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Congedo parentale alla madre, ma anche all’altro genitore

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Fine delle ferie estive per il Gran Teatro la Fenice: si torna in scena a partire da sabato 24 agosto con la ripresa de “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini. Il melodramma buffo rossiniano sarà riproposto nel collaudato allestimento firmato dal regista Bepi Morassi con le scene e i costumi di Lauro Crisman e le luci di Andrea Benetello. Francesco Ivan Ciampa, alternandosi a Marco Paladin per due recite di settembre, dirigerà l’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice e un cast nel quale figurano Maxim Mironov e Giorgio Misseri in alternanza nel ruolo del conte d’Almaviva, Omar Montanari nel ruolo di Bartolo, Laura Polverelli in quello di Rosina, Julian Kim in quello di Figaro, Andrea Patucelli in quello di Basilio; inoltre Giovanna Donadini sarà Berta; Matteo Ferrara, Fiorello; e gli artisti del Coro del Teatro La Fenice Carlo Agostini, Umberto Imbrenda e Nicola Nalesso si alterneranno nel ruolo comprimario dell’ufficiale. Maestro del Coro Claudio Marino Moretti, maestro al fortepiano Roberta Ferrari. Alla prima rappresentazione di sabato 24 agosto, ore 19.00, seguiranno altre dodici repliche, il 30 agosto, 5, 7, 11, 22, 24, 27, 29 settembre, 1, 4, 6 e 9 ottobre. A completare il cartellone tra settembre e ottobre in scena seguiranno “Tosca” e “Madama Butterfly” Le recite del capolavoro comico di Rossini si intrecceranno in cartellone con quelle di uno dei titoli più amati dell’opera italiana, “Tosca” di Giacomo Puccini, nell’allestimento firmato per il Teatro La Fenice dalla regista milanese Serena Sinigaglia, con le scene di Maria Spazzi, i costumi di Federica Ponissi e il light design di Alessandro Verazzi, e con la direzione musicale di Daniele Rustioni, che si alternerà a Marco Paladin per due recite del mese di settembre. Sei le repliche previste: dopo la prima di domenica 25 agosto, ore 19.00, seguiranno spettacoli nei giorni 1, 3, 6, 12 e 19 settembre. E sabato 31 agosto, comincerà anche un nuovo ciclo di rappresentazione di “Madama Butterfly”, nella splendida versione del titolo pucciniano con le scene e i costumi dell’artista Mariko Mori, la regia di Àlex Rigola ripresa da Cecilia Ligorio e il Coro e l’orchestra del teatro La Fenice diretti da Daniele Callegari.
Il Programma Operativo Regionale (POR), è lo strumento attraverso cui la Regione del Veneto, spende le risorse messe a disposizione dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, detto sinteticamente FESR, uno dei Fondi strutturali e di investimento europei il cui obiettivo è quello di finanziare progetti di sviluppo all’interno dell’Unione europea. È in quest’ambito che la Giunta regionale ha approvato la delibera che assegna 25 milioni di euro al nuovo bando per l’erogazione di contributi per l’efficientamento energetico di strutture pubbliche o ad uso pubblico, non residenziali. Possono presentare domanda Comuni, Unioni di Comuni o associazioni di Comuni mediante convenzione, che svolgano in forma associata la gestione del patrimonio edilizio; Consorzi fra enti locali, esclusi quelli che gestiscono attività economiche nell’accezione comunitaria; Unioni Montane; Province e la Città Metropolitana. La domanda di contributo, relativa ad interventi avviati dopo il 01/01/2018, deve riguardare un edificio singolo oppure un complesso edilizio unitario composto da più corpi di fabbrica, come, ad esempio, scuole composte da più fabbricati. L’intervento deve comportare una spesa complessiva ammissibile a contributo non inferiore a 200.000 euro ed un contributo massimo concedibile ammonta a 1.500.000 euro. Il Piano Energetico Regionale prevede interventi per la diffusione delle fonti rinnovabili «Questa è un’occasione unica per l’ambiente e per i nostri enti pubblici – spiega Roberto Marcato, assessore allo sviluppo economico ed energia – mettere a bando 25 milioni di euro per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici significa dare un’opportunità per incidere davvero sulla qualità dell’ambiente. Stiamo parlando di uno sforzo enorme che la Regione mette in atto per dare una mano agli enti pubblici, mettendoli in grado di incidere sull’efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico e contribuendo, in maniera significativa e concreta, alla tutela ambientale». La nuova iniziativa conferma le linee di indirizzo indicate nel Piano Energetico Regionale, nel quale la Regione Veneto ha dato particolare rilievo alle strategie e agli interventi per la diffusione delle fonti rinnovabili, dell’efficienza e del risparmio energetico e, a corollario, la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali.
