamente saranno valutati secondo i criteri indicati nell'avviso, che prevedono una premialità per i progetti con maggiore impatto positivo sul fronte occupazionale. Oscillano tra l’entusiasmo e l’impegno i commenti politici da parte della Regione e del Comune «È grazie all’ottimo lavoro del MISE e alla fattiva collaborazione con la nostra Unità di crisi aziendali – dichiara il Presidente del Veneto, Luca Zaia – che possiamo passare ora a raccogliere e valutare gli interventi destinati a creare le condizioni per una nuova fase di crescita del tessuto industriale di Venezia e di Porto Marghera. Oltre alle parti sociali, un doveroso ringraziamento va anche al Comune, alla Città Metropolitana di Venezia e all’Autorità Portuale per il risultato raggiunto». «La nostra Amministrazione – sottolinea l’Assessore allo sviluppo economico del Comune di Venezia, Simone Venturini – ha sempre sostenuto la centralità di Porto Marghera per il rilancio economico dell’intera area metropolitiana e tutte le azioni messe in campo vanno proprio in questa direzione. Gli investitori e gli imprenditori sappiano che qui troveranno un Comune che sostiene e incoraggia i progetti di sviluppo in grado di creare nuovi posti di lavoro». «Ora la parola passa a chi ha un reale interesse a investire nell’area di crisi industriale complessa del territorio del Comune di Venezia – ribadiscono gli Assessori regionali al lavoro, Elena Donazzan, e allo sviluppo economico, Roberto Marcato – La Regione si è impegnata a destinare 6,7 milioni di euro per gli interventi a sostegno dell’occupazione, della riqualificazione e dell’adeguamento professionale dei lavoratori. In più è prevista una premialità per le piccole e medie imprese dei settori manifatturiero e dei servizi alle imprese nei bandi POR FESR della Regione per i progetti destinati allo sviluppo di quest’area di crisi industriale complessa».
Sono stati rinnovati i vertici di Confartigianato Imprese Veneto e Agostino Bonomo è stato confermato alla guida dell’associazione fino al 2022. Confermati anche i due Vicepresidenti Roberto Boschetto (PD) come vicario e Marco Marcello (RO). Confartigianato è l'associazione imprenditoriale regionale maggiormente rappresentativa a cui aderiscono, per il tramite delle 7 associazioni territoriali che la compongono, oltre 55mila soci. «Il Veneto – ha detto Agostino Bonomo – si conferma compatto e determinato a proseguire con continuità nelle linee programmatiche già impostate arricchite da nuove azioni adeguate alla complessità del momento economico e politico. Al centro della nostra azione restano sempre il valore artigiano delle imprese, l’appartenenza al sistema associativo e la consapevolezza che le sfide che ci attendono non riguardano solo il nostro ‘orticello’. In questa ottica il ruolo attivo e propositivo che abbiamo avuto nella manifestazione nazionale “Quelli del Sì” ci ha dato maggiore consapevolezza di essere sulla strada giusta». «Il mio grazie – prosegue il Presidente – va innanzi tutto ai Presidenti provinciali che hanno condiviso all’unanimità il lavoro sino ad oggi svolto e che ci hanno dato mandato pieno a proseguire garantendo il loro impegno per la ‘messa a terra’ territoriale delle varie iniziative. Azione, questa, indispensabile per chi cerca la concretezza come noi». Con un segnale di forte continuità, è stato confermato interamente l’attuale gruppo dirigente A fianco di Bonomo, è stato confermato in blocco anche il Comitato di Presidenza composto dal Vice Presidente vicario Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Padova, titolare della Boschetto & Boschetto Snc di Rubano, ditta che opera nel settore edilizio e Marco Marcello socio fondatore