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TRAPIANTI: IN VENETO SONO STATI ESEGUITI IL 16% DEGLI INTERVENTI ITALIANI

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L’attesa svolta non c’è stata ed il Consiglio dei Ministri si è chiuso con un sostanziale nulla di fatto sul fronte dei provvedimenti per l’edilizia e per le infrastrutture. «Ci era stato assicurato – dichiara il presidente di ANCE-Venezia, Ugo Cavallin – che nell’ultimo Consiglio dei Ministri avrebbe visto la luce l’attesissimo decreto ‘sblocca-cantieri’, che avrebbe dovuto dare un segnale chiaro sulla dichiarata volontà del Governo di puntare sull’edilizia come volano per far ripartire un’economia ormai in affanno. Ed invece, è uscita una sorta di fumata nera, un via libera ‘salvo intese’ al decreto ‘sblocca-cantieri’, che nei fatti rimane ancora tutto da definire. Nessuna decisione, troppe le divergenze all’interno della compagine governativa per uscire con un testo condiviso. Divergenze anche sull’elenco delle opere da sbloccare: Mose? Alta Velocità Brescia-Padova?» «E mentre il Governo cerca di trovare una difficile intesa – continua Cavallin – il settore continua a languire, stretto com’è tra le pastoie di un Codice degli Appalti, da tutti riconosciuto come inadeguato e da rivedere, e le difficoltà di un’edilizia privata, la cui ripresa lo stesso vicepremier, Salvini, ha ripetutamente dichiarato di voler incentivare». Le infiltrazioni malavitose rischiano di ammalorare il tessuto che invece potrebbe far ripartire il Paese E mentre l’agenzia Fitch ha ulteriormente rivisto al ribasso le stime di crescita del nostro Paese, al di là dell’aspetto normativo, rimane l’interrogativo sulle risorse. «Se, come ci viene detto, i fondi ci sono – sottolinea il presidente di ANCE-Venezia – è davvero arrivata l’ora di investirli e in fretta: non si può perdere altro tempo. Il settore costruzioni è allo stremo: i dati sulla chiusura delle imprese e sul crollo degli occupati certificano questa situazione. Sappiamo che, quando le imprese sono in difficoltà, corrono il rischio di diventare preda di chi è in grado di fornire quelle risorse e la liquidità necessaria per andare avanti ma che, per i mancati o ritardati pagamenti e per l’atteggiamento di chiusura delle banche, non riescono ad avere; si apre spazio quindi all’insinuarsi della malavita organizzata anche in organismi sani. Anche per questo, investire in opere pubbliche è una scelta davvero oculata: si ammoderna il Paese, dotandolo delle infrastrutture, di cui ha bisogno; si produce un forte incremento dell’occupazione; si mette in movimento, direttamente e attraverso l’indotto, una serie di settori nevralgici per l’economia». «Il Governo sembra averlo capito, ma continua ad esitare, paralizzato dai dissidi al proprio interno – conclude Ugo Cavallin – In questo contesto aspettare ancora è non solo miope ed ottuso, ma controproducente: l’interesse del Paese e la ripresa dell’economia sono prioritari e le costruzioni restano lo strumento più efficace per raggiungere questo obiettivo».
Si avvicina sempre più, la data è quella del 29 marzo, lo spettro dell’hard-Brexit, cioè di una uscita della Gran Bretagna dall’Europa senza alcun accordo. Che ne sarà di tutti quegli studenti che stanno trascorrendo un semestre di studio oltre la manica? Ci ha pensato il Consiglio dell’Unione europea che ha adottato un regolamento che garantisce la continuazione dei programmi Erasmus+ in corso per gli scambi legati al Regno Unito anche in caso di divorzio senza accordo tra Londra e Bruxelles. Il provvedimento, già votato dal Parlamento europeo lo scorso 13 marzo, farà contenti tutti quei giovani che stanno portando a termine un periodo di studio, stage o di ricerca tesi nelle isole britanniche prima di concludere il proprio percorso universitario. Si stima che alla fine di marzo 2019 ci saranno almeno 14 mila persone provenienti da 27 paesi dell’Ue nel Regno Unito e circa 7 mila britannici nei vari stati dell’Unione nell’ambito dei programmi Erasmus+. La speranza per i 14 mila europei in Gran Bretagna è che si trovi un accordo anche per il dopo Brexit «Stiamo cercando di fare in modo che tutti possano completare i loro studi dopo Brexit» ha sottolineato Ecaterina Andronescu, Ministro dell’istruzione della Romania. Il provvedimento entrerà in vigore solo se il Regno Unito dovesse lasciare l’Unione europea senza accordo negoziato. Più nel dettaglio, il regolamento stabilisce: in primo luogo, che non saranno interrotte o bloccate le attività in corso legate al programma Erasmus+ cominciate entro il giorno in cui è prevista l’uscita del Regno Unito dall’Ue senza accordo, e quindi da quanto i trattati comunitari cesseranno di essere applicabili nel Paese; secondariamente, che i partecipanti al programma, britannici o provenienti dagli altri paesi dell’Ue, non perderanno i loro crediti universitari e non saranno quindi obbligati a ripetere il semestre o l’anno accademico trascorso all’estero.
