Progetto di ottimizzazione della gestione della polmonite
“In quest’anno di monitoraggio, sono stati quattro gli elementi base per stabilire se era sufficiente una terapia appropriata a casa o il ricovero: lo stato confusionale del paziente, la frequenza respiratoria, la pressione sanguigna e l’età, se superiore ai 64 anni - ha spiegato il dottor Ceron, che ha portato avanti il progetto con la collaborazione del dottor Giulio Bergamasco e dell’apporto determinante dei medici generici – a ciascuno di questi sintomi è stato assegnato un punteggio, che se pari a zero necessitava soltanto di antibiotici, fra 1 e 2 di un ricovero controllato, con 3 o più punti del ricovero ospedaliero, tenendo però conto di altri elementi, come la mancanza di un sostegno familiare o della coesistenza di patologie gravi: in quel caso cresceva la necessità del ricovero”.
I risultati dicono che sui 348 casi di polmonite segnalati dai medici di base nel territorio, di cui 286 confermati con Rx al torace (per la maggior parte persone con un’età compresa fra i 61 e gli 80 anni, e a seguire fra i 41 e i 60 anni, e fra i 21 e 40), soltanto il 9% è stato ricoverato, una cifra molto inferiore alla media nazionale. I dati dicono anche, che nonostante il ricovero nelle strutture ospedaliere sia stato basso, i decessi siano stati pari allo 0,6%, ancora una volta sotto la media del Paese. “Ciò significa che le persone che hanno i requisiti per curarsi a casa con gli antibiotici, lo possono fare tranquillamente, evitando il ricovero che potrebbe danneggiarli, e facendo risparmiare l’azienda sanitaria ”.
Un paziente infatti, in ricovero ordinario per broncopolmonite costa dai 5 ai 7 mila euro, per una degenza di circa 10 giorni, contro la quota massima di 113 euro, che comprende antibiotici e radiografie.
Francesca Delle Vedove