L’Olimpiade
Per il prestigio del suo autore e per il suo valore poetico, il libretto dell’Olimpiade rappresentò un modello fra i più ammirati (forse anzi, fra tutti, il più ammirato) del cosiddetto dramma d’intrigo, vale a dire d’una tipologia d’intreccio estremamente complessa in cui la trama si snoda intorno ad una situazione conflittuale delineata nel primo atto, della quale, senza che vi sia un vero sviluppo, si presentano le ripercussioni sui personaggi in diverse circostanze, ciascuna delle quali offre un’occasione per l’espansione lirico-affettiva o per il commento sentenzioso-moraleggiante delle arie.
Nell’Olimpiade tale situazione è la seguente: Megacle ama, contraccambiato, Aristea, la stessa donna cui ambisce il suo amico Licida; ciononostante Megacle si trova costretto a conquistare, a favore dell’amico, la mano della propria amata, per debito di riconoscenza. Di tale situazione il secondo atto rappresenta lo scioglimento potenzialmente tragico con il suicidio di Megacle, la disperazione di Aristea e la condanna di Licida. Il terzo atto, invece, culmina nell’immancabile lieto fine.
La peculiarità di simile complessa strutturazione delle trame ben corrispondeva ad una pratica frequentazione dei teatri, ben diversa da quella odierna, che comportava la presenza, per gran parte delle repliche o per tutte, quasi dello stesso pubblico che aveva assistito alla prima: pubblico cui i divi in palcoscenico dimostravano, di recita in recita, la capacità di variare in maniera sempre rinnovata i da capo delle arie.
Del poeta cesareo – oltre all’Olimpiade, presentata al Teatro Regio Ducale di Milano il 26 dicembre 1747 – Galuppi musicò l’Issipile (Torino, 1738), l’Alessandro nell’Indie (Mantova, 1738) l’Adriano in Siria (Torino, 1740), il Ciro riconosciuto (Milano, 1746), l’Antigono (Londra, 1746), il Demetrio (Vienna, 1748), l’Artaserse (Vienna, 1749), la Semiramide riconosciuta (Milano, 1749), il Demofoonte (Madrid, 1750), la Didone abbandonata (Madrid, 1752), l’Eroe cinese (Napoli, 1753), il Siroe (Roma, 1754), l’Ezio (Milano, 1757), l’Ipermestra (Milano, 1758), la Clemenza di Tito (Torino, 1760), il Siface (rielaborato col titolo di Viriate, Venezia, 1762) la Pace fra la Virtù e la Bellezza (Pietroburgo, 1766).
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