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Il Parlamento Europeo ha approvato, con 463 voti favorevoli, 64 contrari e 29 astensioni, il nuovo programma europeo per sostenere gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti nel periodo 2021-2027. Con l’obiettivo di generare quasi 700 miliardi di euro di investimenti, l’iniziativa “InvestEU”, in parte già concordata con i Ministri UE, sostituisce l’attuale Fondo europeo per gli investimenti strategici (il FEIS, che faceva parte del “Piano Juncker”) istituito dopo la crisi finanziaria del 2008. Il voto espresso dai parlamentari europei intende migliorare l’attuale proposta della Commissione europea, aumentando la dotazione dell’UE da 38 miliardi di euro a 40.8 miliardi di euro per innescare investimenti pari a 698 miliardi di euro, una cinquantina in più dell’originaria proposta della Commissione. Il nuovo strumento intende incentivare progetti ambientali, di cultura e di finanza etica «“InvestEU” – ha affermato José Manuel Fernandes (PPE, PT), correlatore della commissione per i bilanci – porterà più investimenti, competitività e crescita economica, consentendo la creazione di nuovi e migliori posti di lavoro in tutta l’Unione. Contribuirà alla coesione economica, sociale e territoriale e a colmare il divario di investimenti nell’UE sostenendo quelli pubblici e privati per le PMI, la ricerca, l’innovazione e la digitalizzazione, le infrastrutture sostenibili e il settore sociale». Correlatore del provvedimento, e presidente della commissione per i problemi economici e monetari, è l’italiano Roberto Gualtieri (S&D, IT) che ha sottolineato: «Stiamo dando forma al futuro dell’UE verso maggiori investimenti a sostegno delle piccole e medie imprese e dei progetti locali. Inoltre, colleghiamo questo nuovo strumento a un forte incentivo a sostenere i progetti ambientali, sociali e di governance, promuovendo la cultura e garantendo una finanza etica e sostenibile».
Luci e ombre nel primo commento del presidente di ANCE Venezia (l’associazione dei costruttori edili), Ugo Cavallin, sulle norme contenute nel decreto cosiddetto “sblocca-cantieri” approvato dal Governo Conte dopo un mese di verifiche e correzioni dopo la prima stesura. «È stato necessario il forte richiamo del Presidente della Repubblica – dichiara il presidente Cavallin – perché il governo, messi da parte i dissidi interni, finalmente licenziasse il decreto sblocca-cantieri, pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 18 aprile e in vigore da venerdì 19. Il testo, radicalmente modificato rispetto a quello approvato dal consiglio dei ministri del 20 marzo con la formula “salvo intese”, si compone di 30 articoli, solo 5 dei quali riguardano gli appalti pubblici, l’accelerazione degli interventi infrastrutturali e la rigenerazione urbana. Si tratta di una serie di interventi puntuali, volti a correggere, non sempre migliorando, un codice che di fatto aveva ingessato lo sviluppo infrastrutturale del Paese». Crea apprensione l’immediata esecutività delle norme che metteranno in difficoltà tutti gli operatori «Va salutata con favore, ai fini della chiarezza normativa – specifica Cavallin – la previsione del ritorno ad un regolamento unico, contenente le disposizioni di esecuzione, attuazione ed integrazione del codice, ponendo fine al caos creato dal sovrapporsi di linee guida dell’autorità anticorruzione e di decreti ministeriali». «Sul tema del subappalto, il governo non ha avuto il coraggio di seguire le ferme indicazioni dell’Unione Europea nel senso della liberalizzazione – prosegue la dichiarazione – e si è limitato da un lato ad alcune modifiche di snellimento e sburocratizzazione, dall’altro ad un innalzamento della percentuale subappaltabile (dal 30 al 50% dell’opera), lasciando però inspiegabilmente, alla valutazione discrezionale della stazione appaltante, la scelta, se consentire o meno il ricorso al subappalto. Senz’altro positiva, invece, è la possibilità di ricorrere al criterio del minor prezzo fino alla soglia comunitaria (era ammesso fino a due milioni di euro), evitando il rischio di ribassi eccessivi con l’applicazione di automatismi per l’esclusione delle offerte anormalmente basse». «Al di là delle altre novità – conclude il presidente di ANCE Venezia – merita di essere fatta una considerazione sul fatto che, ancora una volta, la disciplina dei lavori pubblici viene modificata con un provvedimento di urgenza, che entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, creando scompiglio in tutti gli operatori (stazioni appaltanti, imprese, professionisti), che si trovano a fronteggiare, dall’oggi al domani, norme nuove, non sempre di facile interpretazione e applicazione».
