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25 aprile a Venezia

27/04/2016
25 aprile a VeneziaCome ho già detto più volte, Venezia è un luogo difficile, strano e impossibile chiamarla città. Isola, dentro a fuori dal cuore. Malgrado tutto però le radici sono in acqua ma salde, la storia recente non viene dimenticata ed è ancora commemorata come giustamente deve essere.

In una marea di turisti inconsapevoli e anche un tantino ignoranti, il 25 aprile viene ricordato e ancora pianto. Un corteo di partigiani, antifascisti e della società civile scorre per una delle arterie principali deponendo corone nelle targhe commemorative dei caduti per poi ritrovarsi in un angolo storico e simbolo di anni oscuri: il Ghetto.

In questa isola museo, che allontana la gente comune per cibarsi di turisti di tutto il mondo, c’è ancora un ritaglio di verità e realtà. La differenza rispetto ad altri luoghi è che qui tutto viene fatto sgomitando tra i turisti che osservano curiosi e lamentosi. Non lasciano passare le bandiere, non liberano la strada e sono infastiditi, per una volta siamo noi a disturbare veramente le loro passeggiate e a coprire le vetrine! Tra le tante polemiche nei rapporti tra gli indigeni e i turisti, c'è la maleducazione.

In manifestazioni come queste riemerge in maniera devastante: gruppi stanchi e angosciati dalla camminata, curiosi con la testa in alto a fissare chissà che cosa e valigioni enormi che vagano con piccole persone che li tirano. Quanta fatica la convivenza, ma il Campo del Ghetto in cui è risuonato l’inno nazionale suonato da giovani studenti, ha messo pace all’anima. Bella Venezia, ma non in tutte le occasioni! 

Sabrina Marcon

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