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È la formazione del C.U.S. Padova, guidata da Adam Giraldo, ad aggiudicarsi il 45° Torneo San Giacomo dell’Orio “Memorial Francesca Bardelle”, superando il C.U.S. Bergamo con il risultato di 3 a 1 (19-25; 25-14; 26-24; 25-20) in una finale combattuta ed avvincente. Al di là del risultato sportivo la manifestazione organizzata dal C.U.S. Venezia, insieme alle Università Ca’ Foscari e Iuav, è stata un successo, perché si è riusciti a ripartire in sicurezza con un evento ufficiale nel pieno rispetto delle regole: esame sierologico o tamponi per tutte le giocatrici e gli arbitri; il medico ‘Covid manager’, all’accesso al campo di gioco di tutti gli altri addetti, ha controllato la temperatura ed il corretto utilizzo della mascherina; chi seguiva le partite da oltre le transenne veniva ripetutamente invitato a mantenere il distanziamento o ad utilizzare la mascherina. Il torneo non era partito sotto i migliori auspici, visto il forfait all’ultimo momento del C.U.S. L’Aquila a causa di 2 casi di positività al Covid fra le atlete; cambio di programma ed inserimento della squadra di Prima Divisione del C.U.S. Venezia, che nella prima semifinale di sabato ha perso per 2 a 0 con il C.U.S. Padova con parziali a 13 e 17. Il C.U.S. Bergamo si è invece aggiudicato per 2 a 1 (23-25; 25-22; 25-19) la seconda semifinale sul C.U.S. Venezia di serie C, al termine di un incontro sempre in equilibrio. Le due formazioni veneziane hanno aperto le finali del sabato con la prevedibile vittoria della squadra maggiore, allenata da Andrea Grandese, che ha conquistato il 3° posto, superando a 11 e a 19 le grintose ragazze di Alberta Rocca. La finalissima, dopo i primi due set in parità, si è animata nel terzo, in cui le padovane sono riuscite a recuperare le orobiche di coach Giorgio Ferrari, vincendo in rimonta e sulle ali dell’entusiasmo hanno messo le basi per chiudere al quarto set, trascinate da Martina Negrato, premiata come miglior giocatrice del torneo. Alle premiazioni erano presenti Piero Rosa Salva, Amministratore Delegato Vela ed ex Presidente CUS; uno degli ideatori del torneo, Fabrizio D’Oria, Direttore Vela; i professori Stefano Tomelleri e Claudio Bertoletti, rispettivamente delegato del Rettore e presidente del C.U.S. Bergamo; la professoressa Marta Ghisi per l’Università di Padova e Stefano Minucci, Responsabile sezione volley del C.U.S. Venezia. L’importanza simbolica del torneo è stata rafforzata dalla presenza del Vicepresidente della F.I.P.A.V., Adriano Bilato: «Ho voluto esserci, perché ho bellissimi ricordi di quando vi partecipai oltre 20 anni fa con la mia squadra e perché è un evento quasi unico in Italia per il contesto, in cui si svolge. È straordinario che il C.U.S. Venezia riesca ancora a portarlo avanti dopo 45 anni e che ci sia riuscito, in quest’anno particolare, è veramente un bel segnale di ripartenza». «È stato un impegno organizzativo importante riuscire a portare a termine questa 45° edizione del torneo – sottolinea il Presidente del C.U.S. .Venezia, Massimo Zanotto – Ci tenevamo fortemente a dare un segnale di ripartenza, rafforzata dalla presenza della squadra del C.U.S. Bergamo, provincia fortemente colpita dalla pandemia. Il ringraziamento va alla F.I.P.A.V. ed al Comune di Venezia, che hanno concesso l’autorizzazione, nonché al personale di segreteria, ai tecnici, dirigenti ed atleti del C.U.S. Venezia. che si sono prodigati per organizzare tutto al meglio. È un evento che fa ormai parte della tradizione veneziana ed è molto seguito anche per le attività collaterali, in particolare i giochi per i bambini al mattino. Mi auguro che questa non sia stata l’ultima edizione visto che “Alla Vida” dovrebbe aprire un ristorante».