Con 629 imprese artigiane chiuse nei primi sei mesi dell’anno, il Veneto è la terza regione italiana, dopo Sicilia e Emilia Romagna, a guidare una classifica tutto in negativo, sola eccezione il Trentino Alto Adige, della crisi delle aziende che non reggono più l’impatto della crisi economica e delle incertezze del Paese. A livello provinciale, nel Veneto è stata la provincia di Vicenza a segnare la contrazione del saldo in valore assoluto più marcata (-218). Seguono Verona (- 117) e Padova (-99). L’unico territorio a registrare un risultato positivo è stata la provincia di Venezia (+3). Al 30 giugno scorso, il numero complessivo si è attestato a quota 126.112. I dati sono stati diffusi dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre. «La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la mancanza di credito e l’impennata degli affitti – ha dichiarato il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – sono le cause che hanno costretto molti artigiani a cessare l’attività. E per rilanciare questo settore è necessario, oltre ad abbassare le imposte e ad alleggerire il peso della burocrazia, rivalutare il lavoro manuale. Negli ultimi 40 anni c’è stata una svalutazione culturale che è stata spaventosa. L’artigianato è stato dipinto come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete ha bisogno di robusti investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese». Per i giovani fare l’artigiano non è più appetibile e manca quindi il ricambio generazionale nelle botteghe «Non sono pochi gli imprenditori di questo settore – sottolinea il segretario CGIA Renato Mason – che segnalano la difficoltà a trovare personale disposto ad avvicinarsi a questo mondo. Soprattutto al Nord, si fatica a reperire nel mercato del lavoro giovani disposti a fare gli autisti di mezzi pesanti, i conduttori di macchine a controllo numerico, i tornitori, i fresatori, i verniciatori e i battilamiera. Senza contare che nel mondo dell’edilizia è sempre più difficile reperire carpentieri, posatori e lattonieri. Più in generale, comunque, l’artigiano di domani sarà colui che vincerà la sfida della tecnologia per rilanciare anche i “vecchi saperi”. Alla base di tutto, comunque, rimarrà il saper fare che è il vero motore della nostra eccellenza manifatturiera”. Una ulteriore “stangata” al mondo dell’artigianato potrebbe arrivare il prossimo 1° gennaio. Se non si disinnescherà l’aumento dell’Iva, l’innalzamento di 3 punti percentuali sia dell’aliquota ordinaria che di quella ridotta rischia di provocare degli effetti molto negativi sul fatturato di queste attività che, ricorda la CGIA, vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie.