Mentre si continua a discutere di revisione o abrogazione del Codice degli Appalti, arriva l’esemplare vicenda di una procedura negoziata del Comune di Mirano (la Città Metropolitana ha svolto solo il ruolo di stazione appaltante), riguardante l’adeguamento del locale campo da rugby. La prima singolarità è che l’appalto, nato con una base d’asta di 438.000 euro, subisce, prima della gara, una decurtazione dell’8%, passando a 403.000 euro, in applicazione di una delibera della Giunta Regionale del Veneto, risalente al 2017: con un ritardo di ben 3 anni si approvava il prezzario regionale del 2014 (tuttora in vigore), autorizzando i progettisti ad apportare, con adeguata motivazione, variazioni in rialzo fino al 15% o in ribasso fino al 25%. A prescindere dal fatto che nel caso specifico non c’è traccia di alcuna motivazione a giustificazione del ribasso, è evidente che la delibera regionale (contro la quale anche recentemente Ance Venezia ha preso ferma posizione) può creare distorsioni: nel caso, infatti, la gara parte con valori di prezzo riferiti al 2014, ulteriormente ribassati dal Comune di Mirano in modo significativo. Lo stesso Comune invita alla gara 19 imprese, di cui 12 venete (7 della provincia di Venezia) e 7 di fuori regione. Ugo Cavallin, Presidente di Ance Venezia, auspica che i risparmi non ricadano su sicurezza e lavoratori Evidentemente i prezzi “tirati” non invogliano la partecipazione, visto che solo 7 imprese su 19 presentano l’offerta: 2 della provincia di Venezia, una di Padova e, dato che dovrebbe far riflettere, tutte le altre non trivenete. Essendo pervenute meno di 10 offerte, la gara si effettua al massimo ribasso con un risultato altrettanto singolare: le tre imprese dell’area, che in quanto presenti sul territorio dovrebbero avere costi minori, offrono un ribasso medio dell’8%, mentre le imprese “foreste” (da Barletta, Reggio Calabria, Rimini e Caserta), che dovrebbero sopportare i costi del trasferire la propria struttura (attrezzature, macchinari, personale) a Mirano, propongono un ribasso medio più che doppio (il meno 19%), tanto che la gara viene aggiudicata grazie ad un ribasso di quasi 100.000 euro, pari al 23,44%, praticato su prezzi di 5 anni fa, già “sforbiciati” in partenza dell’8%! Difficilmente un’offerta del genere può essere considerata congrua. Il dubbio, che Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Venezia vuole sollevare, è che l’obiettivo sia aggiudicarsi gare a qualunque costo per poi puntare a revisioni dei conti in corso d’opera con varianti o con “risparmi” di vario tipo; per questo, non mancherà di seguire con la massima attenzione lo sviluppo esecutivo dell’opera. «L’esperienza insegna – commenta Ugo Cavallin, Presidente di Ance Venezia – che i supposti risparmi possano andare a discapito anche del trattamento dei lavoratori impegnati nell’esecuzione dell’opera o delle condizioni per la loro sicurezza. Ci aspettiamo che anche il sindacato svolga quel ruolo di vigilanza attiva, che deve essergli proprio».
