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In calo i finanziamenti per politiche di coesione regionale

18/06/2018
In calo i finanziamenti per politiche di coesione regionaleI Fondi di Coesione sono aiuti dell'Unione Europea per finanziare progetti infrastrutturali, di educazione, salute e ambientali nei Paesi con un PIL inferiore al 90% della media dell'UE. Il piano di investimenti attuale arriva fino al 2020, ma per quello che accadrà dopo c’è molta preoccupazione. «I trattati fondanti dell’UE individuano proprio nelle regioni il sistema delle autonomie che dev’essere chiamato a gestire questi fondi. Assistiamo invece a un processo diretto al taglio di questi fondi e a una progressiva centralizzazione di queste politiche». A denunciarlo è stato il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, nella sua veste di coordinatore della CALRE, la Conferenza delle Assemblee Legislative Regionali d’Europa.
L’occasione per un importante approfondimento è venuta nel sorso del seminario: “Europa post 2020: quale futuro per le Regioni nelle Politiche di Coesione UE?”. «Il settennato 2021-2027 – ha spiegato l’Assessore regionale alla programmazione, fondi UE, turismo e commercio estero, Federico Canersarà incentrato sul fatto che tutti i territori avranno la possibilità di ricevere i frutti delle nuove politiche di investimento da parte dell’Unione Europea, e questo è un fatto positivo. Ma sarà importante, come Regione del Veneto, definire all’interno delle politiche nazionali quante risorse l’Italia riceverà e come saranno distribuite al proprio interno. La nota negativa: dovremo capire quale sarà la percentuale di risorse che la Regione del Veneto dovrà prevedere a bilancio per compensare la diminuzione dei trasferimenti a livello europeo».

Non saranno più considerati quei ‘confini del mare’ che sono nella storia dell’Italia

Se nel quadro generale del bilancio comunitario, l’Europa prevede una diminuzione dei fondi previsti per le politiche di coesione, c’è anche una buona notizia per l’Italia, come ha sottolineato il Capogruppo in Consiglio Regionale del Partito Democratico, Stefano Fracasso: «La nuova programmazione destinata ad arrivare fino al 2027 vede una crescita della percentuale riconosciuta all’Italia nell’assegnazione dei fondi: in questi casi servono maggiori capacità di progettazione, di spesa e di individuazione degli obiettivi strategici che non possono essere che quelli di uno sviluppo sostenibile e inclusivo per la nostra regione».
Per converso, peserà sul nostro Paese che i programmi transnazionali debbano essere impostati sulla base di frontiere fisiche territoriali: sembra infatti che, a differenza di quanto accade ancor oggi, non saranno più considerati quei legami che il mare ha sempre creato e che sempre sono stati fondamentali in una Penisola come la nostra.

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