La Regione Veneto ha deciso l’assunzione con contratti autonomi di 500 giovani medici, laureati e abilitati, ma non ancora in possesso della specializzazione, che frequenteranno un corso di formazione pratico e teorico, al termine del quale, con il tutoraggio di colleghi strutturati, 320 verranno introdotti al lavoro nell’area del Pronto Soccorso e 180 in quella della Medicina Internistica (Medicina Generale e Geriatria). L’operazione avrà un costo annuo di circa 25 milioni, la quasi totalità legati agli stipendi dei nuovi assunti. «Si tratta – dice il Presidente Luca Zaia – di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, che sono un obbligo costituzionale al quale non intendiamo sottrarci. Stiamo agendo in un quadro di programmazione nazionale sbagliata, che è la causa di questa situazione, con meno borse di specializzazione rispetto al numero annuo di laureati e con un cammino di studi molto più lungo di quelli negli altri Stati europei. Ci saranno gli immancabili esperti che storceranno il naso e se ci saranno ricorsi resisteremo in ogni sede. Se ci sono alternative concrete a quanto fatto dalla Regione, non le ho ancora viste. E comunque l’unica alternativa che non prenderemo mai in considerazione è di tagliare o chiudere i reparti». La carenza di medici e infermieri negli ospedali è legata ad una programmazione nazionale sbagliata Il meccanismo deliberato verrà adottato dopo aver espletato tutti i tentativi di rinforzare gli organici per le vie tradizionali, a cominciare dai numerosissimi concorsi avviati da Azienda Zero che però, in molti casi, vedono un’adesione anche di molto inferiore ai fabbisogni segnalati dai direttori generali delle Ullss. Per arrivare alla possibilità per le aziende di conferire in via eccezionale a medici incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo sarà accertata l’impossibilità di utilizzare risorse umane interne, l’assenza di graduatorie pubbliche valide a cui attingere, il rifiuto all’assunzione del personale in graduatoria utile. Per quanto riguarda la carenza nei Pronto Soccorso, la delibera regionale rende noto che Azienda Zero ha già pubblicato tre bandi di concorso per 192 posti, ma che, a conclusione delle procedure concorsuali, risultano in graduatoria solo 22 specialisti e 24 specializzandi all’ultimo anno. Per quanto riguarda l’area internistica, una rilevazione effettuata in aprile, ha indicato una carenza di 180 medici, nelle unità operative di medicina e geriatria. Il percorso formativo che precederà la fase dell’inserimento negli ospedali sarà curato dalla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica.
È il direttore d’orchestra Daniel Oren il protagonista di questa Tosca: il maestro festeggia, infatti, la sua cinquecentesima presenza in Arena, dirigendo la stessa opera, con cui 35 anni fa, nel 1984, l’aveva accolto Verona. La cornice nella quale si muovono i personaggi pucciniani è lo storico allestimento di Hugo de Ana che, a 10 anni dal suo debutto, fa ancora sognare con la sua misurata astrazione e con i suoi imponenti effetti scenici, dando a Tosca una solennità ed un’imponenza straordinarie che si rinnovano ad ogni rappresentazione. A completare la direzione attenta e sempre appassionata di Oren, c’è un cast di alto livello. Gioca, in terra veneta, il trevigiano Fabio Sartori (in scena, Mario Cavaradossi), protagonista dell’unico bis della serata, chiesto a gran voce dal numerosissimo pubblico per l’aria “Lucean Le Stelle”; Sartori disegna un Cavaradossi sicuro, concreto, dai tratti intimi, appassionati e che conquista tutto il pubblico. Lo Scarpia, interpretato da Ambrogio Maestri, è un signore di grande eleganza, che però cede in maniera apparentemente misurata alle tentazioni della carne; Maestri propone un grandissimo lavoro sui recitativi, si presenta scenicamente impeccabile, vocalmente solido e ricchissimo di sfumature. Saioa Hernandez, al suo debutto in Arena, ha una voce di straordinaria imponenza e bellezza, dai tratti squisitamente drammatici; nel secondo e terzo atto, il suo personaggio restituisce una Tosca addolorata, che si trova costretta dalle circostanze a tradire il suo animo gentile per trasformarsi in un’assassina. Nel primo atto, forse, è mancata un po’ di intimità; ci si sarebbe aspettati che le sfumature tra amore e gelosia fossero rese, dalla Hernandez, in maniera più distinta con l’utilizzo di una gamma più ampia di soluzioni vocali. Ottimo il resto del cast, con una menzione particolare per lo Spoletta di Roberto Covatta ed il sagrestano di Roberto Pizzuti, entrambi capaci di portare in primo piano i caratteri, che sono stati loro affidati. Pubblico entusiasta. Matteo Mazzato