«Avrebbe un effetto choc sui consumi interni l’ipotizzato aumento dell’IVA che il Governo si vedrebbe obbligato a varare, probabilmente dopo le europee, a causa delle cosiddette clausole di salvaguardia»: anche il presidente di CNA Veneto, Alessandro Conte, si allinea ai commenti più preoccupati sulle notizie relative ai contenuti del DEF e della politica economica del Governo. «Proprio i consumi interni, invece – sottolinea Conte – hanno bisogno di essere rilanciati al più presto, in considerazione delle crescenti difficoltà che le imprese esportatrici incontrano sui mercati internazionali in preda a guerre commerciali come non se ne vedevano da lungo tempo». «Il binomio meno tasse più IVA – dichiara ancora il presidente di CNA Veneto – non è quello che serve alla nostra economia e quindi alle imprese, perché i vantaggi per le aziende che esportano sarebbero vanificati dai danni, ben maggiori per entità, per tutte quelle altre che vedrebbero ridursi la propria fetta di mercato a causa del sicuro calo dei consumi interni. L’IVA aumentata, infatti, va a colpire tutti i cittadini in quanto consumatori, con un aumento di tutti i prezzi e la certa contrazione dei consumi». Reddito di cittadinanza, Quota 100 e salario minimo: misure che non aiutano l’economia reale CNA Veneto è più che convinta che la ripresa non può che passare per le imprese. E quando si parla di imprese in Italia, per la struttura del sistema produttivo nazionale, si parla soprattutto di artigiani, piccole e medie imprese. Invece nel Def appena presentato dal Governo, pare proprio che questo imperativo categorico sia spesso dimenticato. «Mancano del DEF una politica infrastrutturale estesa alle infrastrutture medio-piccole, strumenti per allentare la persistente stretta creditizia, una riforma della bolletta energetica e una riduzione del costo del lavoro e del cuneo fiscale, in Italia tra i più alti del mondo sviluppato. Inoltre – conclude Alessandro Conte – non convincono provvedimenti come il Reddito di cittadinanza e Quota 100, che hanno uno spiccato sapore assistenzialista, o il cosiddetto salario minimo che rischia di indebolire il successo consolidato dei rapporti fra le parti sociali».
L’allarme generale per l’inquinamento da Pfas è partito del Veneto dopo il pericoloso caso scoperto nelle falde acquifere del vicentino: oggi proprio dal Veneto arriva una risposta scientifica molto importante per combattere questo subdolo nemico. I ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno brevettato un sensore elettrochimico che riesce a misurare la concentrazione di Perfluorottano Sulfonato (Pfos), tra le molecole della famiglia dei Pfas più diffuse e inquinanti. I composti perfluoroalchilici sono molto resistenti al degrado e conferiscono proprietà idrorepellenti ed ignifughe al materiale su cui sono applicati. Per tale ragione sono largamente utilizzati in processi industriali per la produzione, ad esempio, di tessuti impermeabili o antimacchia. Per la loro persistenza nell’ambiente e l’accumulo negli organismi viventi, uomo incluso, sono considerati inquinanti emergenti e pericolosi a livello globale. Dopo la scoperta della contaminazione delle falde acquifere in Veneto, la Regione ha fissato un livello nelle acque destinate al consumo umano di 30 nanogrammi per litro per il Pfos, una concentrazione che il sensore riesce perfettamente, e rapidamente, ad identificare. Si passa ora alla fase di industrializzazione di un semplice strumento per veloci controlli sulle falde «Fino a ieri servivano costose analisi di laboratorio per misurare la concentrazione di Pfos – spiega Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e coordinatore del team di inventori del nuovo sensore – mentre il nostro sensore permette un riscontro sul campo, immediato e poco costoso, utile, ad esempio, a concentrare gli ulteriori approfondimenti analitici solo sui siti più inquinati». Il sensore impiega polimeri a stampo molecolare, una specie di ‘reticolo’ creato ad hoc le cui cavità coincidono con le molecole che si vorranno riconoscere: lo stampo intrappola quindi le molecole complementari. In questo caso, conoscendo l’impronta del Pfos, il sensore è in grado di riconoscerlo e misurarne la concentrazione. Il brevetto è ora pronto a un ulteriore passaggio: occorre infatti l’investimento industriale per ingegnerizzare il dispositivo che rende facilmente fruibile sul display la misura effettuata dal sensore.
