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Covid: il piccolo Comune non può garantire i servizi minimi

27/01/2021
Covid: il piccolo Comune non può garantire i servizi minimiL’inasprimento delle misure di contenimento della pandemia ha messo in difficoltà soprattutto chi vive nei piccoli Comuni: questo il risultato di uno studio condotto dalla Fondazione “Think Tank Nord Est”, che ha misurato la dotazione dei servizi essenziali nei Comuni del Veneto. In 115 Municipi veneti, infatti, i servizi offerti alla popolazione sono particolarmente scarsi. Di conseguenza, per i cittadini residenti in queste località, è stata fondamentale l’introduzione delle deroghe agli spostamenti, a beneficio di chi vive nei Comuni con meno di 5.000 abitanti, in un raggio di 30 km, con il divieto però di raggiungere i capoluoghi di Provincia, in quanto nel luogo di residenza scarseggiano addirittura i servizi essenziali.
L’analisi ha definito sei categorie di servizi di prima necessità: negozi alimentari; tabaccherie, edicole e cartolerie; farmacie e parafarmacie; sportelli bancari; uffici postali; scuole. Più scarsa è la presenza di queste attività e più basso è il valore dell’indicatore complessivo. I risultati evidenziano come siano soprattutto i piccoli Comuni montani quelli con le maggiori carenze in termini di dotazione di servizi essenziali. Nel complesso, in Veneto, ci sono ben 80 Comuni senza uno sportello bancario; 48 privi di edicole e tabaccherie; 14 senza una farmacia; 12 sprovvisti di negozi di alimentari; 12 senza scuole. Si tratta di piccolissime località, con meno di 1.000 abitanti, i cui residenti sono costretti a frequenti spostamenti “in deroga”, per poter accedere almeno ai servizi essenziali.
«Nonostante la zona arancione – spiega Antonio Simeoni, vice presidente della Fondazione Think Tank Nord Esta beneficio di chi vive nelle piccole località sono giustamente state introdotte delle deroghe, la cui necessità, tuttavia, certifica che questi Municipi sono un modello non più sostenibile. Governo e Regione dovrebbero sostenere le aggregazioni tra i piccoli Comuni, con l’obiettivo di migliorare i servizi e garantire maggiori opportunità alle aree periferiche. Si tratta di una riforma fondamentale che non vuole cancellare la storia dei luoghi, ma ridefinire un assetto istituzionale del territorio più efficiente».

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