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Continua la lite tra lo Stato e Airbnb sulla cedolare secca

19/11/2018
Continua la lite tra lo Stato e Airbnb sulla cedolare seccaRiuscirà lo Stato ad ottenere tutti i soldi che avanza dal Airbnb per la cedolare secca fissata al 21% sugli affitti dalla manovra correttiva del 2017? La domanda sarebbe retorica se non fosse che il colosso americano è riuscito fin qui a far slittare tutti i termini ricorrendo al Tar del Lazio, in Consiglio di Stato e quindi ancora al Tar del Lazio. Nel più recente capitolo di questa storia (mai dire ‘nell’ultimo capitolo’) Airbnb ha sostenuto la tesi di essere discriminata perché non paga le tasse in Italia.
In effetti non le paga, malgrado la norma sia precisa: impone agli intermediari delle locazioni di trattenere alla fonte la cedolare secca che deve poi essere girata all’Agenzia delle Entrate. Secondo gli americani, la norma dalla quale il Governo puntava a recuperare 81,3 milioni nel 2017 e 139,3 per quest’anno, “è viziata dalla irragionevole imposizione di un termine eccessivamente esiguo, in rapporto alla complessità degli adempimenti richiesti, per l’attuazione delle misure medesime; tanto, a scapito di Airbnb e a illegittimo beneficio di altri operatori di minori dimensioni e residenti in Italia”.

Il mercato degli affitti temporanei è in costante espansione e si stimano introiti enormi

Questi ultimi però le tasse le pagano, a quanto pare. Nel 2018, per l’Agenzia delle Entrate, il primo contribuente milanese per versamenti di cedolare secca è l’italianissima ItalianWay di Marco Celani, una start up nel settore del property management che gestisce circa 600 appartamenti (500 a Milano) con un giro d’affari da 10 milioni di euro. Da gennaio, la società ha già versato al Fisco 821.493 euro. Una cifra a cui si aggiungono i 280mila euro raccolti per il comune di Milano sotto forma di imposta di soggiorno.
Stando agli ultimi dati disponibili, gli host che hanno condiviso le loro case nel 2016 hanno incassato attraverso Airbnb 621 milioni di euro: nelle casse del fisco la società americana avrebbe dovuto versare circa 130 milioni di ritenute.

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