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Il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto, si appella ai quattro ministri veneti Erika Stefani, Renato Brunetta, Federico D'Incà e Daniele Franco: alla locomotiva Veneto servono ristori adeguati ad artigiani e le piccole imprese, insieme però a nuove misure finalizzate al rilancio delle attività colpite dalle restrizioni provocate dalla pandemia. «Nel corso del 2020 – premette Boschetto – in regione Veneto le imprese artigiane sono calate di 1.672 unità (-0,9%). Un dato inaspettatamente in linea con quanto avvenuto nei cinque anni precedenti. Anzi, il saldo negativo quest’anno è determinato più dalla mancanza di nuove imprese (-16,2%) che da maggiori cessazioni (sono addirittura calate del -11%). Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento e resilienza che ha veramente stupito tutti ma riflette il Dna dei nostri imprenditori che non si sono dati per vinti, ma hanno riconvertito la loro azienda, ad esempio nei prodotti medicali e o della meccanica di precisione. Ma la buona volontà non basta più. Servono riforme e strumenti per rimettere in moto il sistema produttivo perché, il perdurare delle restrizioni sta velocemente peggiorando la situazione». «In particolare nel manifatturiero e nei servizi – prosegue Boschetto – da una stima del nostro Ufficio Studi nazionale, il 32% delle imprese a noi associate avrà delle difficoltà a ripartire dopo la pandemia. È un numero che ci spaventa e dobbiamo mettere in campo una rappresentanza concreta di prossimità per aiutare queste aziende, per dare loro un futuro. Siamo uno dei poli manifatturieri del Paese e d’Europa che basa il suo successo sul sistema diffuso della piccola impresa e dell'artigianato. Un modello d'impresa che mette insieme oltre a un Pil economico che è misurabile anche un Pil sociale che è altrettanto importante per la sopravvivenza delle nostre comunità». Il mondo dell'artigianato, finora, non ha ricevuto gli aiuti che si sperava «Sui ristori – sottolinea Boschetto – pensiamo che oggi vadano aiutate tutte le aziende che hanno avuto delle difficoltà, perché la crisi che stiamo vivendo non è come quella del 2008, ha colpito indipendentemente dalle attività e dalle azioni delle aziende. Vanno sostenute le aziende per i danni subiti, che non sono riconducibili a loro. Vogliamo un cambio di passo rispetto al governo precedente superando i codici ATECO e guardando al calo di fatturato nell’intero 2020. Anche perché alcuni comparti sono stati letteralmente travolti dall'emergenza sanitaria ed economica. Siamo preoccupati ad esempio per il comparto moda (calato del -2,6% nelle imprese e del -3,7% negli addetti) che nei primi 10 mesi del 2020 ha perso il -21% del fatturato con punte del -50% e oltre nel calzaturiero e nelle nicchie del wedding e di alcuni sport. Una cifra enorme che evidenza il momento difficilissimo che stanno vivendo queste aziende, ma non solo loro. Pensiamo a tutte le piccole imprese artigiane che sono nell’arredo, nel mondo del turismo, della ristorazione. Oppure degli eventi, delle organizzazioni fieristiche, della fotografia, piuttosto che gli Ncc e i trasporti di persone». «Ci sono per fortuna dei comparti come quello alimentare, delle costruzioni, del digitale e del commercio elettronico soprattutto – spiega Boschetto – che hanno avuto in questo periodo una tenuta importante, con dei numeri positivi. E gli artigiani hanno cercato di trovare vie d’uscita alla crisi. Nel corso della pandemia è raddoppiata, ad esempio, la quota dei piccoli artigiani che utilizzano il commercio elettronico per la loro attività, con oltre 12mila imprese venete in più rispetto a marzo scorso». Servono riforme «La pandemia – sottolinea il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – ha evidenziato la bontà del lavoro che abbiamo fatto sul sistema della bilateralità, Fsba è stato un ammortizzatore straordinario. Ma adesso, pur avendo le nostre imprese una bassissima propensione a licenziare, è chiaro che, al termine dello stop dei licenziamenti, dovranno essere messi in campo tutti quegli interventi di politiche attive, di riqualificazione per le persone che perderanno il posto di lavoro dando loro la possibilità di essere ricollocati in un altro ambito attraverso un percorso di formazione. La leva su cui puntiamo molto è l’apprendistato che dà opportunità sia al giovane che all'azienda. È necessario rendere strutturale il superbonus al 110% che sta iniziando a dare i suoi effetti adesso per le difficoltà iniziali legate alla pandemia visto che non si potevano fare le assemblee nei condomini, oltre alle difficoltà burocratiche. E quindi, oggi che sta partendo veramente, va reso strutturale». Ma per Confartigianato la vera 'svolta' può arrivare da un cambio di passo nella campagna di vaccinazione anti Covid-19. «È necessario accelerare sui vaccini. Noi siamo stati i primi a offrire le nostre strutture e i medici del lavoro delle nostre aziende, che, con un'adeguata formazione, potrebbero dare un adeguato contributo alla velocizzazione della campagna vaccinale» conclude il Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto.