Il Parlamento Europeo ha approvato con 671 voti favorevoli, 15 contrari e 10 astensioni una risoluzione non legislativa nella quale si sollecitano nuove misure per affrontare il problema dell’inquinamento farmaceutico, che causa danni a lungo termine agli ecosistemi, riduce l’efficienza dei farmaci stessi sulle persone e aumenta la loro resistenza agli antibiotici. Pur accogliendo con favore la comunicazione della Commissione del marzo 2019, i deputati si sono rammaricati del grave ritardo nella presentazione dell’approccio strategico e delle proposte di azione. Per questo chiedono un uso più attento dei farmaci, lo sviluppo di una produzione più ecologica e una migliore gestione dei rifiuti nell’UE. I prodotti farmaceutici danneggiano gli ecosistemi e riducono la loro efficacia futura, ad esempio causando l’emergere di una resistenza antimicrobica. I farmaci possono avere effetti sui corpi idrici, in quanto non possono essere efficacemente filtrati dagli impianti convenzionali di trattamento delle acque reflue. Nonostante concentrazioni generalmente basse, vi è il rischio che la salute dei pazienti possa essere compromessa a lungo termine. I deputati sono particolarmente preoccupati per le proprietà di interferenza endocrina di taluni farmaci che finiscono nell’ambiente. È allora necessario intervenire per limitare il crescente consumo complessivo di farmaci pro-capite nell’UE e ai Paesi UE viene chiesto di condividere le migliori pratiche per ridurre l’uso preventivo di antibiotici e per lo smaltimento dei farmaci inutilizzati. Le misure per ridurre l'inquinamento non dovrebbero comprendere solo i controlli ‘in uscita’ (ad esempio, il miglioramento del trattamento delle acque reflue), ma l’intero ciclo di vita dei farmaci, sviluppando ‘farmaci più ecologici’, altrettanto efficaci per i pazienti ma meno dannosi per l’ambiente perché più biodegradabili.
Nel pieno rispetto dei protocolli anti Covid-19, il C.U.S. Venezia, insieme alle Università Ca’ Foscari e Iuav, organizza venerdì 18 e sabato 19 Settembre la 45° edizione del torneo internazionale di pallavolo femminile “Memorial Francesca Bardelle”, tradizionale manifestazione, che si disputa sui “masegni” di campo San Giacomo dall’Orio, uno dei luoghi più caratteristici della città lagunare. «Voglio ringraziare il Comune – dichiara Massimo Zanotto, presidente del C.U.S. Venezia – che ha inserito la manifestazione nel programma di Città in Festa e la Federazione Italiana Pallavolo, che ci dà l’opportunità di mantenere vivo questo evento, ormai conosciuto ed atteso. Ci troviamo a sostenere uno sforzo organizzativo importante, ma crediamo che la ripartenza dello sport sia un fondamentale segnale di ripresa. La partecipazione del C.U.S. Bergamo, in particolare, ha grande significato, rappresentando una delle province più colpite dalla pandemia». Oltre a C.U.S. Bergamo e C.U.S. .Venezia a sfidarsi ci saranno le rappresentative del C.U.S. L’Aquila e del C.U.S. Padova. Il torneo prenderà il via venerdì pomeriggio, alle ore 17.30, nell'area antistante “La Vida”, in campo S.Giacomo dall’Orio, con la sfida tra orobiche e patavine. Alle ore 19.30 sarà il turno delle padrone di casa, che affronteranno le abruzzesi in una sfida tra formazioni di serie C. Le finali del quadrangolare sono previste sabato: alle ore 16.30 per il terzo e quarto posto, alle ore 18.30 per l’assegnazione del trofeo. Personale del C.U.S. Venezia sarà incaricato di controllare che il pubblico, dietro le transenne, rispetti il distanziamento di sicurezza indicato, utilizzi la mascherina in caso di prossimità ed eviti assembramenti. Con l’intenzione di coinvolgere sempre più la comunità veneziana, coniugando sport e sociale, sabato mattina, dalle ore 10.00 alle ore 12.30, sarà inoltre data la possibilità ai bambini, dai 6 ai 12 anni, di giocare in campo provando, sotto la guida di tecnici qualificati, alcune discipline praticate dal C.U.S. (Centro Universitario Sportivo): atletica leggera, pallamano, judo e pallavolo.