Un accordo è stato raggiunto dai negoziatori del Comitato per l’occupazione e dai Ministri dell’UE per coordinare i sistemi nazionali di sicurezza sociale così da garantire l’accesso alla sicurezza sociale per i lavoratori che si sono trasferiti da uno ad un altro Paese dell’UE. Le nuove norme intendono agevolare la mobilità della manodopera nella UE, salvaguardando nel contempo i diritti sociali dei lavoratori in situazioni transfrontaliere così che siano loro versati i contributi e garantiti i benefici in base al sistema del Paese nel quale sono assicurati. Le nuove disposizioni promuovono la cooperazione tra gli Stati membri, in modo che le informazioni necessarie siano prontamente condivise per proteggere l’accesso dei lavoratori alla sicurezza sociale e identificare eventuali errori o frodi. I negoziatori hanno anche confermato la posizione del Parlamento secondo la quale una persona assicurata può mantenere l’indennità di disoccupazione per sei mesi dopo aver lasciato uno Stato membro. Garanzie saranno assicurate anche per chi rinuncia al lavoro per dedicarsi alla cura dei figli In forza dell’accordo raggiunto, i periodi di assicurazione maturati altrove dovrebbero accumularsi e disposizioni speciali dovrebbero essere applicate ai lavoratori frontalieri e transfrontalieri, che potranno beneficiare delle indennità di disoccupazione, dopo aver completato almeno sei mesi di lavoro ininterrotto. I negoziatori hanno inoltre convenuto che le prestazioni familiari in denaro, destinate a sostituire il reddito quando una persona rinuncia al lavoro per crescere un figlio, dovrebbero essere distinte dalle altre prestazioni familiari e valgono come vantaggio personale per il genitore interessato. Nei casi in cui le prestazioni familiari in un luogo di residenza e in un luogo di assicurazione si sovrappongano, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di consentire alla stessa persona di mantenere entrambi, mentre altre prestazioni familiari sovrapposte dello stesso tipo sarebbero sospese. Il testo concordato informalmente dovrà essere confermato dal voto del Parlamento in plenaria prima della fine dell’attuale legislatura.