Maggiori garanzie e tutele per chi compra e chi vende un immobile a Venezia: è la novità contenuta nel protocollo d’intesa siglato tra gli organismi lagunari del Consiglio Notarile e del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati. Si tratta di un ulteriore servizio ai cittadini, svolto in sinergia: coloro che dovranno vendere un immobile avranno la possibilità di ottenere, a prezzi calmierati, una relazione integrata di conformità edilizia e catastale che permetta di rendere in modo più agile le dichiarazioni obbligatorie per legge. Il venditore infatti ha sempre l’obbligo legale di dichiarare nel rogito la conformità dell’immobile rispetto ai progetti edilizi e, sulla base della relazione tecnica oggetto dell’accordo sottoscritto, il protocollo aiuterà il venditore a rendere queste dichiarazioni con la dovuta consapevolezza. La consulenza e l’assistenza che verrà fornita ai clienti condivisi permetterà inoltre di tutelare meglio, insieme a quelli dei contraenti, anche gli interessi dello Stato, assicurando la riduzione del contenzioso legato a questioni edilizie. L’obiettivo del Consiglio Notarile e del Collegio dei Geometri è ora quello di coinvolgere nell’iniziativa anche altri ordini professionali e le associazioni dei consumatori. «È un accordo che abbiamo voluto fortemente – spiega con soddisfazione il presidente del Collegio veneziano dei Geometri e Geometri Laureati, Michele Cazzaro – A beneficiarne sarà la collettività, questo era il nostro interesse. Si tratta di un ottimo strumento di verifica sugli immobili e i patrimoni immobiliari, che dimostra come gli ordini professionali siano sempre attenti alle esigenze e alle dinamiche del territorio e pronti a collaborare in modo sinergico». «Da sempre – sottolinea il presidente del Consiglio Notarile di Venezia, Ernesto Marciano – il Notariato sensibilizza i clienti sull’importanza di una presenza tecnica che si affianchi alle garanzie contrattuali e giuridiche offerte dal Notaio. Oggi accettare questo invito è più facile, grazie alla collaborazione tra i due Ordini».
L’azienda italiana Idrobase Group, con sede a Borgoricco in provincia di Padova, inaugurerà, entro i prossimi sei mesi, una nuova unità produttiva a Ningbo, in Cina: sarà deputata alla produzione di detersivi per il lavaggio delle auto. Idrobase Group punta così a rafforzare il ruolo di player sul mercato cinese del “car washing”, la cui potenzialità, ogni anno, si arricchisce di 21 milioni di autoveicoli, status symbol della crescente “middle class” orientale. Attraverso la consociata “Allforclean”, operante da oltre 16 anni, Idrobase Group vuole incrementare la presenza sul mercato dei macchinari e dei componenti secondari, oltre che della detergenza, per le stazioni di autolavaggio cinesi. La notizia è stata data dal co-titolare, Bruno Ferrarese, in occasione della consegna virtuale del “China Award 2020”, attribuito dalla Fondazione Italia-Cina, che ha individuato Idrobase Group fra le 4 aziende “creatrici di valore”, che hanno realizzato le migliori performance in settori a forte intensità di export con il grande Paese orientale; ciò, grazie alla “soluzione più efficace per la disinfezione da virus”. «Frequentiamo da anni il mercato cinese con crescente soddisfazione – dichiara Ferrarese – La pandemia ci ha costretto ad adeguare gli asset della produzione aziendale, che ha visto i nostri dispositivi antivirus e per l’abbattimento delle polveri supplire alla stasi del nostro tradizionale mercato di riferimento, legato alle idropulitrici ed alle tecnologie collegate all’uso dell’acqua in pressione. Abbinare gli standard igienico-sanitari italiani alla pulizia delle automobili è un’idea, che riteniamo vincente in un Paese, che ha imparato la lezione del Coronavirus e sta dedicando grande attenzione alla salute pubblica ad iniziare dalla lotta all’inquinamento». Il China Award ha celebrato la 15°edizione in occasione dei 50 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche fra Italia e Cina. L’importanza di tale rapporto si è evidenziato anche in tempo di pandemia con un incremento dell’export italiano pari al +3,8% verso un Paese che, in controtendenza con il resto del mondo, ha visto crescere il Prodotto Interno Lordo del +2,3%. A testimoniare l’importanza riconosciuta al lavoro della Fondazione Italia-Cina (fondata nel 2003 da Cesare Romiti) ed ai “China Awards” è stata la presenza alla cerimonia di consegna sul web dell’ambasciatore d’Italia in Cina, Luca Ferrari e del suo omologo nel nostro Paese, Li Junhua.