Il decreto cosiddetto “Sblocca Cantieri” convertito il legge non ha aggiornato le tipologie, le provenienze, le caratteristiche e le attività di recupero regolate dal D.M. 5 del febbraio 1998, vecchio di oltre 20anni, con il risultato che una recente sentenza del Consiglio di Stato ha bloccato le attività delle aziende operanti nel riciclo. Alcuni esempi sono davvero allarmanti. C’è il caso dei rifiuti inerti da costruzioni e demolizioni che riscontrano problemi nel riutilizzo per produrre aggregati riciclati; quello dello stop dell’utilizzo degli pneumatici fuori uso per realizzare fondi stradali, pannelli insonorizzati o elementi d’arredo urbano; il fermo al riciclo dei rifiuti da spazzamento stradale e conseguente recupero di sabbia, ghiaino e ghiaietto; o delle Apparecchiature Elettriche Elettroniche (RAEE) le cui singole parti non possono più essere riutilizzate o riparate con l’utilizzo di altre parti per rigenerare gli elettrodomestici. «Siamo preoccupati per le ricadute sull’ambiente e sui costi di gestione dei rifiuti per famiglie e imprese – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Agostino Bonomo – Quello dell’economia circolare è un tema di stringente attualità sul quale anche le imprese si interrogano trovando, da un lato soluzioni davvero inedite di gestione dei rifiuti, dall’altro un nuovo mercato grazie ai prodotti che nascono proprio dal riciclo. Per non parlare degli impegni economici e degli investimenti nelle nuove tecnologie che per la gestione di tutto questo». Chi fa la raccolta differenziata deve aver la possibilità di riqualificare come risorsa quel che raccoglie Bastano alcuni dati di Eurostat per capire la portata della questione: l’economia circolare in Italia realizza un fatturato di 55,8 miliardi di euro e un valore aggiunto di 18 miliardi, pari all’1,1% del PIL; le attività di riciclo, riuso e riparazione sviluppano 2,2 miliardi di euro di investimenti e un’occupazione di oltre mezzo milione di addetti. L’Italia è al primo posto tra i maggiori paesi europei per quota di occupati nell’economia circolare, pari al 2,1% degli occupati di tutti i settori (1,7% la media Ue), cifra che arriva al 75,9% nelle piccole e medie imprese. Ancora, negli ultimi 4 anni quasi il 20% delle imprese ha effettuati investimenti green per minor impatto ambientale e maggior risparmio energetico; mentre sale al 46,6 (ovvero una azienda su due) la percentuale delle imprese che ha adottato o lo farà nell’imminente futuro, soluzioni specifiche di economia circolare. «Questo quadro normativo – aggiunge Bonomo – limita diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti. La raccolta differenziata è una precondizione per gestire in modo virtuoso i rifiuti attraverso il loro corretto conferimento verso impianti preposti al riciclo. Ma non basta. I siti di recupero devono essere autorizzati a far cessare la qualifica di rifiuto (End of waste) in modo che dopo il trattamento restituiscano prodotti, materiali e oggetti destinati al mercato».
"Lo abbiamo detto nelle audizioni in Regione e lo confermiamo oggi che il Ministero delle Finanze ha certificato, per la sanità veneta, un avanzo di bilancio milionario: gli utili nella sanità pubblica vengano, per quanto possibile, reinvestiti nel potenziamento di servizi territoriali a vantaggio di anziani, persone disabili e non autosufficienti”. È quanto afferma Fiorenzo Pastro Presidente regionale Veneto di ANAP Confartigianato, l’Associazione di rappresentanza degli artigiani pensionati che in regione conta oltre 26mila associati. Il Presidente commenta la notizia che la sanità veneta chiude definitivamente anche i conti del 2018 senza finire in deficit e con un “avanzo” di 21,9 milioni. Anche se nel solito conteggio che viene svolto dal Ministero delle finanze – non si contano gli utili delle aziende con i bilanci in utile, ma solo quelli delle Ulss in rosso a cui deve fare fronte la Regione – la cifra finale scritta per il Veneto dice “+13,1 milioni”, come precisa la delibera con cui la giunta Zaia ha approvato tutti i conteggi. “Apprezziamo la performance -afferma Pastro- risultato anche della piena operatività dell’Azienda Zero anche nel suo ruolo di “guardiano dei conti”, ma sarebbe un peccato che questo utile servisse esclusivamente a coprire eventuali criticità di bilancio di singole aziende (ULSS) oppure venisse destinato a patrimonio netto “a garanzia del generale equilibrio economico-finanziario”. E’ infatti facoltà della Giunta destinarli, come abbiamo proposto più volte, almeno in parte, alle persone in difficoltà”.