Prende il via da Venezia il nuovo roadshow del Gruppo Tecnico “Made In” di Confindustria per sensibilizzare i giovani sul tema della lotta alla contraffazione. Domani, venerdì 15 marzo, torna in scena il progetto di teatro civile “Tutto quello che sto per dirvi è falso”, di Andrea Guolo con l’attrice Tiziana Di Masi, nella sede dell’Associazione degli Industriali di Venezia Rovigo, a Marghera. Lo spettacolo, la cui prima rappresentazione è stata proprio a Venezia, al teatro Goldoni, e che negli ultimi anni ha girato per tutta Italia raggiungendo migliaia e migliaia di studenti, coronerà il seminario che in mattinata, organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Venezia Rovigo e Volksbank, vedrà la partecipazione di presenti rappresentanti del mondo dell’impresa e degli organi di controllo. Introdurrà i lavori il Presidente di Confindustria Venezia Rovigo Vincenzo Marinese. Seguiranno gli interventi del Presidente del Gruppo Tecnico “Made In” di Confindustria Paolo Bastianello, del coordinatore del Gruppo Tecnico “Made In” e anticontraffazione di Confindustria Venezia Rovigo Bruno Martino, del Presidente del Gruppo Moda, Sport e Calzatura di Assindustria Venetocentro Alberto Zanatta, del General Counsel di Golden Goose Silvia Gianesin e del Generale della Guardia di Finanza del Comando di Venezia Giovanni Avitabile. A moderare l’incontro sarà il giornalista Fabrizio Stelluto. Nel 2019 sarà indetta una prima giornata nazionale di lotta alla contraffazione “L’evento di Venezia – afferma il Presidente del Gruppo Tecnico Made in di Confindustria Paolo Bastianello – è un’occasione importante per porre nuovamente l’accento sui danni che la contraffazione provoca allo Stato, alle imprese e alla salute dei consumatori. Si tratta di un fenomeno che non può essere ignorato e va combattuto con ogni mezzo ed iniziative di questo tipo hanno uno straordinario valore educativo. Il Gruppo tecnico Made in è impegnato a fondo insieme alle istituzioni nell’attività di sensibilizzazione delle giovani generazioni ed il 2019 sarà l’anno in cui verrà indetta la prima ‘Giornata Nazionale della lotta alla contraffazione per gli studenti’, iniziativa che verrà replicata nei prossimi anni”. “È un grande piacere, per noi, ospitare la prima tappa del nuovo roadshow con cui il Gruppo Tecnico Made In intende sensibilizzare i giovani di tutta Italia nella lotta alla contraffazione – commenta il coordinatore del Gruppo Tecnico “Made In” e anticontraffazione di Confindustria Venezia Rovigo Bruno Martino – Un’azione indispensabile, che completa la nostra opera di approfondimento, condivisione, promozione delle strategie, degli strumenti di valorizzazione e di tutela della qualità dei prodotti italiani”. I dati del commercio dei prodotti contraffatti sono tutti in costante aumento Il Rapporto 2018 sul valore economico e l’impatto fiscale della contraffazione, elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con il Censis, la fine della crisi e i timidi segnali di ripresa dei consumi si riflettono anche sugli acquisti dei prodotti falsi, che nell’ultimo biennio sono cresciuti. Nel 2017, il fatturato totale della contraffazione è stimato in 7 miliardi e 208 milioni di euro, con una variazione reale del +3,4% rispetto ai 6 miliardi e 905 milioni di euro del 2015. Al primo posto, si trovano gli accessori, l’abbigliamento e le calzature, il cui peso sul mercato del falso è stimato in 2 miliardi e 386 milioni di euro, pari al 33,1% del totale, con una crescita del 5,2% negli ultimi due anni. Seguono i prodotti audio e video del mercato digitale, cui gli italiani dedicano un importo che sfiora i 2 miliardi annui, stabile nel biennio. In terza posizione si pone la spesa per prodotti alimentari, alcoli e bevande, con un valore del mercato interno del falso di 1 miliardo e 46 milioni di euro, in crescita dell’1,5% dal 2017 al 2018. Al quarto posto, gli apparecchi elettrici e il materiale informatico, entrambi in forte crescita nel mercato del falso. Saranno 400 gli studenti che in questa occasione seguiranno lo spettacolo teatrale "Tutto quello che sto per dirvi è falso": torna in scena venerdì 15 marzo il progetto di teatro civile di Andrea Guolo con l’attrice Tiziana Di Masi, nella sede dell’Associazione degli Industriali di Venezia Rovigo, a Marghera. Quasi 400 gli studenti che parteciperanno all’incontro, direttamente o in streaming, provenienti dall’I.I.S. “Luzzatti” – I.T. Sistema Moda di Venezia Gazzera, dalla Scuola media “Silvio Trentin” di Mestre, dal Liceo “Galileo Galilei” di Dolo, dall’Istituto I.P.S.I.A. “D'Alessi” di Portogruaro, dalla Scuola media “G. Pascoli” di Noale, dalla Scuola media “C. Goldoni” di Martellago, dall’Istituto “E. Cornaro” di Jesolo e dalla Scuola media “G. Mazzini” di Noventa di Piave.