della BioCalòs s.r.l. società che lavora in campo ambientale nella produzione di fertilizzanti organici, attività che occupa stabilmente 9 persone”. «Ripartiamo – conclude Bonomo – affrontando di petto i temi con nuovo slancio consapevoli che abbiamo il compito di offrire alle nostre imprese un contesto complessivo favorevole sotto tutti gli aspetti: fiscale, del lavoro, dell’innovazione e ricerca ma anche sociale ed infrastrutturale. Alla politica invece ci rivolgiamo come stimolatori di temi da affrontare e risolvere perché non è più possibile che il Paese si fermi periodicamente su un solo problema. Chiediamo un periodo di stabilità e crescita che ci permetta di lavorare e concentraci sulle nostre imprese e lavoratori». Agostino Bonomo è nato ad Asiago 61 anni fa, è sposato e titolare dal 1978 di un laboratorio odontotecnico; dal 2006 è contitolare con i due figli Pietro e Alberto del panificio di famiglia. Alle attività professionali ha sempre accompagnato, nell'ambito dell'Associazione Artigiani, anche l'impegno di dirigente. È stato inoltre componente della Giunta della Camera di Commercio di Vicenza, consigliere dell'Ente Fiera di Vicenza, ed ha per quindici anni retto la presidenza del GAL 6 "Altopiano di Asiago 7 Comuni - dall'Astico al Brenta" e della società "Montagna Vicentina", organismi misti pubblico-privati per la gestione dei contributi comunitari nell'ambito dei progetti "Leader". Sempre ad Asiago è stato (dal 1993 al 2009) componente della Commissione comunale Attività produttive e Turismo, vicepresidente del Consorzio di Promozione Turistica e poi del consiglio di amministrazione di "Aeroporto di Asiago SpA" (2003-2009), dirigente dell'Asiago Hockey, dell'Unione Sportiva Asiago Sci, della cooperativa sociale "Asiago 7 Comuni" e del Lions Club. Ha inoltre contribuito a fondare il Comitato Salvaguardia Strutture Ospedaliere dell'Altopiano di Asiago 7 Comuni e, fino al 2010, è stato anche componente di area del Comitato di Sconto della Banca Popolare di Vicenza. Nel biennio 2015-2016 è stato anche vice presidente nazionale di Confartigianato Imprese.
In occasione del Giorno della Memoria 2019 ed il 30° Anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’Ufficio di Venezia per il Consiglio d’Europa ha organizzato un ciclo di eventi incentrati sul due mostre ad ingresso gratuito aperte a Venezia e sulla proiezione di un film a Mestre. Si inizia dal 9 gennaio presso la Venice Exhibition Gallery in Calle dei Fuseri 4463 a Venezia, sarà gratuitamente visitabile, al 9 febbraio, la mostra fotografica “Auschwitz e l’importanza della memoria”. Le foto sono tratte dal libro “Al termine del binario: Auschwitz” di Aldo Navoni e Federica Pozzi (Linea edizioni, 2018). In esposizione anche oggetti provenienti dal campo di Auschwitz-Birkenau, gentilmente messi a disposizione dalla Foundation of the Memory Sites near Auschwitz-Birkenau, ed alcune lettere originali scritte dai prigionieri del campo di Auschwitz-Birkenau facenti parte della collezione privata degli autori. L'attività è a cura della Venice Exhibition Gallery e del Consiglio d’Europa Ufficio di Venezia, in collaborazione con Europe Direct Venezia ed ha ottenuto il patrocinio della Foundation of the Memory Sites near Auschwitz-Birkenau. L'orario di apertura sarà il seguente: 16:00 - 19:30. Su richiesta, gli autori si rendono disponibili ad effettuare delle visite guidate a scolaresche di classi medie e superiori. Per accreditarsi in occasione dell'inaugurazione, che si terrà in data mercoledì 9 gennaio ore 16:00, o per ricevere maggiori informazioni: binario.kzl@gmail.com Dal 10 al 31 gennaio alla Cultural Flow Zone presso Tesa 1, Dorsoduro - Zattere 1392, sarà