Il Veneto è sul podio della particolare classifica tra le regioni italiane sulla base della percentuale dei dipendenti pubblici ogni cento abitanti: dietro alla Lombardia che ne conta solo 3,7, e alla Puglia che si ferma a 4,1, il Veneto si piazza al terzo posto con 4,3 dipendenti ogni 100 abitanti. I dati sono forniti da Statistiche Flash, il monografico di approfondimento dell’Ufficio Statistica della Regione Veneto, dedicato questo mese alle Istituzioni pubbliche e ai loro dipendenti. Il dato è certamente positivo in termini di costi, ma attenzione che non è tutto oro quel che luccica: infatti, mentre il 60% delle istituzioni pubbliche è rappresentato dai Comuni, sono le Aziende del Servizio sanitario nazionale ad impiegare quasi la metà dei dipendenti pubblici. In questo caso non si possono quindi dimenticare le più volte espresse preoccupazioni per le carenze di personale, a tutti i livelli, segnalati prozio dalle ULSS. Ci sono tante donne, ma per loro il lavoro è più precario e non apre ad una carriera apicale Nemmeno il dato sulla netta prevalenza delle ‘quote rosa’ può essere assunto come un risultato comunque positivo: perché nel pubblico le donne sono il 62% dei dipendenti, ma poi si registrano punte dell’85-95% se si prendono in considerazione solo i contratti part-time. Oltretutto le donne che salgono ai vertici delle istituzioni pubbliche (sindaci, presidenti, direttori generali) sono una netta minoranza: nel 2015 in Veneto erano poco più del 16% delle figure apicali. Nel confronto tra regioni il Veneto spicca anche per l‘investimento formativo nel personale del pubblico impiego; ben il 70% delle 979 istituzioni pubbliche presenti in Veneto ha organizzato almeno una attività formativa per i propri dipendenti, per un totale di oltre mezzo milione di ore di formazione erogate con oltre 200 mila partecipanti coinvolti. Sia a livello nazionale che regionale sono le Aziende del servizio sanitario nazionale ad offrire il maggior numero di attività formative.
I Paesi UE intervenuti all’ultimo G7 del 17-18 luglio 2019 tenutosi a Chantilly (Francia), protagonisti i ministri delle Finanze e i Governatori delle Banche centrali delle sette maggiori potenze economiche mondiali (Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito) hanno raggiunto un’intesa con le Autorità garanti della concorrenza dei diversi Paesi del G7 per quanto riguarda le sfide poste dall’economia digitale per l’analisi della concorrenza. In realtà, però, l’accordo risulta essere interlocutorio rispetto al precedente G20 di Fukuoka dello scorso giugno: ci si è infatti limitati a ribadire la scadenza del 2020, senza introdurre risultati innovativi e senza sbloccare in modo definitivo e risolutivo nessuno dei progetti in cantiere. Al massimo si conferma che entro il 2020 dovrà vedere la luce un nuovo sistema di relazioni tributarie internazionali. Sulla Web tax non si è ancora raggiunto nessun accordo, ma si sono tracciati “binari per negoziati condivisi” per arrivare all’intesa entro il 2020, come si legge nel comunicato di chiusura del G7. L’ostacolo è stato ancora una volta rappresentato dagli Stati Uniti: tradizionalmente contrari alla Web tax, non hanno lasciato il tavolo, come loro consuetudine, ma hanno apertamente dichiarato le loro posizioni in disaccordo a quanto affermato dai padroni di casa francesi del G7. L’idea europea si sposta allora su nuove norme sulla concorrenza del mercato anche nel settore digitale L’unica novità della riunione francese è stata la formalizzazione di una prima bozza di posizione comune (Common Understanding) sulle questioni relative all’economia digitale e ai suoi rapporti con le politiche della concorrenza. Vi si delinea la visione delle Autorità antitrust G7 sul ruolo della concorrenza nell’economia digitale per la quale: “i mercati competitivi sono fondamentali per il buon funzionamento dell’economia e molti dei benefici dell’economia digitale sono meglio realizzabili se i mercati digitali si mantengono competitivi; a tal fine una corretta applicazione della legge sulla concorrenza continuerà a svolgere un ruolo importante nel salvaguardare la fiducia nei mercati digitali e assicurare che l’economia digitale continui a produrre dinamismo economico, mercati competitivi, benefici per i consumatori e incentivi all’innovazione”. Il diritto della concorrenza è flessibile e adatto a tutelare la concorrenza anche “nell’era digitale”, richiedendo, tuttavia, anche uno sforzo continuo di aggiornamento da parte delle Autorità della concorrenza.