Secondo i dati diffusi dall’Acea, l’associazione dei costruttori europei dell’auto, nei 31 mercati nazionali della zona UE+Efta complessivamente considerati le immatricolazioni di autovetture hanno fatto registrare in marzo un calo del -3,6% su marzo 2018. Il consuntivo del primo trimestre si chiude quindi con una contrazione totale del -3,2% dovuta ai cali in 21 dei 31 mercati considerati. «Dai dati statistici diffusi oggi e dal contesto economico – dice Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – scaturisce un quadro del mercato europeo dell’auto penalizzato dall’effetto congiunto di fattori di freno specifici, come la demonizzazione del diesel, o comuni all’intera economia come il quadro congiunturale e, per il Regno Unito, anche la Brexit». Se, come sembra, i dati congiunturali di un Paese guida come la Germania dovessero essere confermati tendenti nel primo trimestre 2019 ad una leggera crescita del Pil, ancora di più risalterebbe che la caduta delle vendite è da addebitarsi al clima di forte disorientamento fra gli automobilisti che devono sostituire un loro modello diesel e non trovano sul mercato una soluzione altrettanto conveniente. L’Italia è la peggiore nel gruppo dei mercati più grandi e un’auto su dieci è rimasta del concessionario L’andamento delle immatricolazioni in Europa è influenzato dai risultati dei cinque maggiori mercati e in questo gruppo è compresa anche l’Italia che è per altro la peggiore con un calo in marzo pari al -9,6% e nella somma del primo trimestre del -6,5%. Sul mercato italiano pesa tuttavia, come, e più che negli altri mercati europei, la penalizzazione del diesel con le immatricolazioni calate addirittura del -26,1% a vantaggio soprattutto delle auto a benzina (+21,6%) e delle auto ibride ed elettriche la cui quota rimane tuttavia modesta. Meglio di tutti, in questo contesto complessivamente non positivo, ha fatto la Germania che chiude il primo trimestre sui livelli dello scorso anno (+0,2%) e in marzo accusa una piccolissima perdita (-0,5%).
Visto che l’attuale produzione di energia elettrica è basata su di un mix nel quale continuano a prevalere le fonti fossili come il petrolio o il carbone, più di una voce si è levata a sostenere che lo sviluppo della mobilità elettrica, non avrebbe un effettivo risultato benefico nella lotta contro l’inquinamento atmosferico. Uno studio sulle differenze nell’inquinamento generato dai mezzi elettrici a batteria e quelli dotati di motori a combustione interna negli USA dimostra il contrario. Effettuato da un team della Northwestern University, guidato dal professor Jordan Schnell, e pubblicato in un articolo sulla rivista Atmospheric Environment, lo studio ha utilizzato un algoritmo di rimappatura delle emissioni e modelli simulativi della qualità dell’aria e con questi strumenti ha analizzato da vicino due degli inquinanti legati ai trasporti leggeri su strada: ozono e particolato. Si tratta di due elementi in grado di innescare una varietà di problemi di salute, come l’asma, l’enfisema e la bronchite cronica. Analizzate tutte le variazioni di luogo e di tempo, comunque l’aria migliora più sono le auto elettriche Per tenere pienamente conto della complessità delle modifiche chimiche dello smog, i ricercatori hanno preso in considerazione diverse variabili, dai tassi di adozione dei veicoli elettrici all’attuale mix energetico, dalle posizioni geografiche alle varie stagioni e orari del giorno. «In tutti gli scenari – ha affermato Jordan Schnell – abbiamo riscontrato che più automobili passano all’alimentazione elettrica, meglio è per i livelli dell’ozono estivo. A prescindere da come viene generata l’energia, più automobili a combustione endotermica si eliminano, migliore è la qualità dell’aria». Lo studio, che al momento riguarda solo gli Stati Uniti, è importante anche perché il modello che è stato sviluppato è applicabile anche in altri Paesi e quindi potrebbe essere utilizzato per dimostrare gli effetti che la transizione alla mobilità elettrica potrebbe avere anche in Europa.