gratuitamente visitabile su prenotazione la mostra di fotografie, disegni e mappe “L'infanzia rubata”. La mostra è a cura del Consiglio d’Europa Ufficio di Venezia in collaborazione con l'Università Ca’ Foscari ed è stata realizzata dall’Associazione Figli della Shoah. Si ripercorrono idealmente la negazione dei diritti fondamentali dei bambini ebrei durante gli anni della persecuzione nazifascista e si contrappone a tale orrore la figura del pedagogo polacco Janusz Korczak, ispiratore dell’attuale Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che lottò fino all’ultimo per alleviare le sofferenze dei bambini nel suo Orfanotrofio, situato nel Ghetto di Varsavia. Per informazioni su orari e visite guidate: bit.ly/CFShoah_InfanziaRubata. L’appuntamento in terraferma è invece fissato a mercoledì 16 gennaio, alle ore 16.00 presso il Cinema Dante d'Essai in Via Sernaglia 12: qui si terrà la proiezione gratuita del film “Corri ragazzo corri”, del 2013, di Pepe Danquart. Il film racconta l'infanzia violata durante la seconda guerra mondiale ed è un adattamento del romanzo “Corri ragazzo, corri” di Uri Orlev, basato su eventi reali della vita di Yoram Friedman. È in programma una preziosa testimonianza introduttiva di Olga Neerman, ex insegnante e scrittrice veneziana costretta durante la Seconda Guerra Mondiale a lasciare la sua casa del Lido di Venezia per sfuggire alla persecuzione razziale. L'evento è a cura del Consiglio d’Europa Ufficio di Venezia, in collaborazione con Circuito Cinema Comunale, Cinema Dante, Associazione Figli della Shoah ed Europe Direct Venezia. Per informazioni e prenotazioni: luca.volpato@coe.int
L’ultima Assemblea Plenaria del 2018 per il Parlamento Europeo ha approvato l'ampliamento del campo di applicazione delle direttive sulla tassazione delle imprese digitali che operano nell’UE indicate dal Consiglio aggiungendo all’elenco già previsto ulteriori servizi digitali. I deputati infatti hanno previsto che anche la fornitura di “contenuti su un'interfaccia digitale come video, audio, giochi o testi che utilizzano un'interfaccia digitale”, indipendentemente dal fatto che tali contenuti siano di proprietà della società fornitrice o che questa ne abbia acquisito i diritti di distribuzione, potrà essere sottoposte all’imposizione fiscale. Le piattaforme online che vendono contenuti digitali, come Netflix, possono quindi essere tassate. I deputati hanno inoltre accettato di ridurre la soglia minima al di sopra della quale i redditi di una società sono soggetti a tassazione. Le norme si applicheranno a qualsiasi società che generi entrate all'interno dell'UE superiori a 40 milioni di euro durante l'esercizio finanziario in questione. La tassazione europea è solo ‘temporanea’ in attesa che si arrivi ad un provvedimento globalizzato «Sia il Parlamento europeo sia i cittadini europei chiedono che i giganti della tecnologia paghino le loro tasse – ha dichiarato il relatore sulla tassa sui servizi digitali DST (digital services tax in inglese)Paul Tang (S&D, NL) – Per questo motivo abbiamo votato in favore di una tassa sui servizi digitali più ambiziosa, tassando anche le entrate derivanti dai servizi di streaming online. Stiamo parlando di equità di base, dove tutti pagano la loro parte equamente». Il relatore sulla presenza digitale significativa Dariusz Rosati (PPE, PL) ribadisce che: «Le tasse devono essere pagate quando un’impresa crea il suo valore, indipendentemente dal fatto che si tratti di un’impresa digitale o tradizionale. L’Unione europea dovrebbe essere un precursore di tendenze, continuando nel contempo a lavorare su una soluzione internazionale a livello dell'OCSE. È giunto il momento di agire».