Nato nel 2003 da un’idea del compositore e chitarrista, Andrea Vettoretti, il Festival Chitarristico delle Due Città decide da quest’anno di sposare una prospettiva metropolitana, spostando su Venezia, in particolare su Mestre, il programma finora riservato a Roma; ad organizzare la manifestazione, giunta alla 17° edizione, è l’associazione Musikrooms, in collaborazione con Comune di Venezia, Comune di Treviso, Provincia di Treviso e Regione Veneto. Tema del Festival 2019 è “New Classical World”, un concetto che, partendo da un’impostazione accademica dello strumento, lo arricchisce di nuove sonorità per portare lo spettatore in un viaggio emozionale. «È un grande orgoglio aver portato il Festival nella nostra città – dichiara Simone Venturini, Assessore allo sviluppo economico del Comune di Venezia – Stiamo investendo molto sulla promozione e diffusione della musica nel territorio, valorizzando quell’idea di Città Metropolitana, che continuamente estende il proprio assetto urbano». «È un atto di fiducia – aggiunge – Andrea Vettoretti, Direttore Artistico e musicista di caratura internazionale – verso una realtà dinamica in sintonia con i nuovi orizzonti musicali, che la manifestazione rappresenta da anni». Il cartellone mestrino prevede tre concerti alla fine settembre e all’inizio di ottobre Sono otto i concerti previsti: la prima parte (5 spettacoli) del cartellone a Treviso, la seconda (3 concerti) a Mestre. Il cartellone mestrino si aprirà venerdì 27 Settembre, nell’auditorium del Centro Candiani (ore 20.45), ospitando i “Mediterranea” nello spettacolo “La Spagna di Federico Garcia Lorca”, dedicato al flamenco nuovo. Il giorno dopo, sabato 28 Settembre, sempre all’auditorium Candiani (ore 20.45), andrà in scena “Real...mente Napoli” con Real Duo e Tommaso Chimenti: un concerto di brani dal grande repertorio della “canzone classica partenopea”, riferimento culturale nel mondo. Infine, sabato 5 Ottobre al Teatro Momo (ore 20.45), gran chiusura con “Tango!” del Se.Go.Vi.O. Quartet.

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Nuove misure per facilitare la conciliazione tra lavoro e vita di famiglia, in particolare favorendo le donne nel loro reinserimento nell’attività lavorativa e garantendo un ruolo più attivo del secondo genitore nella cura e per la crescita del neonato. La legge, già concordata informalmente con i ministri UE, stabilisce i requisiti minimi che tutti gli Stati membri dovranno attuare nel tentativo di aumentare le opportunità delle donne nel mercato del lavoro e rafforzare il ruolo del secondo genitore nella famiglia. Beneficeranno di tali norme i bambini e la vita familiare, rispecchiando al contempo più accuratamente i cambiamenti sociali e promuovendo la parità di genere. «Questa direttiva – ha dichiarato il relatore, David Casa (PPE, MT) – vuole realizzare una maggiore parità di genere e una migliore divisione delle responsabilità. Le donne hanno sofferto a causa della mancanza di parità, che ha portato a differenze di retribuzione e a un divario pensionistico. Ora saranno sostenute per entrare nel mercato del lavoro e raggiungere il loro pieno potenziale». Agli Stati membri il compito di fissare un livello di retribuzione adeguato per il periodo minimo Il padre, o il secondo genitore equivalente se riconosciuto dalla legislazione nazionale, avrà diritto ad almeno 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito nei giorni vicini alla nascita o al parto del feto morto. Tale congedo dovrà essere pagato ad un livello non inferiore all'indennità di malattia. Attualmente in Italia la durata del congedo obbligatorio per il padre è di 5 giorni, più un giorno facoltativo previo accordo con la madre e in sua sostituzione. Gli Stati membri fisseranno un livello adeguato di retribuzione, o indennità, per il periodo minimo non trasferibile di congedo parentale, tenendo conto del fatto che questo spesso comporta una perdita di reddito per la famiglia e che invece anche il familiare più retribuito dovrebbe potersi avvalere di tale diritto. I genitori e i prestatori di assistenza che lavorano potranno richiedere modalità di lavoro adattabili, ove possibile, ricorrendo al lavoro a distanza o a orari flessibili per poter svolgere le loro mansioni.

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