Il Parlamento europeo ha condannato con forza le azioni sempre più aggressive di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, che cercano di “minare o sospendere i fondamenti e i principi normativi delle democrazie europee e la sovranità di tutti i paesi del partenariato orientale”. E, facendo il punto sugli ultimi sforzi dell’UE per contrastare la propaganda ostile da parte di terzi attori, i deputati invitano gli Stati membri a considerare la creazione di un quadro giuridico a livello europeo ed internazionale per affrontare le minacce ibride. Nella risoluzione, adottata con 489 voti favorevoli, 148 contrari e 30 astensioni, i deputati dichiarano l’intenzione di “creare maggiore consapevolezza in merito alle campagne di disinformazione condotte dalla Russia, che costituiscono la principale fonte di disinformazione in Europa”. Nel testo si esorta inoltre l’UE ad ampliare la sua East StratCom Task Force, istituita nel 2015, trasformandola in una struttura a pieno titolo all’interno del Servizio europeo per l’azione esterna. I deputati chiedono che le società di social media, i servizi di messaggistica e i fornitori di motori di ricerca siano regolamentate per legge. Le aziende che non riescono a rimuovere rapidamente le notizie false diffuse in modo sistematico dovrebbero renderne conto. Inoltre, le autorità dovrebbero essere in grado di identificare e localizzare gli autori e gli sponsor dei contenuti politici diffusi. Nuove norme sono state varate, con pesanti sanzioni, in vista delle prossime elezioni europee I deputati condannano fermamente le entità che interferiscono nelle elezioni e nei referendum e invitano gli Stati membri a modificare le loro leggi elettorali per contrastare proattivamente le minacce che sorgono dalle campagne di disinformazione, dagli attacchi informatici e dalle violazioni della libertà di espressione durante il voto. Gli Stati membri dovrebbero inoltre sostenere i Paesi associati all’UE e i Balcani occidentali per garantire la difesa dei loro processi elettorali da attività di propaganda malevole. Recentemente il Parlamento ha adottato nuove norme per proteggere le prossime elezioni europee di maggio 2019 dall’uso improprio dei dati, a seguito del caso del referendum sulla Brexit nel Regno Unito e dello scandalo Facebook/Cambridge Analytica. Le nuove regole introducono sanzioni finanziarie contro i partiti politici e le fondazioni europee che abusino deliberatamente dei dati personali nelle loro campagne elettorali per le elezioni.
“Comunicazione interculturale e abilità relazionali”: questo il titolo del corso promosso e organizzato dalla Regione Veneto. Si tratta di una nuovissima iniziativa rivolta alle forze dell’ordine e agli operatori dell’emergenza, realizzata nell’ambito del progetto “Veneto in Azione – Capitale Umano e Innovazione” e sarà coordinata da Fabio Caon, docente di didattica delle lingue e di comunicazione interculturale e direttore del Laboratorio di comunicazione interculturale e didattica LabCom, Centro di ricerca in didattica delle lingue, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. «La capacità di dialogare con i cittadini – afferma l’assessora regionale all’Istruzione e Formazione Elena Donazzan – è un elemento di fondamentale importanza nell’agire quotidiano di forze dell’ordine e operatori dell’emergenza in quanto pone le basi per una maggiore integrazione delle persone nella comunità locale e concorre a determinare una maggiore sicurezza del territorio oltre ad assicurare una migliore efficacia degli interventi nelle situazioni di urgenza/emergenza. In un contesto territoriale caratterizzato da una forte presenza turistica e migratoria, la comunicazione interculturale e le abilità relazionali sono imprescindibili strumenti per garantire una maggiore sicurezza del territorio». Una conferenza-concerto a Mestre alla scoperta della comunicazione interculturale Il corso è finanziato con risorse del programma operativo europeo FSE 2014-2020 e la partecipazione è gratuita per tutti i 75 posti disponibili. Oltre agli operatori delle forze dell’ordine e della polizia locale potranno partecipare anche agli operatori che a vario titolo sono impegnati negli ambiti dell’urgenza/emergenza quali, gli appartenenti alle Forze Armate, gli operatori della Protezione Civile; gli operatori dell’emergenza e del primo soccorso, personale sanitario e socio-sanitario, assistenti sociali. Nell’ambito dell’evento formativo residenziale, nel Centro culturale “Candiani” di Mestre giovedì 14 marzo, si terrà anche una conferenza–concerto “Canzoni per l’intercultura - Un viaggio nelle canzoni italiane dei cantautori alla scoperta dei punti nodali della comunicazione interculturale” con la partecipazione del maestro Francesco Sartori, autore della canzone italiana più conosciuta al mondo: “Con te partirò”.
