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Al Malibran il rapporto uomo-donna fra sorrisi e lacrimucce

04/02/2016
Al Malibran il rapporto uomo-donna fra sorrisi e lacrimucceUn dittico leggero, disimpegnato, arricchito da un pizzico di graziosa frivolezza ma anche da un tocco di problematicità esistenziale, viene offerto dalla Fondazione Teatro La Fenice, nella cornice del Malibran, durante il carnevale veneziano.

Si tratta di "Agenzia matrimoniale", opera buffa in un atto di Roberto Hazon su libretto dello stesso compositore e della moglie Ida Vallardi Hazon, rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Parma il 3 gennaio 1962; e della più nota "Il segreto di Susanna", intermezzo in un atto messo in musica da Ermanno Wolf-Ferrari su libretto di Enrico Golisciani, che ebbe la prima assoluta, in lingua tedesca, il 4 dicembre 1909 all'Hoftheater di Monaco di Baviera e la prima in italiano il 27 novembre 1911 al Teatro Costanzi di Roma.

L'abbinamento è felice per l'affinità fra le due pièce, che raccontano del rapporto di coppia in un modo e in un tono che per la cultura odierna potrebbe sembrare superficiale ed anacronistico, e invece è semplicemente umano, intessuto di quei desideri e di quei sentimenti che sono parte della nostra identità e quindi non possiamo accantonare senza negare noi stessi. Inoltre, sia Hazon, di cui ricorre il decennale della morte, sia Wolf-Ferrari sono caratterizzati da un felice isolamento rispetto alle correnti dell'avanguardia musicale; un isolamento che li vede percorrere tenacemente i sentieri della tonalità, il primo attraverso un brillante eclettismo che lo porta a recuperare i materiali sonori più disparati, dalla musica colta come da quella leggera, il secondo coltivando un elegante sguardo retrospettivo verso la tradizione musicale e teatrale del nostro settecento e dell'opera buffa in particolare.

"Agenzia matrimoniale" racconta, con un'ironia affettuosa screziata di sentimento, l'esile ma umanissima vicenda di due solitudini, quella della protagonista femminile, Argia, una single che ha conosciuto tempi migliori ed ora vive in un mondo tutto suo, ove realtà e fantasia si mescolano a creare un'atmosfera esistenziale tenera e insieme straniante. Dà corpo e voce al personaggio il soprano Gladys Rossi, che si mostra spigliata e disinvolta come si conviene, calata nella parte con apprezzabile personalità artistica, anche se la voce, che sale sicura all'acuto, qualche volta si avverte un po' piccola rispetto all'orchestra.

Argia è guardarobiera in un cabaret ma coltiva la fantasia di essere stata in passato una grande attrice di teatro. Un giorno è colpita da una serie di coincidenze che lei interpreta come segni del destino, perché convergono nel preannunciarle un cambiamento decisivo nella sua vita solitaria. Stabilisce di seguire la sua buona stella e, attraverso l'agenzia matrimoniale del titolo, incontra Adolfo, un altro single bisognoso di essere consolato. Questo personaggio è interpretato con la consueta dignità professionale da Armando Gabba, che gli sa conferire una bella patina di umanità semplice e disarmata. Dopo qualche vicissitudine i due si scoprono fatti l'uno per l'altra ed ecco il lieto fine, indispensabile per coronare l'impalpabile eppure non banale storiella come il dessert al termine di un pranzo.

Accanto ai due protagonisti si disimpegnano bene il mezzosoprano Elisabetta Martorana nel ruolo della Barbona, qui trasformata in una sorta di fata benefica in vestito da sera lungo fino ai piedi, presente nell'assecondare gli eventi che avviano la protagonista verso la sua nuova vita; e il soprano Lieta Naccari, la Segretaria, che canta un paio di battute soltanto ma sa caratterizzare con spirito il suo personaggio.