In quest’anno di scelte difficili e coraggiose, dove la Mostra si è vista costretta a decentrare una rassegna irrinunciabile come “Classici Restaurati”, ed a cancellare la rassegna “Confini”, si rafforza invece il panorama di Notti Veneziane nate dalla collaborazione delle Giornate degli Autori con la rassegna “Isola Edipo”: in programma lavori che valorizzano il dialogo tra Cinema e Teatro ed un premio al Cinema dell’Inclusione per l’opera completa di Liliana Cavani che sarà festeggiata al Teatro Goldoni. Per lei il cinema ha rappresentato una passione totalizzante e la salvezza dal pessimismo. Autrice fondamentale per la storia del cinema italiano, irregolare e scomoda, considerata da molti ‘angelo del male, pericolosa per le anime pure’ fondava a Carpi appena adolescente, un cineforum “per poter vedere i film colti, quelli che nessuna sala proiettava, e per rivedere Rossellini e De Sica”. Il suo cinema, dopo la crisi del neorealismo, supera l’immediatezza del visibile attraverso metafore e simbolismi. Una sua recente affermazione: “Quello che manca oggi è la conoscenza della Storia. Al liceo non si studia il XXI secolo. Lavorando in televisione ho imparato l’importanza del passato per comprendere il presente. Per combattere la superficialità e l’ignoranza dobbiamo pretendere una scuola migliore”. Ed infatti i sei documentari realizzati per la Rai quando era giovanissima, tra il ’62 ed il ’65, sono una carrellata colta attraverso temi cruciali della storia contemporanea, dove l’autrice usa anche inediti materiali di archivio. A ricordo tra tutti “La donna nella Resistenza”, una lucida e dolorosa inchiesta per la quale incontrò due sopravvissute dei campi di concentramento. La prima era stata internata adolescente a Dachau e la seconda non era mai più tornata dopo Auschwitz dalla famiglia. Questo documentario è considerato l’ideale punto di partenza de “Il portiere di notte” per cui Cavani ottiene il successo internazionale. La presenza dello straordinario montatore veneziano Kim Arcalli diede ulteriore genialità al film. La stessa regista dice di lui: “Kim riuscì ad inserire tutti i flash-back ed a renderli indispensabili al racconto, creando con le sfasature temporali la suspence laddove temevo la ripetitività. Senza di lui il film non sarebbe stato così ben raccontato. Forse non sarebbe esistito”. È modesta Liliana Cavani e semplice; ad 87 anni possiede vitalità e fascino. Ho avuto la fortuna di conoscerla e seguirla da vicino quasi quarantanni fa. Non è cambiata, arguta e sommessa e tuttavia determinata ed innovativa come allora. Da sempre scomoda per la sinistra, censurata dai benpensanti: il “Portiere di notte” venne considerato un film scandaloso, e ritirato ben tre volte, e per il San Francesco interpretato da Lou Castel ci fu un’interpellanza parlamentare poiché il patrono d’Italia non poteva avere la faccia di uno che ne “I pugni in tasca” di Bellocchio, faceva fuori tutta la famiglia. Contro tutti Cavani portò avanti il suo film ritenendo la figura di Francesco la più perfetta per rappresentare un’idea di fraternità. Ed ha contestato anche la contestazione del ’68. A Venezia in questa occasione Bertolucci e Pasolini ritirarono i loro film. Lei no! Lascia che proiettino il suo “Galileo”. Dice: “Non credevo a questa manfrina festivaliera. I contestatori li avevo visti a Milano con i Rolex d’oro. Non mi convincevano”. A Venezia ’69, Premio Speciale Pasinetti, presenta uno dei suoi ultimi lavori “Clarisse”, un docu di 21 minuti girato con una troupe di sei uomini, dalla mattina alla sera, d’inverno, in un convento di clausura. “Da un pezzo – dice – avevo una curiosità: incontrare una comunità di Clarisse per scoprire come vivono”. Ne risulta un incontro privato fatto di domande e risposte senza alcuna preparazione. Una conversazione coinvolgentissima tra lei e loro (e lo spettatore ne è travolto) dove le monache mostrano con sicurezza e consapevolezza la debolezza di un mondo non così invidiabile. Sono donne aggiornate, con grande senso di civiltà culturale, mai polemiche, e forti e fiduciose della loro fede. “Gesù era misogino?” chiede Cavani. “No, assolutamente, non faceva distinzione tra le persone”. E ancora: “La vostra arma è la preghiera. Che arma è?”. “Un ‘arma debole, molto fragile per la società di oggi, a volte anche per i preti siamo quasi inutili”. Mariateresa Crisigiovanni