Nel 2007 le uscite mensili medie delle famiglie italiane erano pari a 2.649 euro; 10 anni dopo, la soglia si è attestata a 2.564 euro con un -3%, pari in valore assoluto a -85 euro. Preoccupa la situazione del Sud dove la caduta è stata del -7,7% con una riduzione di -170 euro contro i -47 del Nord ed i -75 del Centro. I dati sono stati diffusi dal Centro Studi della CGIA di Mestre. Il calo dei consumi ha avuto effetti molto negativi soprattutto sui fatturati delle piccole attività commerciali e artigianali. «I negozi di prossimità e le botteghe artigiane – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie e sebbene i consumi tra il 2013 ed il 2017 fossero tornati lentamente a risalire la china, i benefici di questa ripresa hanno interessato quasi esclusivamente la grande distribuzione organizzata. Dal 2007 al 2018, ad esempio, il valore delle vendite al dettaglio nell’artigianato e i nei piccoli negozi di vicinato è crollato del -14,5%; nella grande distribuzione, invece, è aumentato del +6,5%». In crisi i negozi di vicinato, mentre supermercati e, ancor più, discount sono in lieve crescita Nonostante la diffusione sempre più massiccia dell’ e-commerce, questo trend è proseguito anche nel 2018: mentre nei supermercati, nei discount e nei grandi magazzini le vendite sono aumentate del +0,9%, nei piccoli negozi la diminuzione è stata del -1,3%. «Con le tasse in aumento e con una platea di servizi erogati dal pubblico che negli ultimi anni è diminuita sia in qualità sia in quantità – segnala il segretario della CGIA di Mestre, Renato Mason – si sono sacrificati i consumi e gli investimenti. Inoltre, è diventato sempre più difficile fare impresa e redistribuire la ricchezza. Alle piccole e piccolissime imprese, in particolar modo, il calo dei consumi delle famiglie ha creato non pochi problemi finanziari, costringendo molte partite Iva a chiudere i battenti».
I componenti della Commissione del Parlamento Europeo per i diritti delle donne e della parità di genere, in occasione della Giornata internazionale della donna hanno organizzato un incontro al quale hanno partecipato una ventina di parlamentari nazionali provenienti da 15 diversi Stati aderenti all’unione e dalla Norvegia. Tema dell’incontro: “Il potere delle donne in politica”. L’evento è stato presieduto presieduto da Vilija Blinkevičiūtė (S & D, LT). Intervenendo in apertura dei lavori, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato: «Dobbiamo continuare a lavorare per avere più donne in politica, ma anche nelle imprese. È una battaglia per la dignità e il rispetto, una battaglia che deve essere combattuta da tutti noi». Dimitrios Papadimoulis, vicepresidente del Parlamento europeo e presidente del gruppo ad alto livello sulla parità di genere, ha aggiunto che, sebbene la partecipazione delle donne alla politica sia in aumento, «la maggior parte delle posizioni importanti sono ancora occupate da uomini, e questo deve cambiare. Se continuiamo secondo i ritmi che stiamo seguendo ora, raggiungeremo l’uguaglianza di genere in 182 anni». Agli attuali ritmi di crescita culturale, la parità di genere arriverà, ma solo tra 182 anni!!! La prima donna Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarović, ha tenuto un discorso in cui ha ricordato come ha dovuto lottare per il suo posto, sia nella vita sia in politica, e per rompere innumerevoli soffitti di vetro. «Il punto di partenza – ha detto Kolinda Grabar-Kitarović – è un cambiamento di mentalità: abbiamo bisogno di costruire una cultura politica che porti alla partecipazione paritaria delle donne». I deputati e i parlamentari hanno discusso i modi per aumentare la partecipazione delle donne alla sfera politica, ad esempio attraverso l’uso delle quote, e il ruolo cruciale che i partiti politici svolgono quando prendono in considerazione le nomine e le posizioni nelle liste elettorali. I programmi di mentoring, un uguale sistema di congedi parentali per uomini e donne e il ruolo del sistema educativo sono stati sollevati come possibili soluzioni per superare alcuni ostacoli alla parità di genere, nella vita pubblica e nel mondo del lavoro.