Non c’è ancora chiarezza su come sarà configurato il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, ma le perplessità sono già moltissime e non tutte dall’agone politico. Anche i tecnici hanno espresso dubbi sulla misura che sta per essere definita. Anche l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre mette in guardia contro la possibilità che la metà della platea dei teorici destinatari possa essere composta da persone che lavorano in maniera irregolare. «A causa dell’assenza di dati omogenei relativi al numero di lavoratori in nero presenti in Italia che si trovano anche in stato di deprivazione – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – non possiamo dimostrare con assoluto rigore statistico questa tesi. Tuttavia, vi sono degli elementi che ci fanno temere che buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza potrebbe ottenere questo sussidio nonostante svolga un’attività lavorativa in nero, sottraendo illegalmente alle casse dello Stato un’ingente quantità di imposte, tasse e contributi previdenziali». Le prestazioni di lavoratori in nero sono occasione di concorrenza sleale per vari settori economici Secondo l’Istat, in Italia ci sono poco meno di 3,3 milioni di occupati che svolgono un’attività irregolare. Se da questo numero, dice l’Ufficio Studi, vengono esclusi i dipendenti e i pensionati che non hanno i requisiti per accedere a questa misura, in linea teorica, a percepire questa misura sarebbero 2 milioni di lavoratori in nero, vale a dire circa la metà dei potenziali aventi diritto. «Con la diffusione dell’economia sommersa – dichiara il segretario della CGIA Renato Mason – a rimetterci non è solo l’Erario. Ci rimettono anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigiane e del commercio che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di chi beneficia di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di chi pratica un prezzo finale del prodotto/servizio molto più contenuto».
Il presidente dell’ANCE (l’associazione dei costruttori) di Venezia, Ugo Cavallin, ha espresso la soddisfazione dell’associazione da lui guidata per l’affidamento alle imprese dell’area metropolitana di Venezia dei lavori per circa 300 milioni di euro finalizzati all’ultimazione del Mose. «Una decisione – spiega Cavallin – che rappresenta un elemento estremamente positivo per due ordini di motivi. Innanzitutto perché, come in questi mesi Ance Venezia ha ripetutamente richiesto, si tratta di un segnale concreto della volontà di riprendere e finalmente portare a termine quest’opera essenziale per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, superando i freni, i dubbi e le riserve che avevano in qualche modo portato ad uno stallo, operativo e decisionale, che si stava protraendo da tanto, troppo tempo. In secondo luogo perché, come si è già avuto modo di sottolineare, per raggiungere questo obiettivo, si è scelta la strada di rivolgersi alle imprese locali del Consorzio Venezia Nuova, che per know-how, esperienza, professionalità e affidabilità sono in grado di assicurare l’ottimale perseguimento del risultato. Ciò risulta del resto confermato dal fatto che si tratta di imprese che conoscono molto bene il contesto, in quanto già da anni sono impegnate dei lavori di realizzazione del Mose e nelle opere di salvaguardia in senso lato, e per questo offrono la massima garanzia di serietà e competenza». L’Ance si rende disponibile all’attività di vigilanza per evitare fenomeni di scorrettezza «Ora – Prosegue il presidente Cavallin – l’auspicio è quello che nell’operazione di completamento della grande opera venga in qualche modo assicurato il coinvolgimento anche di altre qualificate e selezionate realtà imprenditoriali presenti sul territorio, che sono a loro volta in grado di dare un valido e importante contributo. Ciò potrà avvenire attraverso l’eventuale allargamento della compagine dei consorzi affidatari, nel rispetto delle rispettive regole interne e di quelle del Consorzio Venezia Nuova, sia mediante il concorso a vario titolo delle altre imprese nella fase esecutiva delle opere. A quest’ultimo riguardo, cogliendo lo spunto dalle dichiarazioni dell’assessore comunale Renato Boraso, proprio la conoscenza delle imprese affidatarie e la possibilità di un loro controllo diretto del loro operato ci rende fiduciosi sul fatto che la gestione dei subappalti avverrà in modo corretto e trasparente, senza il ripetersi di quei fenomeni, purtroppo ricorrenti in passato, di compressione delle condizioni contrattuali ed economiche a scapito delle piccole imprese subappaltatrici e fornitrici». «Anche in questo – conclude Ugo Cavallin – Ance Venezia dà la propria disponibilità a concorrere all'attività di vigilanza».