Nuove misure per facilitare la conciliazione tra lavoro e vita di famiglia, in particolare favorendo le donne nel loro reinserimento nell’attività lavorativa e garantendo un ruolo più attivo del secondo genitore nella cura e per la crescita del neonato. La legge, già concordata informalmente con i ministri UE, stabilisce i requisiti minimi che tutti gli Stati membri dovranno attuare nel tentativo di aumentare le opportunità delle donne nel mercato del lavoro e rafforzare il ruolo del secondo genitore nella famiglia. Beneficeranno di tali norme i bambini e la vita familiare, rispecchiando al contempo più accuratamente i cambiamenti sociali e promuovendo la parità di genere. «Questa direttiva – ha dichiarato il relatore, David Casa (PPE, MT) – vuole realizzare una maggiore parità di genere e una migliore divisione delle responsabilità. Le donne hanno sofferto a causa della mancanza di parità, che ha portato a differenze di retribuzione e a un divario pensionistico. Ora saranno sostenute per entrare nel mercato del lavoro e raggiungere il loro pieno potenziale». Agli Stati membri il compito di fissare un livello di retribuzione adeguato per il periodo minimo Il padre, o il secondo genitore equivalente se riconosciuto dalla legislazione nazionale, avrà diritto ad almeno 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito nei giorni vicini alla nascita o al parto del feto morto. Tale congedo dovrà essere pagato ad un livello non inferiore all'indennità di malattia. Attualmente in Italia la durata del congedo obbligatorio per il padre è di 5 giorni, più un giorno facoltativo previo accordo con la madre e in sua sostituzione. Gli Stati membri fisseranno un livello adeguato di retribuzione, o indennità, per il periodo minimo non trasferibile di congedo parentale, tenendo conto del fatto che questo spesso comporta una perdita di reddito per la famiglia e che invece anche il familiare più retribuito dovrebbe potersi avvalere di tale diritto. I genitori e i prestatori di assistenza che lavorano potranno richiedere modalità di lavoro adattabili, ove possibile, ricorrendo al lavoro a distanza o a orari flessibili per poter svolgere le loro mansioni.
Costruito nel 1622 dalla nobile famiglia dei Vendramin, il teatro era chiamato un tempo con il nome di San Salvador prima e di San Luca poi. A metà Settecento fu ‘casa’ di Carlo Goldoni e della sua riforma del teatro per cui è noto in tutto il mondo. Al termine della seconda Guerra Mondiale il teatro venne chiuso per inagibilità. Dopo trentadue anni di lavori e proroghe continue, il 22 aprile 1979 il teatro completamente ricostruito secondo nel suo stile originario. Ed oggi il Teatro Goldoni festeggia i quarantanni dalla restituzione alla città. Sono stati il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e il presidente del Teatro Stabile del Veneto, Giampiero Beltotto, a dare il via ai festeggiamenti per questo anniversario e non poteva che esserci un’opera goldoniana al centro della serata, la prima nazionale de “La casa nova”di Carlo Goldoni, una produzione dello Stabile del Veneto per la regia di Giuseppe Emiliani con in scena, per la prima volta, gli attori della Compagnia Giovani dello Stabile. Un’opera goldoniana e i riconoscimenti ai dipendenti ‘storici’ hanno sancito il legame tra teatro e città Ad aprire la serata sono stati, giustamente, i riconoscimenti a chi, in questi ultimi quarant’anni, ha contribuito con il proprio lavoro alla storia del Teatro veneziano: Massimo Molinari, dipendente del Goldoni dal ’79 prima in biglietteria e oggi nell’ufficio produzione dello Stabile del Veneto, premiato da Alberto Villanova, presidente della Commissione cultura del Consiglio Regionale Veneto; Alvise Battain, interprete goldoniano e nipote del grande Emilio Zago che proprio il 22 aprile 1979 recitò nello spettacolo di inaugurazione “La locandiera”, ha ricevuto il riconoscimento da Angelo Tabaro, ex presidente del Teatro Stabile del Veneto; Giuseppe (Bepi) Morassi, insignito di un premio alla carriera dal sindaco Brugnaro per i suoi quarant’anni di lavoro come regista. Morassi è oggi direttore dell’Organizzazione Tecnica e di Produzione del Teatro La Fenice. «La storia di questo teatro è la storia di questa città – ha sottolineato il Sindaco, Luigi Brugnaro, consegnando al presidente Beltotto il leone alato di Venezia – Vogliamo che questo simbolo sia un riconoscimento per le maestranze che hanno lavorato e continuano a lavorare in questo teatro dando tanto a Venezia». «Cari amici della Città e del Goldoni – gli ha fatto eco il presidente Beltotto – quaranta anni fa questo teatro era chiuso e se ha riaperto le sue porte è stato solo grazie al Comune di Venezia. Quindi quella di stasera è una festa di ringraziamento perché siamo consapevoli che dire grazie al Sindaco e a chi oggi siede in Consiglio comunale significa essere riconoscenti a tutte le Istituzioni presenti e passate e, soprattutto, ai veneziani. Per questo palcoscenico è passata la vita della nostra città. Il teatro è fatto di persone, che tutti i giorni si impegnano in un lavoro difficile ma bellissimo, ci auguriamo di essere sempre all’altezza della sua grande storia».