Nella collana delle grandi opere che furono rappresentate per la prima volta a Venezia, un posto d’onore va riservato a “L’italiana in Algeri” (Teatro San Benedetto, 22.5.1813), il “dramma giocoso” in cui Rossini raggiunge l’apice della comicità pura, senza aggettivi e senza freni: nella produzione propria, certo, ma anche nella storia di tutto il teatro in musica, che forse non ha mai conosciuto un divertissement così libero da ogni tipo di preoccupazione che non sia quello di esilarare e stupire. “L’italiana”, infatti, su libretto di Angelo Anelli, rappresenta un tuffo senza rete nel nonsense, nell’assurdo, nel grottesco, sostenuto ed alimentato da una musica trascinante, scintillante, di sbalorditiva freschezza. Il vortice del divertimento afferra dalle prime note e non molla più, esaltandosi non solo nei luoghi musicali a ciò deputati, ma anche in quelli che lasciano spazio ad altri motivi di ispirazione, sia perché il contrasto ottiene sempre il risultato di sottolineare il tema dominante, sia perché, in quest’opera, anche il sentimentalismo, la sensualità, il ripiegamento malinconico, l’amor patrio, vengono proposti con una strizzatina d’occhi, con un ammiccamento che invita a non prendere troppo sul serio ciò che si ascolta. Insomma, ne “L’italiana in Algeri” viene operato un trasgressivo rovesciamento di ogni punto di riferimento, per cui vero e falso si confondono, giusto e sbagliato si mischiano, il reale si scioglie nel surreale, ciò che sembra serio si rivela faceto e viceversa, in una irresistibile sarabanda che viene condotta al ritmo indiavolato di un cartone animato e mozza il respiro ed esalta per il torrente in piena di una musica che, nel genere, non conosce rivali. E l’opera, nonostante o forse proprio a causa della sua frenetica vitalità, piacque da subito, anche per merito della compagnia, che annoverava due pezzi da novanta come il contralto Maria Marcolini (Isabella) ed il basso Filippo Galli (Mustafà). E piacque anche se il libretto, che Rossini volle sottoporre ad alcune modifiche, era già noto sulla piazza milanese, essendo stato messo in scena con le musiche di Luigi Mosca alla Scala nel 1808; e anche se – benedetta fretta, bisognò far tutto in poco più di venti giorni! – fu necessario affidare la scrittura dei recitativi e almeno di un’aria, la graziosa “Le femmine d’Italia” di Haly, alla penna di un altro compositore rimasto anonimo. Lo spettacolo in scena alla Fenice, un nuovo allestimento che rappresenta la proposta del Teatro per il Carnevale 2019, corrisponde in pieno a quella che ormai si potrebbe chiamare “la cifra di Bepi Morassi”, regista ben noto al pubblico veneziano per una serie di fortunati allestimenti rossiniani nel genere comico: un’ambientazione simpatica e stuzzicante, originale senza esagerazioni, funzionale ad accogliere una movimentazione briosa e a tratti frenetica dei personaggi nonché una serie infinita di trovate e trovatine di varia riuscita ma nel complesso divertenti e di buon gusto. Anche in questa “Italiana in Algeri” se ne sono viste talmente tante da non poterle non solo menzionare, ma neppure ricordare con esattezza. Ma ciò che conta è che, secondo appunto la “cifra Morassi”, lo spettacolo nel suo complesso si snoda scorrevole e ben oliato, con la pretesa fondamentale e sempre centrata di divertire. La vicenda si finge in uno strampalato, del tutto improbabile inizio novecento; un mondo più simile ad un cartone animato che alla realtà – molto adatto ad ambientare una “follia organizzata” come Stendhal definì “L’italiana in Algeri” – nel quale può succedere ed effettivamente succede di tutto, a cominciare dall’assunto di partenza: un signorotto turco, tronfio e prepotente, che cattura sulla propria nave una diva del cinema muto, per poi incapricciarsi di lei e, da carceriere, diventare rapidamente carcerato, nel senso che la bella “agli sciocchi fa far quello che vuole”, come recita il libretto. L’impianto scenografico, di Massimo Checchetto, fornisce alla regia l’ambiente più adatto ad esprimersi con quella fantasia sbrigliata e a tratti sovrabbondante che la contraddistingue. Nel