Nei primi nove mesi del 2018 il volume delle esportazioni ‘Made in Veneto’ ha superato del +2,9% il corrispondente periodo del 2017: in cifre, le 28.864 imprese venete che esportano tra gennaio e settembre hanno venduto merci all’estero per un valore pari a 47 miliardi di euro, superando in prospettiva il consuntivo 2017 che attestò una capacità di esportare pari a 61,6 miliardi di euro (a sua volta in crescita del +5,6% rispetto al 2016). I dati sono stati diffusi da “Statistiche Flash”, il periodico dell’Ufficio Statistica della Regione e risulta che il Veneto sia la seconda regione in Italia nella classifica dell’export, con una propensione all’export pari al 38% del Pil e una quota di esportazioni pari al 14% di quelle nazionali. I settori che hanno migliorato ulteriormente la loro presenza sui mercati internazionali sono la meccanica, con un aumento del +6,2%; la moda, +2 %; il settore chimico e farmaceutico, +0,8%; e le produzioni agroalimentari, +0,3%. Le province più propense a guardare ai mercati internazionali sono Vicenza, con merci esportate nei primi nove mesi del 2018 per 13,2 miliardi; Treviso, con 10,1 miliardi; Verona, con 8,5 miliardi; e Padova, con 7,4 miliardi. Crescono i mercati europei e in Paesi di altri continenti, ma frena l’export verso il Medio Oriente Germania e Francia sono i principali mercati di riferimento per le imprese venete, orientate in prevalenza verso mercati e paesi comunitari; ma i produttori veneti si dimostrano capaci di conquistare anche nuovi mercati emergenti extraeuropei: Messico, +15 %; India, +11,8%; e Brasile, +16,2%. Appaiono invece in sensibile calo le esportazioni verso il Medio Oriente. «Ancora una volta il Veneto si conferma la seconda Regione italiana per valore di esportazioni – commenta l’assessore al turismo e al commercio estero, Federico Caner – Un primato creato dalla grande capacità innovativa dei nostri imprenditori, che hanno saputo sviluppare un sistema produttivo non solo dinamico ed efficiente, ma anche attento alla domanda internazionale. Il supporto della Regione alle attività e ai programmi di promozione dell’export offre anche alle aziende di più piccole dimensioni importanti occasioni per farsi conoscere ed apprezzare anche all’estero».