«Non si sta evolvendo positivamente la situazione di caos viabilistico collegata ai controlli anti-Covid avviati in territorio Austriaco e Tedesco, che sono stati intensificati presso il confine del Brennero»: lo denuncia Michele Varotto, Presidente di Confartigianato Trasporti del Veneto, dopo che il Tirolo è stato classificato dalle autorità tedesche come “zona ad altissimo rischio Covid”. «Il provvedimento – prosegue Varotto – ha innescato la creazione di una lunga coda di mezzi in uscita, con disagi crescenti per gli autotrasportatori e danni ingenti per tutte le imprese. Un provvedimento che sta danneggiando non solo i nostri autotrasportatori, ma l’intera economia italiana». Infatti, ogni trasportatore che prevede di entrare in Germania attraverso il Tirolo deve disporre di un test Covid negativo effettuato nelle 48 ore precedenti all’ingresso in territorio tedesco e , inoltre, ogni autista deve registrarsi online su https://www.einreiseanmeldung.de/#/ prima di entrare in Germania. «Il Brennero – spiega il presidente Varotto – secondo gli ultimi dati disponibili al 2018, è il primo valico alpino per trasporto di merci su strada, con 38,8 milioni di tonnellate, un quarto (25,3%) delle merci che passano per i 15 valichi alpini. La direttrice del Brennero viene utilizzata per il trasporto dei prodotti del made in Italy verso l’Austria e altri sei paesi europei quali Germania, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia. Un valico strategico quindi. Possiamo anche capire le motivazioni sanitarie per la limitazione messa in atto ma non le modalità di attuazione troppo repentine e senza comunicazioni agli addetti ai lavori. Bene quindi che, tempestivamente, la Polizia abbia istituito filtri più a valle, a Bressanone e perfino a Verona Nord, dove i camion sono dirottati verso altri confini, come quello di Tarvisio». «Bene che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Enrico Giovannini, il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese abbiano concordato di far allestire dalla Sanità Militare-Ministero della Difesa, postazioni per effettuare i test agli autotrasportatori. Ma – conclude Varotto – serve che il nostro Governo istituisca la reciprocità del tampone. Se noi veniamo considerati portatori di virus, non si vede perché il principio non debba valere per tutti. Mi chiedo poi che fine abbia fatto il Corridoio verde europeo che ha consentito fino a oggi di gestire con equilibrio la crisi emergenziale e la necessità di garantire la circolazione di mezzi indispensabile per l’approvvigionamento dei beni». Il Veneto è centrale nei corridoi europei e il trasporto è l’anima dell’economia nazionale e in particolare del Nord-est. Questo ennesimo collo di bottiglia non potrà che avere effetti negativi sull’economia italiana e sulle piccole imprese, già duramente colpite dalla crisi provocata dalla pandemia, dal momento che il Brennero è il primo valico commerciale alpino con 38,8 milioni di tonnellate di merci trasportate su strada, per un valore (dato 2019) di più di 90 miliardi di euro, che rappresentano un quinto (20%) del made in Italy manifatturiero e pari al 5,1% del PIL. In pratica, il principale accesso ai mercati del Centro e del Nord Europa per le merci italiane.