primo atto vediamo la fiancata di una grande nave, che più avanti scivola via lasciando il posto allo spaccato degli alloggi del bey all’interno dello scafo. Questo spazio, situato su due piani a comporre una serie di cabine attorno al salone centrale, viene sfruttato con abilità nel corso del secondo atto, permettendo un gioco scenico dilatato e moltiplicato ad esaltarne la surreale mobilità. Nel finale lo spaccato della lussuosa suite del bey si solleva per lasciare spazio alla stiva, ove, con uno spunto realistico la cui pateticità è attenuata dalla presenza caricaturale di Taddeo, vediamo gli italiani pronti ad emigrare, con tanto di bagagli e di foto delle famiglie lasciate in patria. Più avanti si ritorna ai vecchi, buoni fondali, sempre d’effetto se usati con intelligenza: l’uno, che riproduce un’architettura in stile orientaleggiante, a fare da cornice al giuramento del pappataci; l’altro, con un panorama marino e la nave, questa volta a sagoma intera, ad accogliere il congedo dell’italiana, che abbandona Algeri per ritornare a Livorno. I costumi, di Carlos Tieppo, sono i più adatti, fra suggestioni turchesche e spunti coloniali, per una messinscena così spudoratamente carnevalesca. Funzionali al progetto complessivo anche le luci di Vilmo Furian. Per quanto riguarda la parte musicale, dopo l’attacco ci si dimentica rapidamente della presenza del maestro Giancarlo Andretta sul podio, tanto la sua direzione afferra l’ascoltatore e lo trascina con sé attraverso il continuo scoperchiamento di scatole cinesi, in ciascuna delle quali spunta una trovata atta a sorprendere con la sua geniale stravaganza, che l’opera presenta. Insomma, si guarda e si ascolta, rendendosi conto che fra quello che si vede e quello che scaturisce dal golfo mistico non c’è soluzione di continuità, tanto la lettura di Andretta è ricca di teatralità, di vita, e sa coinvolgere il pubblico. Di ottimo livello anche il cast, ove il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, nel ruolo di Isabella, dimostra di possedere tutti i fondamentali che devono caratterizzare il contralto rossiniano: bel colore scuro ed ambrato del timbro, ampiezza e risonanza della zona grave, sicurezza nelle agilità, capacità di cantare morbido sul fiato quando occorre, gioco scenico spigliato ed autorevole. Qualche volta si vorrebbe un po’ più di volume, a rendere più imperativa la volontà della terribile fanciulla. Il Mustafà del baritono Simone Alberghini è cantato con gusto, proprietà ed eleganza, secondo le migliori qualità dell’artista, ben noto al pubblico della Fenice. Di tanto in tanto, però, si desidererebbe un surplus di quella vena tronfia e gradassa che caratterizza il personaggio, la cui interpretazione dovrebbe essere giocata sempre sulla sottile linea di demarcazione fra l’alterigia smaccata, ma non priva di una sua grandiosità, del bey e la buffoneria del pappataci. Insomma, si ha l’impressione che questo Mustafà sia troppo trattenuto, troppo prudente, forse nella preoccupazione di non esagerare nelle buffonerie. Ma così si ha un eccesso di misura, di buona educazione, in un personaggio che richiederebbe una lettura più sanguigna, più colorita, più inclinata verso il grottesco. All’attivo dell’artista, comunque, un’eccellente esecuzione della difficile aria “Già d’insolito ardore nel petto”, ove ha modo di affermare, oltre al bel timbro brunito, una indiscutibile civiltà musicale. Il messinese Antonino Siragusa, nel ruolo di Lindoro, mostra di non aver perso nulla delle belle qualità che ne hanno fatto uno dei maggiori tenori rossiniani degli ultimi vent’anni. Sin dalla cavatina di ingresso, l’ammaliante “Languir per una bella”, arditamente variata nel da capo, mette in mostra il meglio del suo arsenale: piena padronanza del ruolo e della vocalità, bel timbro preziosamente smaltato, facilità nell’acuto, tranquilla esecuzione della coloratura. Insomma, un artista scafato e di classe, che si presenta in scena sicuro del fatto suo e quindi può divertirsi e divertire senza problemi, grazie anche ad una spigliata partecipazione al gioco scenico. Da ritenersi