Bruno Martino, Presidente dell’etichettificio veneziano Novarex, è stato nominato componente del Gruppo Tecnico di Confindustria su “Responsabilità Sociale d’Impresa”; la comunicazione è arrivata dalla Vicepresidente, la veneta Maria Cristina Piovesana, con delega ad ambiente, sostenibilità e cultura. Il Gruppo Tecnico, voluto nella riforma organizzativa del nuovo Presidente confindustriale, Carlo Bonomi, è costituito da 33 membri di primarie aziende nazionali, coordinati per il prossimo biennio da Cristina Bombassei; l’obiettivo è creare una sede di confronto e di approfondimento per garantire un’ampia partecipazione all’impostazione delle linee strategiche e degli obbiettivi qualificanti delle azioni di Confindustria. In precedenza, Bruno Martino era stato coordinatore del Gruppo di Lavoro “Made in” di Confindustria Venezia ed in tale ruolo aveva partecipato all’analoga struttura nazionale. «Ho accolto con soddisfazione la nomina confindustriale, perché rispecchia il mio modo di intendere l’impresa: attenta al business, ma anche alle esigenze dei lavoratori e della comunità – commenta Bruno Martino, che è anche referente di Confindustria Venezia per l’area del miranese – L’azienda, il cui lavoro deve fondarsi su principi etici e non solo contrattualistici, è un patrimonio sociale, vocato alla crescita del territorio ed il cui ruolo appare determinante soprattutto ora davanti alle difficili sfide della ripresa, di cui il Paese ha bisogno».
Nonostante le forti restrizioni anti Covid-19, il Festival Chitarristico Internazionale delle Due Città Treviso - Venezia arriva alla sua diciottesima edizione: l’associazione Musikrooms ed il Direttore Artistico, Andrea Vettoretti, hanno voluto mantenere l’appuntamento con la nuova edizione dell’evento, considerato tra i più importanti al mondo. “New Classical World” resta il titolo ed il filo conduttore della kermesse, che continua il suo percorso di ricerca nel mondo della musica crossover e che si tiene dal 12 al 27 Settembre prossimi a Treviso per proseguire in Ottobre a Mestre: un cambio strategico, dopo la lunga esperienza romana, iniziato l’anno scorso con l’obbiettivo di consolidare la manifestazione sull’idea di Citta` Metropolitana. Un primo segnale arriva dalla platea degli sponsor: ai tradizionali partner “Savarez” e “Bortolomiol”, si affiancano i marchi di Idrobase (azienda specializzata nella produzione di attrezzature per la sanificazione di ambienti e la pulizia dell’aria) e dell’etichettificio Novarex. I concerti si svolgono al Teatro Comunale ed al Museo di Santa Caterina a Treviso mentre, a Mestre, la sede è l’Auditorium Candiani. A tenere a battesimo la nuova edizione, sabato prossimo (ore 20.45) nel trevigiano Teatro Del Monaco, sarà lo spettacolo di flamenco jazz “Soul” con il trio Kosho (chitarra e voce)- Augustin Wiedemann (chitarra) – Johannes Erkes (viola). Si tratta di un ensemble d’eccezione, caratterizzato dalla presenza di Kosho, componente del gruppo hip-hop / rock "Söhne Mannheims", il più popolare in Germania; la sua musica è definita "mondo funk guitar", influenzata da gruppi come Steely Dan ed arricchita con elementi di flamenco, jazz e soul. Il “new classical world” è un nuovo modo di fare musica, che parte dalle conoscenze del percorso classico e arriva a tradizioni culturali diverse; il progetto del Festival Chitarristico Internazionale “Delle Due Città” intende porre l'accento proprio su questa peculiarità della musica. Dopo la “prima” al Comunale, il cartellone trevigiano si trasferirà all’auditorium Santa Caterina dove, venerdì 18 Settembre, alle ore 21.00, si esibirà l’Equinox Duo nello spettacolo “Tango & Sud America”.