"Il segreto di Susanna", invece, è la classica commedia degli equivoci, imperniata sull'odore di fumo che il Conte Gil avverte dappertutto, in casa e addosso alla giovane moglie, e che egli attribuisce alla presenza occulta di un seduttore, un seduttore fumatore appunto, posto che nessuno in famiglia ha questo vizio. Il personaggio si avvale della ben nota classe da teatrante consumato di Bruno de Simone, magistrale soprattutto nei momenti in cui il côté comico chiede spazio a quello sentimentale e lo mette ai margini.

Il fatto è che la sposina Susanna non ha il coraggio di confessare al marito che è lei a coltivare, anzi a delibare con autentica voluttà, il vizio del fumo, grave non tanto in sé ma per quello che rappresenta come simbolo di un'emancipazione femminile all'epoca appena avviata. Si deciderà a farlo solo quando il tarlo della gelosia starà per trasformare il buon Gil in un Otello furibondo. Lieto fine anche qui, ovvio, e tanto più simpatico perché vede non la rinuncia al fumo di Susanna, ma, al contrario, la decisione del conte Gil di fare compagnia alla moglie nel coltivare il vizio delizioso.

Sussana è impersonata con ammirevole proprietà dal soprano Arianna Vendittelli, che mette a disposizione del personaggio una presenza elegante e femminile, nonché una voce dal bel timbro dolce e vellutato e dall'emissione omogenea e perfettamente controllata.

Accanto ai due protagonisti, il mimo Davide Tonucci è un Sante - il cameriere di casa - misurato e spiritoso nello stesso tempo.

Lo spettacolo, allestito con la regia di Bepi Morassi e le scene, i costumi e le luci della Scuola di scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, asseconda con una grazia lieve e garbatamente ironica le due delicate vicende. La regia muove i personaggi con sapiente mestiere e gusto sicuro, facendo sorridere ma non trascurando il fatto che, soprattutto in Hazon e in modo più discreto in Wolf Ferrari, la presa in giro divertita lascia spazio di tanto in tanto ad uno sguardo serio e comprensivo verso i sentimenti umani: non solo il gioco degli affetti, che rimane in primo piano, ma anche quel desiderio di fuga dalla realtà che Argia esprime immaginando un inesistente passato da attrice e che Susanna coltiva a suo modo rifugiandosi in un profumato universo fatto di fumo.

L'impianto scenico, uguale in entrambe le pièce, vede in "Agenzia matrimoniale" file di abiti da sera che si abbassano e si sollevano sul palcoscenico, ad alludere sia all'impiego vero di Argia, quello di guardarobiera, sia alla sua vocazione immaginata e desiderata, quella di attrice di teatro. Il resto dell'allestimento è stilizzato, in sintonia con l'impostazione sottilmente surreale dell'operina. Nel "Segreto di Susanna", invece, commedia dall'atmosfera realistica anche perché più vecchia di cinquant'anni rispetto ad "Agenzia matrimoniale", la messa in scena è costituita fondamentalmente da un salotto elegante in linea con la classe sociale dei protagonisti, mentre l'elemento straniante, che giustamente prevale nell'altra pièce, qui è presente soltanto sotto forma di alcuni oggetti da trovarobato, giocattoli soprattutto, che in un paio di occasioni scendono dall'alto, forse a rappresentare l'anima candida ed ingenua di Susanna.

Bene i costumi, che individuano con gusto un'epoca intorno all'inizio del secolo scorso, e le luci, che assecondano in modo vivace ed appropriato il susseguirsi delle situazioni e degli stati d'animo dei personaggi.

Sul podio il maestro Enrico Calesso, con l'Orchestra del Teatro La Fenice, si dimostra a proprio agio sia con Hazon sia con Wolf Ferrari, che interpreta con attenzione analitica senza per questo rinunciare alla brillantezza e alla teatralità delle due partiture. Di "Agenzia matrimoniale", in particolare, viene evidenziata la ricerca coloristica, che si sostanzia nell'uso di strumenti raramente presenti sui nostri palcoscenici d'opera come la fisarmonica. De "Il segreto di Susanna" è ben colta l'eleganza vagamente nostalgica ravvisabile in una trama sonora di singolare delicatezza e raffinatezza.

Alla pomeridiana cui si riferiscono queste note successo caldo e cordiale per tutti.

Adolfo Andrighetti

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