esemplare la caratterizzazione di Taddeo offerta dal baritono Omar Montanari, qui alla migliore delle sue numerose interpretazioni alla Fenice, dicitore finissimo ed incisivo, padrone del linguaggio comico rossiniano e del vorticoso ingranaggio musicale dell’”Italiana”, nel quale mostra di trovarsi completamente a proprio agio. A ciò si aggiunga una presenza sul palcoscenico vispa e divertita ma senza esagerazioni e cadute di gusto, ad alludere con garbo più che ad esibire in maniera plateale. Bene tutti i ruoli secondari: L’Haly del basso-baritono veneziano William Corrò, che esegue la sua aria “Le femmine d’Italia” con emissione morbida e rotonda; l’Elvira vocalmente partecipe e scenicamente coinvolta del giovane soprano vicentino Giulia Bolcato; la Zulma dal bel timbro scuro del mezzosoprano polesano Chiara Brunello. Ed un evviva per il coro della Fenice diretto da Claudio Marino Moretti, che passa da un repertorio all’altro e da un’epoca all’altra variando stile e lingua, ma mostrando sempre un’ammirevole compattezza ed omogeneità. Alla fine, è festa per tutti alla serale del 5 marzo. Ed è giusto così, sia perché va riconosciuto il buon esito complessivo dello spettacolo, sia perché Carnevale va salutato in allegria, nella partecipazione ad un rito collettivo che vuole spensieratezza. Adolfo Andrighetti
I video della trasmissione Approfondimenti li puoi trovare sul canale Youtube "Approfondimenti Video di Asterisco Informazioni" https://www.youtube.com/user/AsteriscoInfo

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Ministero della Salute ha diffuso i dati relativi al 2018 del Centro nazionale trapianti (Cnt): il numero di trapianti e delle donazioni d’organo scende, ma il trend degli ultimi anni rimane “molto positivo e il dato dello scorso anno sull’attività complessiva di donazione è il secondo migliore di sempre”. Lo scorso anno “ci sono stati 1.680 donatori (tra deceduti e viventi) con una flessione di 83 unità rispetto al 2017 ma ben al di sopra della media degli ultimi 5 anni. Il trend 2014-2018 è in decisa ascesa con una crescita delle donazioni pari al +24,4%”. Complessivamente i trapianti effettuati nel 2018 sono stati 3.718, di cui 3.407 da donatori deceduti e 311 da viventi. “Anche in questo caso si tratta del secondo miglior risultato mai registrato, un dato in calo rispetto al 2017, ma che consolida il trend in crescita degli ultimi 5 anni (+20,4%)”. Nel dettaglio, sono stati effettuati 2.117 trapianti di rene (di cui 287 da vivente), 1.245 di fegato (86 da viventi), 233 di cuore, 143 di polmone e 41 di pancreas. I Centri trapianto di Padova e Verona sono tra le eccellenze riconosciute a livello nazionale Il Veneto ha contribuito per il 30,87% ai trapianti da donatori viventi (96 su un totale di 311); per il 14,53% a quelli da donatore cadavere (495 su 3.407); per l’11% dei donatori utilizzati (150 su 1.370). Padova detiene anche due record: è il primo in Italia per trapianto di rene da donatore vivente e per trapianto di pancreas da donatore cadavere. «Significa centinaia di vite salvate – ha commentato il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia – con un dato che testimonia più di ogni altra cosa il livello scientifico raggiunto. Ne siamo orgogliosi, perché, dietro a un trapianto che salva una vita, deve funzionare una macchina organizzativa e scientifica perfetta, che parte da un’espressione di volontà, passa per la donazione e arriva in una sala operatoria dove un ricevente è in attesa. Siamo riusciti a diminuire anche le liste d’attesa, che è il risultato più bello tra quelli che testimoniano un successo complessivo». Il Centro Trapianti di Padova, nel 2018, ne ha realizzati 353 (63 quelli pediatrici), che salgono a 366 conteggiando i cosiddetti trapianti combinati, dei quali 193 di rene,102 di fegato, 30 di polmone, 30 di cuore e 11 di pancreas. 177 sono i trapianti realizzati dal Centro di Verona (114 di rene, 47 di fegato e 16 di cuore), mentre i Centri di Treviso e Vicenza (solo rene) hanno effettuato rispettivamente 31 e 30 trapianti.

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