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Gli studenti inglesi barano agli esami: vietare gli orologi

11/09/2019
Gli studenti inglesi barano agli esami: vietare gli orologiSono sempre più diffusi, tanto da cominciare a rappresentare un problema. Sono gli smartwatch che portati al polso come un normale orologio, in realtà svolgono mille funzioni in connessione con la rete internet e con tutte le informazioni che in essa sono contenute. Per queste potenzialità l’inglese “Independent Commission on Examination Malpractice” ha diffuso con il suo rapporto finale una raccomandazione: “vietare ogni tipo di orologio durante gli esami in tutto il Regno Unito”.
La commissione per un anno ha studiato i metodi più diffusi tra gli studenti inglesi per barare nelle scuole di Inghilterra e Scozia e secondo Sir John Dunford, chairman della commissione, oggi è “quasi impossibile distinguere tra i normali orologi e gli smartwatch. Può sembrare che una persona indossi un orologio normale, poi preme un pulsante e diventa un oggetto che manda email. I giovani dicono di guardare l’ora e invece usano l’orologio per guardare le loro e-mail e Google Se non si vietano tutti gli orologi, penso sia molto difficile vigilare in un’aula di esame”. Secondo i dati ufficiali, nel 2018 in Inghilterra sono stati 2.735 gli studenti segnalati alle autorità per aver barato durante gli esami pubblici.

La miniaturizzazione offre comunque mille altri aggeggi che nemmeno 007 avrebbe mai immaginato


Le raccomandazioni del “Independent Commission on Examination Malpractice” sono andate oltre: secondo la commissione, infatti, la crescente “miniaturizzazione” della tecnologia ha reso più facile per gli studenti imbrogliare. Il rapporto afferma che è impossibile redigere un elenco esaustivo di dispositivi che potrebbero essere utilizzati dagli studenti, ma punta il dito contro micro-telecamere nascoste nel risvolto delle giacche, gli occhiali di Google, sulle unghie finte che nascondono un microfono e le custodie delle calcolatrici che possono nascondere un cellulare. Infine, la Commissione si è raccomandata di scandagliare con regolarità il “dark web”, dove fiorirebbe un ricco mercato “dei questionari venduti ai candidati prima dell’esame”.

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