Kurt Masur dirige alla Fenice
Ein Sommernachtstraum è la prima delle quattro grandi ouverture da concerto di Mendelssohn (le altre sono Die Hebriden, da Macpherson; Meeresstille und glückliche Fahrt, da Goethe; e Die schöne Melusine, da Grillparzer), scritta a 17 anni nel 1826 come pezzo autonomo e integrata nel 1842 nelle musiche di scena composte per una rappresentazione berlinese della pièce shakespeariana. Mirabile esempio di come fiabesco e fantastico escludano nel romanticismo di Mendelssohn ogni inquietudine demoniaca, si svolge in un’atmosfera sospesa e sognante di indicibile, aereo fascino.
Se in Ein Sommernachtstraum Mendelssohn si ispira al mondo immaginario di Oberon e Titania, tanto la Sinfonia «Scozzese» quanto l’«Italiana» nascono da due viaggi di formazione compiuti dal compositore ventenne nel Nord e nel Sud dell’Europa. Dapprima, nel 1829, Mendelssohn visita l’Inghilterra e la Scozia: dell’orizzonte romantico settentrionale e ossianico, la definitiva testimonianza musicale arriva solo dopo tredici anni di elaborazione, con la Sinfonia «Scozzese» presentata al Gewandhaus di Lipsia il 3 marzo 1842. Articolata in quattro movimenti collegati fra loro sia dall’assenza di pause fra l’uno e l’altro, sia dal ritorno (in maggiore) alla fine dell’ultimo del tema con cui si apre l’introduzione del primo — tema ispirato dalla visita alle rovine dell’antica cappella del castello di Holyrood —, la «Scozzese» può essere considerata come il vertice della produzione sinfonica di Mendelssohn per maturità espressiva e compattezza formale.
La Sinfonia «Italiana», nata dopo il viaggio in Italia (Venezia, Firenze, Pompei, Napoli, Roma) del 1830-31 e presentata a Londra il 13 maggio 1833, è invece il prodotto definitivo dell’altro orizzonte romantico, quello meridionale e solare. Articolata anch’essa in quattro movimenti — un Allegro vivace luminoso e pulsante di vita, un nobile Andante in re minore di carattere processionale, un soave e sensuale Minuetto con Trio e un vertiginoso Saltarello in la minore, ispirato a una danza popolare romana mescolata a ritmi di tarantella napoletana —, l’«Italiana» è un lavoro di grande spontaneità ed effervescenza, immerso in un colore strumentale chiaro e trasparente che lo differenzia da quello più spesso e denso della «Scozzese».
KURT MASUR
Direttore musicale dell’Orchestre National de France dal 2002 e della London Philharmonic Orchestra dal 2000, ha diretto per undici anni, dal 1991 al 2002, la New York Philharmonic, di cui è stato nominato Music Director Emeritus. Dal 1970 al 1996 è stato l’undicesimo successore di Mendelssohn nel ruolo di Kapellmeister dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, che nel 1996 gli ha conferito, per la prima volta nella sua storia, il titolo di Direttore onorario. Direttore ospite delle maggiori orchestre internazionali, dal 1992 è Honorary Guest Conductor dell’Orchestra Filarmonica Israeliana. Professore dal 1975 presso la Hochschule für Musik di Lipsia (l’antico Conservatorio fondato da Mendelssohn), ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia per la sua attività artistica che per le coraggiose ed equilibrate iniziative politiche assunte durante le manifestazioni di Lipsia dell’autunno del 1989 che prelusero al crollo del muro di Berlino.