Sette milioni di euro al Veneto dal Ministero delle infrastrutture per recuperare e ristrutturare alloggi di edilizia residenziale pubblica: il relativo bando sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione e dal 21 dicembre Ater e Comuni del Veneto avranno trenta giorni di tempo per presentare la loro domanda di contributo. I fondi saranno cadenzati nell’arco di un decennio e andranno a finanziare interventi di manutenzione straordinaria, riqualificazione energetica, messa in sicurezza, superamento delle barriere architettoniche, frazionamenti e accorpamenti di parti immobiliari. «Si tratta di una opportunità importante per il patrimonio di edilizia residenziale pubblica del Veneto – sottolinea l’Assessora all’edilizia residenziale pubblica Manuela Lanzarin – L’età media degli alloggi supera ormai i quarant’anni e il 45% è stato costruito prima degli anni Ottanta. Sono ammissibili al bando interventi consistenti, di importo sino a 50 mila euro, che interessino non solo gli appartamenti sfitti o inoccupati, ma tutti gli alloggi di edilizia residenziale pubblica dei circa 6 mila condomini gestiti da Ater e Comuni. Grazie al nuovo bando e al recupero di altri 5,3 milioni di euro assegnati in precedenza, il sistema dell’edilizia residenziale pubblica del Veneto potrà contare su un ‘portafoglio’ di spesa aggiuntivo di 12,4 milioni di euro». Il 13% del patrimonio di Ater e Comuni è sfitto perché ha bisogno di interventi di ristrutturazione Gli interventi dovranno avvenire in tempi relativamente brevi: Comuni e Ater avranno 30 giorni di tempo per presentare domanda di finanziamento; i cantieri dovranno aprire entro 12 mesi dalla concessione del contributo e concludersi non oltre i due anni dall’avvio dei lavori. Il patrimonio complessivo degli alloggi Erp in Veneto conta 5.908 fabbricati e 38.413 alloggi: 33.236 sono attualmente assegnati ed abitati da 72.200 inquilini mentre il restante 13%, pari a oltre 5.000 unità, sono sfitti, perché fatiscenti, non a norma, o in vendita. Nelle Ater di Padova, Venezia e Treviso gli anziani rappresentano oltre un terzo degli inquilini. La superficie media degli appartamenti pubblici è di 70 metri quadrati; solo il 4% delle abitazioni supera i 100 metri quadrati.

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Saranno 400 i veneti aderenti a Confartigianato Imprese Veneto che il 13 dicembre si ritroveranno al Milano Convention Center per sostenere la manifestazione nazionale promossa nel segno della “politica del SI”. La manifestazione è organizzata da Confartigianato Nazionale per dire al Governo che bisogna ascoltare la voce delle imprese e che servono politiche a sostegno del mondo produttivo rappresentato per il 98% da artigiani, micro e piccoli imprenditori. Le parole d’ordine che uniscono tutte le organizzazioni regionali di Confartigianato sono a favore dell’Europa e dell’euro, per una pubblica amministrazione efficiente e una giustizia civile veloce, auspicando un mercato del lavoro che valorizzi il merito e garantisca alle imprese le necessarie competenze. In generale una forte spinta, la Confartigianato nazionale la esprime per la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali strategiche per far viaggiare velocemente le persone e le merci. E proprio questo tema è quello che il Veneto sente oggi con maggiore urgenza, come ha sottolineato Agostino Bonomo, Presidente regionale, insieme ai presidenti delle sette province venete. Per le piccole e medie imprese venete è fondamentale completare le grandi infrastrutture in regione L’elenco delle opere di interesse veneto, per la maggior parte tutte già allo stato di una definizione progettuale di massima ed in taluni casi già avviate, è indubbiamente corposo. In cima alla lista la TAV da Brescia a Padova, portando a circa un’ora (1 ora e dieci minuti) il tempo minimo di percorrenza della tratta Milano – Mestre; poi riduzione del tempo di percorrenza sulla tratta Padova – Bologna dagli attuali 59 a 34 minuti; si prosegue con la connessione ai valichi alpini del Tarvisio e soprattutto del Brennero, anche con il collegamento autostradale della Valdastico con l’asse del Brennero e il completamento della Superstrada Pedemontana Veneta. Si deve intervenire per migliorare la velocità commerciale e la sicurezza della Romea, fare la terza corsia sulla A13 Padova-Bologna nel tratto Monselice – Padova Sud e velocizzare al massimo i lavori della terza corsia della autostrada A4. «Non dimentichiamo – ha concluso Bonomo – le infrastrutture immateriali come la banda ultra larga. La digitalizzazione costituisce un acceleratore per la competitività del sistema produttivo ma affinché ciò si realizzi senza ulteriori sperequazioni, internet veloce (fibra ottica ad almeno 30 Mbps) deve essere garantito alle imprese anche nelle aree interne del territorio».

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