L’effetto Covid-19 in Veneto: meno imprese e più servizi
Nonostante il lieve aumento registrato da inizio anno, il tessuto imprenditoriale del Veneto continua ad invecchiare: anche in questo semestre, crescono solo gli imprenditori dai 50 anni in su (+4,1%), mentre sono nuovamente in calo i giovani under 30 (-11,7%). Nel primo semestre di quest’anno, le assunzioni di lavoro dipendente diminuiscono del -39,6%. Al 30 giugno, si registra un saldo occupazionale di -8.705 posti di lavoro (commercio +400, turismo +4.720, servizi -13.825), rispetto ai +52.290 del primo semestre 2019. Nonostante il bilancio positivo del tempo indeterminato (+11.015) e dello staff leasing (+840), le forme più flessibili si riducono ancora: tempo determinato (-18.180); apprendistato (-90); somministrato a tempo determinato (-2.290).
«La sfida lanciata da Covid-19 alla società e all’economia regionali – commenta Alessandro Minello, coordinatore scientifico EBiComLab – ha avuto l’effetto di arrestare la crescita del terziario, colpendo soprattutto il turismo e il commercio, mentre il buon andamento dei servizi alla persona e alle imprese ha consentito il contenimento delle perdite L’effetto definitivo, su base annua, è ancora incerto, ma difficilmente si potrà recuperare la contrazione delle unità locali e delle assunzioni. Un recupero, anche alla luce dei dati recenti che certificano un preoccupante ritorno del virus, si potrà avere probabilmente solo nella seconda metà del 2021».
«Il report – dichiara il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin – è una fotografia “mossa”, nel senso che i dati relativi al terziario nel Veneto, si riferiscono al primo semestre, ovvero a una fase dell’evoluzione dell’economia che aveva appena cominciato a confrontarsi con la pandemia. Un quadro più veritiero sarà possibile a fine anno, ma comunque già adesso alcune situazioni appaiono delineate: è il caso dell’occupazione che vede le forme più flessibili in netto regresso a dimostrazione di una assodata difficoltà a creare nuovo lavoro soprattutto in quei settori, turismo e moda in primis, che tradizionalmente assorbono forza lavoro».