Dopo la positiva sperimentazione dell’innovativo dispositivo per gestire il processo di sanificazione dei palloni, Hellas Verona ed Idrobase Group hanno deciso di stringere un accordo di partnership per soluzioni, che possano agevolare la disputa degli incontri di calcio in sicurezza durante questo periodo storicamente difficile, che richiede la massima attenzione e cura dei particolari. L’esordio di Idrobase Group come prezioso e qualificato supporto per il club gialloblu è avvenuto in occasione delle ultime sfide casalinghe della squadra di Ivan Juric, grazie a sistemi di sanificazione, dedicati principalmente agli ambienti chiusi e ai palloni da gioco. Quelle occasioni di collaborazione si sono di fatto rivelate l’inizio di una collaborazione destinata a crescere nel tempo. Lo stadio Bentegodi e le aree sportive dell’Hellas Verona puntano così, prime in Italia, ad essere “Covid free”, grazie alla ricerca Idrobase, conosciuta nel mondo per applicare tecniche mutuate dalla NASA nel campo della sanificazione, nonché per avere “messo in sicurezza anti virus” lo stadio sudcoreano della Sangui Arena Park di Incheon, consentendone così la riapertura a parte dei tifosi. «Oggi celebriamo una partnership – sottolinea Marco Pistoni, Chief Revenue Officer dell’Hellas Verona – che proietta l’Hellas Verona nel futuro della sanificazione e della sicurezza, con l’idea precisa di essere in prima fila per agevolare il ritorno dei tifosi allo stadio. Il rapporto con Idrobase Group ci rende orgogliosi, perché si tratta di una realtà di assoluta eccellenza, che si sposa perfettamente con la volontà del Presidente Setti, ovvero quella di valorizzare il nome dell’Hellas Verona non solo attraverso i risultati sportivi, ma anche attraverso collaborazioni come quella con Idrobase Group. Abbiamo fatto il primo passo assieme, fiduciosi che sia solo il primo di una lunga serie». «La partnership con un club di serie A quale l’Hellas Verona ci riempie d’orgoglio – commenta Bruno Ferrarese, Co-presidente di Idrobase Group – perché testimonia l’applicabilità delle nostre soluzioni sanificanti in ambienti finora inesplorati come quello del calcio, contribuendo ad un auspicato ritorno verso la sua normalità. D’ora in poi, comunque, nulla potrà essere come prima e rendiamo merito all’Hellas Verona di saper guardare al futuro, dimostrando grande attenzione per la sicurezza sanitaria propria e degli ospiti».
A Venezia in concorso il grande vecchio Andrei Konchalovsky, che vecchio non sembra di certo, presenta ‘Cari Compagni’. Ambientazione storica ed impegno civile in uno splendido b/n dove ricostruisce la ribellione operaia di Novocherkassk nel 1962, con conseguente devastante massacro dei dimostranti che chiedevano pane. A fronte di una difficile congiuntura, Khruscev aveva incrementato i ritmi di lavoro nelle fabbriche con un ingente aumento dei prezzi di carne e burro. A Novocherkassk, nella fabbrica di impianti di locomotive, gli operai entrarono immediatamente in sciopero, seguiti da operai di altre fabbriche, per poi scendere in piazza con striscioni che chiedevano uguaglianza e pane: un’atmosfera che riportava alla rivoluzione di ottobre. Ovviamente iniziarono incidenti, pare causati da ubriachi ed affiancatori, e subito i reparti speciali del Ministero degli interni aprirono il fuoco sui manifestanti (non è ancora provato se fossero ufficiali del KGB o soldati dell’Armata Rossa). Drammatico risultato con 87 feriti e 26 morti che vennero sepolti separatamente in fosse comuni. Inoltre ne seguì un processo repressivo in cui vennero condannate 7 persone alla pena capitale e 105 ad una detenzione di carcere duro fino a 15 anni. Per molti anni questo massacro rimase quasi celato dietro l’alone della leggenda con ricostruzioni basate essenzialmente su fonti orali. L’ Occidente ne rimase all’oscuro e la stampa sovietica non ne parlò fino alla perestroica . La protagonista è Lyudmila, fortemente legata al partito comunista profondamente contraria al dissenso che assiste alla repressione con incredulità e subisce la perdita della giovane figlia, mettendo quindi in dubbio le proprie ideologie. Come dichiara lo stesso regista, l’intenzione del film è la