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Occupazione dei territori palestinesi: l’UE condanna Israele

10/01/2020
Occupazione dei territori palestinesi: l’UE condanna IsraeleCon una durissima nota del Servizio di azione esterna la UE ha, ancora una volta ribadito la sua posizione e sottolineato che: “tutti gli insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato sono illegali ai sensi del diritto internazionale e rappresentano un grave ostacolo al raggiungimento della soluzione a due Stati e una pace giusta, duratura e globale, come ribadito da una risoluzione ONU». La presa di posizione avviene a seguito delle notizie secondo le quali “il 5 e 6 gennaio, le autorità israeliane hanno approvato la costruzione di quasi duemila unità abitative in insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata”.
“Chiediamo al governo israeliano – prosegue la UE – di conformarsi pienamente al diritto internazionale, di porre fine a tutte le attività di insediamento su terre occupate o contese e alle azioni connesse. La violenza dei coloni sui civili palestinesi e le loro proprietà deve essere fermata e prevenuta. L’Unione Europea ribadisce inoltre che non riconoscerà alcun cambiamento ai confini precedenti al 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, diversi da quelli concordati da entrambe le parti. E continuerà a sostenere la ripresa di un processo significativo verso la soluzione dei due Stati, l’unico modo realistico e praticabile per soddisfare le legittime aspirazioni di entrambi i popoli”.


Si allarga anche in Israele la denuncia e l’azione delle Ong contrarie all’occupazione dei territori palestinesi

Per gli attivisti di “B’Tselem”, una ong israeliana che si batte contro l’occupazione illegale dei territori palestinesi, il Governo israeliano nel 2019 ha abbattuto un numero “record” di abitazioni palestinesi, sia a Gerusalemme est, che in tutta la Cisgiordania. È quanto emerge da un rapporto diffuso a fine anno: “Israele continua a usare il pretesto della sicurezza per abbattere abitazioni, espropriare terreni e perseguire la politica di espansione degli insediamenti lungo le strade che li collegano, impedendo di fatto la nascita di un futuro Stato unito, anche se la maggior parte degli edifici, in base agli accordi fra i due Governi, sorge in aree destinate al controllo dell’Autorità civile palestinese”.
“I palestinesi a Gerusalemme Est – spiegano gli attivisti israeliani – non hanno possibilità di scelta, se non costruire senza permessi quale diretta conseguenza delle politiche israeliane, che rendono di fatto impossibile il rilascio dei permessi. Israele utilizza questa politica per perpetrare il proprio obiettivo di una maggioranza ebraica nella Città Santa e rendere insostenibile la vita per i palestinesi residenti con il proposito di spingerli a lasciare le loro case, almeno in apparenza per loro diretta volontà”.

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