Secondo un sondaggio del Parlamento europeo, quasi tre europei su quattro ritengono che il piano di ripresa UE consentirà al proprio Paese di riprendersi più rapidamente dalla pandemia: si è infatti rafforzata un questi ultimi, difficili mesi la convinzione che l’Unione europea sia il luogo giusto per sviluppare soluzioni efficaci ed il 72%degli intervistati ritiene che il piano di ripresa dell’UE consentirebbe all’economia del proprio Paese di riprendersi più rapidamente. Anche l’Italia, con il 69%, è in linea con la media europea e gli italiani intervistati che hanno un’immagine positiva o molto positiva dell’UE si assestano al 43%, con 11 punti percentuali di aumento rispetto all’autunno 2019. In Italia, il 52% degli intervistati ritiene che il Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Unione, innanzitutto in termini di cooperazione tra gli Stati e difesa della pace, maggiori opportunità di lavoro e capacità di far sentire la propria voce nel mondo. Sebbene il dato sia il più basso dell’UE (media UE: 72%), si registra un aumento di dieci punti percentuali rispetto a giugno 2020. «Il messaggio di questo sondaggio – commenta il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli – è chiaro: i cittadini europei sostengono l’Unione europea e ritengono che l’UE sia il posto giusto per cercare soluzioni alla crisi. Ma la riforma dell’UE è chiaramente qualcosa che i cittadini vogliono vedere ed è per questo che dobbiamo lanciare la Conferenza sul futuro dell’Europa il prima possibile». Altri sono invece i dati sulla prospettiva individuale che resta pessimistica di fronte alla pandemia: il 53% degli intervistati a livello UE crede che la situazione economica nel proprio Paese tra un anno sarà peggiore di quanto non sia adesso. Solo un intervistato su cinque (21%) ritiene che la situazione economica nazionale migliorerà nel prossimo anno. Più della metà (52%) si aspetta che le proprie condizioni di vita individuali tra un anno siano le stesse di oggi. Un quarto (24%) ritiene che tra un anno starà anche peggio, mentre il 21% pensa che potrebbe stare meglio.
Toccherà alla pallamano ricalcare agonisticamente per prima il parquet del PalaCus, ora ribattezzato PalaAntenoreEnergia. Seppur a porte chiuse, riprenderà, infatti, sabato 13 Febbraio il campionato di serie B, cui il C.U.S. Venezia parteciperà con una rosa fortemente ridimensionata dal lungo stop ai campionati. «Molti giocatori di categoria – precisa l’allenatore, Sebastiano Varponi, all’esordio sulla panchina della prima squadra – hanno preferito prendersi un anno sabbatico per i motivi più diversi. La conseguenza è che schiereremo una formazione di qualità, ma giovanissima, dove Mattia Celin, a 20 anni, è il giocatore più esperto. Navigheremo a vista, ma era necessario ripartire per non perdere quanto di buono costruito in questi anni. Come movimento, però, usciamo purtroppo ridimensionati da questo periodo di ridotta attività ed infatti, a livello giovanile, riusciremo a partecipare solo al campionato Under 17». Alle ore 18.00 di sabato prossimo i biancogranata affronteranno i veronesi del Povegliano nella prima giornata di un girone, che vede partecipare anche un’altra squadra scaligera (Dossobuono), tre vicentine (Malo, Torri e Quinto) ed i trevigiani del Paese. Le prime due affronteranno le omologhe dell'altro girone per determinare chi proseguirà verso la serie A/2. «È un esame non solo per la squadra, ma per l’intera organizzazione societaria – precisa il Dirigente di Sezione, Ferruccio Veghin – Ogni giovedì, infatti, giocatori e staff di campo devono sottoporsi al tampone anti Covid ed anche le procedure burocratiche sono complesse». In un panorama tanto difficile prosegue, comunque, l’avventura verso l’azzurro dei tre “moschettieri” cussini: Leo Andreotta (pivot), Lorenzo Rossi (portiere) e Marco Zanon (terzino) sono, infatti, stati convocati allo stage della rappresentativa maschile di Area 3, che si terrà martedì 16 Febbraio a Torri di Quartesolo, alla presenza dei tecnici nazionali, Riccardo Trillini e Giuseppe Tedesco, nonché dei selezionatori Roberto Stedile, Eugenio Pugliese e Demeny Gyongy. Si tratta di una tappa verso la creazione della nuova Nazionale Under 17, che sarà impegnata nella svedese Partille Cup durante la prossima estate.