ricostruzione massimamente accurata non solo di un episodio criminale ma di “un’epoca in cui la storia ha rivelato l’incolmabile divario fra gli ideali del comunismo e la drammatica realtà dei fatti”. Protagonista del film è la moglie del regista, la splendida Yuliya Visotskaya, già sua protagonista in “Paradise”, con cui vinse il secondo Leone d’Argento a Venezia 73 (il primo gli andò a Venezia 71 per “Le Notti bianche del postino”). La carriera di Konchalovsky è variegatissima, anche attore per Tarkovskij, è sceneggiatore e produttore, e lo scorso anno è tornato alla ribalta con la sua autobiografia “Scomode verità”. Nel libro, sincero e spontaneo, racconta anche come con il primo milione guadagnato in America, abbia acquistato i diritti per un remake di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri. Inutilmente purtroppo. C’è ovviamente il periodo sovietico con i suoi incontri con Bertolucci e soprattutto l’amore totale per il cinema ed i suoi autori prediletti, Kurosawa, Bunuel e Fellini, con una amarezza di fondo per essersi sentito ingabbiato dal sistema americano che non gli permise di esprimersi in piena libertà creativa. Konchalovsky ha fortunatamente ritrovato il suo stile russo vicino al regista Kalatozov ed agli scrittori Gogol e Platonov. Già dagli anni ’90 col suo ritorno a casa, è iniziata la sua nuova vita d’artista. Già nel suo immenso “Paradise” ha mostrato la violenza sullo spirito, non meno dolorosa di quella sul corpo. Il suo intento costante è far riflettere il pubblico ‘farlo lavorare’, come dice il regista, e costringerlo a sapere e poi ricordare. Commovente e coinvolgente il credo di questo ‘giovane’ maestro di cinema : “Soltanto quando il pubblico diventa il tuo coautore, e non si limita a vedere, puoi dire di aver girato un buon film”. Mariateresa Crisigiovanni
Il saccheggio del cinema nella letteratura in questa Mostra è straordinariamente interessante: molti i riferimenti e le sceneggiature tratte da romanzi. Ci aspetta quindi il tormentone: “È meglio il libro o il film ?” Particolare attenzione, a nostro avviso, richiede l’opera di Rodrigo Sepulveda, regista cileno qui al suo quarto lungometraggio che passa a Venezia nella raffinata sezione ‘Giornate degli Autori’, tratto dal romanzo omonimo ‘Tengo miedo torero’ di Pedro Lemebel. Come dice il regista ‘Quando lavori con un’opera che fa parte della storia del Chile, sai che si gioca col nostro passato’. Ci sono milioni di lettori che adorano Lemebel considerando il suo romanzo il libro del nuovo millennio. Si tratta di uno degli autori cileni più conosciuti anche fuori dal suo Paese che supera i confini del contesto della militanza per la liberazione omosessule. Il film è una sfida storica, ma soprattutto un incontro di tre genialità: lo scrittore, il regista ed il protagonista, Alfredo Castro (l’attore feticcio di Pablo Larrain). Una storia che sfiora la magia. Nel 2005 Pedro Lemebel invitò Castro in un bar del quartiere Lastarra per chiedergli di recitare nella versione cinematografica del suo romanzo. A quel tempo Vanni Gandolfo stava per dirigerlo e lo scrittore disse a Castro: “Il personaggio della Loca del Frente è tuo e nessun altro deve farlo”. Il progetto si arenò e dieci anni dopo Lemebel morì di cancro. Finalmente nel luglio 2019 le riprese iniziano nelle strade di Santiago con Alfredo Castro, irrinunciabile protagonista, che ci dice: “Il carattere della Loca è tremendamente emotivo: la sua vulnerabilità, la sua povertà, la sua intelligenza, il buon senso e le pulsioni quotidiane ne fanno un personaggio festoso e disperato insieme”. La Loca è così povera e di destra da sostentarsi ricamando tovaglie per i militari del regime, ma la passione per Carlos, militante del Fronte Patriottico Manuel Rodriguez, a caccia di un nascondiglio per le riunioni clandestine, la trafigge fino alle ossa e la costringe ad un cambiamento ideologico. Sepulveda dichiara di aver sempre ammirato la poetica di Lemebel. Ha voluto ritrarre una Santiago degli anni ’80, diversa rispetto ad altri film che si svolgono nello stesso periodo. Una relazione tra un travestito anziano ed un giovane guerrigliero sotto copertura che lo usa per nascondere le armi