Si è svolta, a Mestre, l'assemblea annuale ordinaria della Federazione italiana agenti immobiliari professionisti (Fiaip). Il presidente provinciale, Roberto Loschi, ha consegnato un contributo all'Aido (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) nelle mani della presidente nazionale, Flavia Petrin. La consegna è avvenuta nell'imminenza della Giornata nazionale della donazione e del trapianto, in programma domenica e per la quale, sabato, i volontari di Aido saranno ricevuti da Papa Francesco. "Siamo orgogliosi di sostenere le iniziative di un'associazione benemerita come Aido, che in questi anni è guidata proprio da una veneziana- ha spiegato Loschi con al fianco il vice presidente, Gianni Gusso- Aido è, come noi, una realtà molto radicata nel territorio; è conosciuta dalla gente e sta ottenendo risultati straordinari: quando si è trattato di scegliere il beneficiario del contributo, non abbiamo avuto dubbi." "L'associazionismo è la forza del nostro Paese e qualsiasi iniziativa di collaborazione è davvero preziosa – ha commentato Flavia Petrin nel ringraziare- Come Aido ci stiamo impegnando per promuovere la scelta consapevole della persona nel manifestare la volontà di donare gli organi e l'importanza di aumentare i trapianti. Impiegheremo questo contributo a sostegno della promozione della cultura del dono."

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Dall’App Store e da Google Play è possibile scaricare gratuitamente una nuova applicazione mobile, progettata dal Parlamento europeo, per aiutare i cittadini a scoprire ciò che l'UE ha fatto, sta facendo e intende fare. Si chiama “Citizens’ App” e consente a tutti i cittadini europei, di ogni Paese dell’Unione, di verificare i risultati raggiunti dall’UE, i lavori in corso, gli obiettivi futuri. L’iniziativa, ovviamente orientata a diffonde la concreta conoscenza dell’attività europea in vista delle prossime elezioni, intende spiegare il ruolo del Parlamento europeo e per questo dà accesso a informazioni e iniziative organizzate per argomento e per località. Può essere personalizzata ed è disponibile in ventiquattro lingue. L’applicazione permette di vedere cosa ha fatto, sta facendo e intende fare l'Unione Europea per i suoi cittadini; di scoprire gli eventi e le iniziative locali e nazionali su 20 diversi temi ed argomenti; di accedere a contenuti multimediali come video, podcast e presentazioni. Tutti i dati possono essere filtrati attraverso una mappa interattiva. Tre sezioni per conoscere le attività UE nel proprio territorio e per la propria vita quotidiana Adattando la ricerca ai propri interessi personali, è possibile creare un vero e proprio calendario personale di eventi d’interesse; recensire le iniziative utilizzando lo strumento di feedback; ricevere notifiche sui temi di interesse personale; condividere le iniziative sui social media, via e-mail o SMS. L’app consente inoltre di accedere facilmente ai dati del sito web “Cosa fa per me l’Europa”: qui la pagina iniziale è divisa in tre sezioni specifiche. La prima “Nella mia Regione” sono raccolti 1400 articoli che si occupano dei temi delle regioni e delle città dell’UE. Un altro filtro è quello della seconda sezione, “Nella mia vita” che introduce a 400 articoli suddivisi per le diverse attività di lavoro, svago, cultura dei cittadini e dei diversi gruppi sociali. Infine la sezione “In primo piano” propone i 24 documenti fondamentali sulle politiche dell’UE

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