«La responsabilità sociale dell’imprenditore è un principio che va praticato ad iniziare dai collaboratori aziendali e da sempre è parte della nostra filosofia aziendale»: con queste parole Bruno Ferrarese, contitolare di Idrobase Group, ha annunciato la decisione dell’azienda di Borgoricco, in provincia di Padova, di assegnare a conclusione del difficile 2020 un premio di produzione di 50.000 euro da suddividere tra la cinquantina di dipendenti. «È stato un anno – spiega Ferrarese – che ha sconvolto i mercati e al quale abbiamo potuto positivamente rispondere grazie ad un lavoro di squadra, in cui tutti sono stati protagonisti. Nonostante le tante difficoltà siamo riusciti ancora a crescere ed è giusto che questo importante traguardo abbia una concreta ricaduta anche sui bilanci familiari delle nostre collaboratrici e dei nostri collaboratori». In attesa del nuovo dispositivo BKM, frutto della collaborazione con K-Inn Tech (spin off dell’Università di Padova) e destinato a rivoluzionare il concetto di sanificazione d’ambiente inquadrandolo nel più ampio settore dell’arredamento d’interni, l’azienda di Borgoricco ha chiuso l’anno con un fatturato aggregato di 15 milioni di euro ed un incremento del +9% sul 2019, al quale corrisponde anche una crescita occupazionale pari al +30%, nella sede centrale. Altre unità produttive sono a Ningbo in Cina, Bangalore in India, Mosca in Russia, Ho chi Minh in Vietnam. «È un risultato, che ci riempie d’orgoglio, perché ottenuto nella difficile congiuntura pandemica, nella quale abbiamo saputo rispondere con prodotti innovativi nel campo della sanificazione, controbilanciando il blocco dei nostri tradizionali mercati di riferimento nel campo delle idropulitrici e dei sistemi di raffrescamento attraverso la nebulizzazione dell’acqua – commenta Bruno Gazzignato, contitolare di Idrobase Group e responsabile di progettazione – Siamo un esempio del successo del Made in Italy nel mondo con importanti ricadute per l’indotto locale, cresciuto insieme a noi ed oggi garanzia di qualità ad alta specializzazione». La performance 2020 fa seguito ad un’eccezionale 2019, dove la crescita aveva toccato il +45% a conferma della bontà degli investimenti in ricerca e sviluppo soprattutto nel campo dell’abbattimento delle polveri (PM 10 e 2.5). Forte di questa filosofia, Idrobase Group guarda con fiducia al 2021, programmando un ulteriore incremento del +12% nel fatturato. «La nostra solidità – conclude Ferrarese – è certificata da Cribis Advisor, che ci ha assegnato un rating di affidabilità pari a 1.4; tale dato, di per sé soddisfacente, assume ulteriore valore, se si considera che il rating complessivo del nostro settore di riferimento, cioè quello dell’acqua in pressione, è circa 3 volte inferiore. Nel 2021 continueremo ad investire in ricerca e sviluppo di prodotto oltre che nella cultura e nella crescita del territorio, cui restiamo fortemente legati e grati, nonostante l’internazionalizzazione della nostra strategia aziendale».
«Il 2021 potrà essere per il nostro Paese un anno di svolta per vincere le sfide fondamentali del futuro relative alla sostenibilità, alla transizione ecologica e alla mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici»: ad affermarlo è il presidente nazionale di ANBI Francesco Vincenzi , guardando alle prospettive per l’anno appena iniziato. Ma per il presidente ANBI, anche in considerazione dell’attuale fase politica: «occorrono scelte forti e coraggiose direzionando le risorse del Recovery verso la capacità progettuale e tempistica derivante dalla conoscenza e presenza capillare sul territorio dei Consorzi di bonifica». «In un Paese dove oltre l’80 per cento dell’agroalimentare dipende dalla disponibilità dell’acqua e della risorsa idrica – prosegue Vincenzi – è fondamentale far partire il piano di manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di difesa idraulica e delle opere di gestione irrigua del territorio. In quest’ottica è fondamentale il contributo dei consorzi di bonifica per vincere le sfide del Recovery Plan con le progettazioni esecutive, con la tempistica al 31 dicembre 2026 in questi progetti concretamente realizzabile, al fine di portare a termine i lavori infrastrutturali da cui dipende la ripartenza del Sistema Italia». «Il Covid ha fatto emergere quanto sia ‘Primario’ il comparto agricolo, la disponibilità di cibo in un contesto sempre più sostenibile. Tutto questo dipende da come viene gestita l’acqua – conclude il presidente Vincenzi – Noi siamo in prima fila nell’interesse della ripartenza del Paese senza lasciare nessun territorio indietro».