per un futuro attentato a Pinochet, una città in rovina dopo un terremoto che, dal controllo delle forze militari e dei coprifuoco notturni, passa ai canti di protesta ed al ritorno dei boleri. Non c’è sguardo malinconico sul passato, ma un grande rispetto per il linguaggio di Lemebel, gioioso e barocco, che celebra il trionfo dei sentimenti e dell’erotismo su pregiudizi, barriere e meschinità. Il film riprende di Lamebel la complessa esplorazione sull’omosessualità, in un Paese dominato dalla tirannia e dai pregiudizi dove anche la sinistra era totalmente omofoba. E Carlos, sia nel libro che nel film, radicale e borghese del Frente, s’innamora della povera Loca, è sedotto dalla sua simpatia, dalla sua premura, dal senso dell’umorismo… e dalle sue follie sessuali. Quando militava nel collettivo Las Yeguas del Apocalipsis Pedro Lemebel metteva i tacchi neri per trafiggere con le punte a spillo l’equilibrio del sistema maschilista. Le Yeguas (le giumente) si associarono contro la sistematica umiliazione dei cittadini attraverso misure d’impoverimento programmato. Così tra le altre cose furono capaci di offrire alle madri dei desaparecidos il più commovente degli omaggi: quella ‘cueca’ ballata a piedi scalzi su una carta dell’America Latina ricoperta di vetri rotti. Pedro Lemebel fu artista, scrittore, iconica voce radiofonica degli anni immediatamente successivi alla dittatura. Si mosse in diversi modi e su vari fronti incontrando pure le femministe e fondando nel bel mezzo della dittatura La Casa de la Mujer, permettendo alle donne di iniziare a prendere coscienza della loro condizione sociale, offrendo loro un linguaggio poco frequentato per affrontare la diseguaglianza politica, sociale e culturale, il lavoro domestico e la violenza di genere. Il lavoro sul linguaggio è davvero per Lemebel una vocazione: ogni discorso evoluto è un adornarsi della mente e del corpo. Esattamente come per la Loca che si presenta bellissima ed impeccabile al picnic organizzato dall’uomo che ama, per attentare alla vita del dittatore. Mariateresa Crisigiovanni
Dall’inizio della crisi innescata dalla pandemia di Covid-19, si è verificato un aumento del numero di dipendenti che effettuano il telelavoro e si prevede che l’uso dello strumento digitale diventerà sempre più comune. Tant’è che il Parlamento europeo ne se è occupato redigendo un progetto di relazione presentato dal relatore maltese Alex Agius Saliba (S&D). Il testo riconosce che la digitalizzazione ha portato molti vantaggi ai datori di lavoro e ai lavoratori, come la flessibilità degli accordi di lavoro, il potenziale per migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro e la riduzione dei tempi di spostamento. Allo stesso tempo, il maggiore utilizzo degli strumenti digitali ha portato a una cultura 'sempre connessa', con alcuni potenziali svantaggi, come disponibilità costante del dipendente e orari di lavoro lunghi, che offuscano i confini tra vita privata e vita lavorativa e che influiscono sui diritti fondamentali dei lavoratori. Da queste considerazioni deriva l’esigenza di garantire un livello minimo di protezione per i lavoratori nel nuovo mondo del lavoro digitale, mediante una direttiva sul ‘diritto alla disconnessione’ che dovrebbe applicarsi a tutti i lavoratori che utilizzano strumenti digitali nel loro lavoro, compresi lavoratori atipici, e a tutti i settori di attività, sia pubblici che privati. Il dibattito in sede parlamentare ha sottolineato che la legislazione esistente è stata formulata in un momento in cui gli strumenti digitali sul posto di lavoro non erano ancora comuni e deve quindi essere aggiornata. L’UE, è stato detto, dovrebbe promuovere il diritto di disconnettersi e sollecitare le autorità nazionali a introdurre misure per affrontare la questione. Nel suo ruolo di ‘relatrice ombra’, l’italiana Elena Lizzi, eletta nelle liste della Lega, ha sottolineato l’importanza della formazione e dell’informazione per i dipendenti sull’uso e il trattamento della protezione dei dati. Ha anche sottolineato la posizione speciale delle donne che di solito svolgono la maggior parte delle faccende domestiche.

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