In dieci mesi (dal 17 marzo 2020 al 25 gennaio 2021), sono state oltre 156mila le operazioni pervenute al Fondo di Garanzia a seguito dei provvedimenti introdotti dai DL “Cura Italia” e “Liquidità” da imprese della regione Veneto. Le richieste da Veneto ammontano ad un importo totale di quasi 15 miliardi e 300 milioni di euro (su di una disponibilità totale nazionale di 133 miliardi) e di queste 87.401, pari al 55,9% (percentuale tra le più basse del Paese e inferiore di oltre 8 punti rispetto alla media italiana attestata al 64,2%) sono quelle fino a 30 mila euro (ex 25mila) a garanzia 100% dello Stato. La regione che ha presentato il maggior numero di richieste è la Lombardia (290.850). Seguono, a distanza il Lazio (177.827) e terza la nostra regione (156.329) con il 9,4% delle operazioni presentate. Risultati questi che provengono dal monitoraggio periodico che l’Ufficio Studi Confartigianato Imprese Veneto ha avviato sui dati del Fondo di Garanzia. Le richieste presentate dalle imprese venete si distinguono in particolare per due aspetti: per l’importo totale richiesto, secondo solo dopo quello della Lombardia, e per la percentuale molto bassa delle domande inferiori ai 30mila euro che risulta essere del 55,9%, con un importo medio pari a 20.585 euro. Sempre con riferimento l’arco temporale dei dieci mesi, sono state presentate al Fondo di Garanzia in media in Italia 274 domande ogni 1.000 imprese: il Veneto, con 325 operazioni ogni mille imprese, si posiziona al 3° posto. «I 15 miliardi richiesti – spiega Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – dimostrano come siano stati messi in campo strumenti di portata straordinaria per consentire l’accesso ai finanziamenti a sostegno della liquidità delle imprese. Dobbiamo però essere consapevoli che questo comporta un innalzamento dell’esposizione debitoria che porterà, in taluni casi, alla saturazione della capacità di restituzione. Nei 2021 per molte imprese sarà quindi molto difficile accedere a nuove risorse. Per questo riteniamo indispensabili due cose. La prima che si intervenga, come previsto dalla Legge di Bilancio, sul processo di valutazione delle imprese in termini di merito creditizio tenendo conto dell’ “effetto Covid-19” sui bilanci relativi al 2020. la seconda che si prevedano nuovi strumenti di incentivazione che vadano a sostenere gli investimenti anche attraverso la concessione di contributi a fondo perduto. L’intervento pubblico consentirebbe alle nostre imprese di poter continuare ad innovare e mantenere la competitività soprattutto nella prospettiva di essere pronte ad intercettare la ripartenza economica, quando ci sarà».
L’inasprimento delle misure di contenimento della pandemia ha messo in difficoltà soprattutto chi vive nei piccoli Comuni: questo il risultato di uno studio condotto dalla Fondazione “Think Tank Nord Est”, che ha misurato la dotazione dei servizi essenziali nei Comuni del Veneto. In 115 Municipi veneti, infatti, i servizi offerti alla popolazione sono particolarmente scarsi. Di conseguenza, per i cittadini residenti in queste località, è stata fondamentale l’introduzione delle deroghe agli spostamenti, a beneficio di chi vive nei Comuni con meno di 5.000 abitanti, in un raggio di 30 km, con il divieto però di raggiungere i capoluoghi di Provincia, in quanto nel luogo di residenza scarseggiano addirittura i servizi essenziali. L’analisi ha definito sei categorie di servizi di prima necessità: negozi alimentari; tabaccherie, edicole e cartolerie; farmacie e parafarmacie; sportelli bancari; uffici postali; scuole. Più scarsa è la presenza di queste attività e più basso è il valore dell’indicatore complessivo. I risultati evidenziano come siano soprattutto i piccoli Comuni montani quelli con le maggiori carenze in termini di dotazione di servizi essenziali. Nel complesso, in Veneto, ci sono ben 80 Comuni senza uno sportello bancario; 48 privi di edicole e tabaccherie; 14 senza una farmacia; 12 sprovvisti di negozi di alimentari; 12 senza scuole. Si tratta di piccolissime località, con meno di 1.000 abitanti, i cui residenti sono costretti a frequenti spostamenti “in deroga”, per poter accedere almeno ai servizi essenziali. «Nonostante la zona arancione – spiega Antonio Simeoni, vice presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – a beneficio di chi vive nelle piccole località sono giustamente state introdotte delle deroghe, la cui necessità, tuttavia, certifica che questi Municipi sono un modello non più sostenibile. Governo e Regione dovrebbero sostenere le aggregazioni tra i piccoli Comuni, con l’obiettivo di migliorare i servizi e garantire maggiori opportunità alle aree periferiche. Si tratta di una riforma fondamentale che non vuole cancellare la storia dei luoghi, ma ridefinire un assetto istituzionale del territorio più efficiente».

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