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Salute: è allarme Cina ma in Italia esplode import pomodoro

05/07/2007
Dopo i ripetuti casi di contaminazioni alimentare, che per ultimo hanno riguardano anche gli snack per ragazzi, le autorità sanitarie statunitensi frenano sugli arrivi dalla Cina mentre nel 2007 in Italia sono esplose le importazioni di conserve di pomodoro (+150 per cento) per una quantità che, su base annua, rappresenta oltre un terzo della produzione italiana. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare la necessità di attivare i necessari controlli per verificare il rispetto delle norme dopo che lo stesso governo cinese ha annunciato che ben un quinto dei propri prodotti destinati al mercato interno non rispetta gli standard di qualità e sicurezza. Se negli Usa ad essere messe sotto accusa sono state per prime le importazioni di alimenti per animali domestici per la presenza irregolare di melamina tossica e successivamente dentifrici, anguille, pesce gatto ma anche succhi di frutta con pericolosi additivi, in Italia preoccupa soprattutto l’incremento record del 150 per cento negli arrivi di concentrato di pomodoro, secondo le elaborazioni su dati Istat nel primo trimestre del 2007. Il concentrato di pomodoro rappresenta, con il 31 per cento in valore, il principale prodotto alimentare proveniente dal gigante asiatico dal quale arrivano però anche aglio, mele e funghi. Una situazione particolarmente pericolosa dopo che l'Italia - precisa la Coldiretti - non è riuscita ad ottenere l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti agricoli impiegati negli alimenti trasformati, nell'ambito della riforma comune di mercato dell'ortofrutta, con la possibilità reale che venga spacciato come Made in Italy un prodotto importato. Un grave insuccesso per l’Italia dopo che lo stesso Parlamento Europeo si era espresso a favore dell’obbligo di indicare in etichetta l’’origine dei prodotti ortofrutticoli trasformati al pari di quanto già avviene per quelli freschi. La conserva di pomodoro è il prodotto che piu’ di altri contribuisce all'immagine positiva del Made in Italy all'estero e interessa 185 industrie di trasformazione, 60mila ettari coltivati, 7mila imprenditori agricoli che producono un quantitativo di 44 milioni di quintali. L'Italia è il secondo produttore mondiale dopo gli USA, ma la Cina - prosegue la Coldiretti - ha iniziato la produzione di pomodoro nel 1990 e oggi rappresenta il terzo bacino di produzione dopo Stati Uniti e Unione Europea, con un 90 per cento della produzione - continua la Coldiretti - destinata ai mercati esteri, e in particolare con circa la metà del concentrato esportato in Italia. La produzione cinese di concentrati di pomodoro è localizzata nei bacini di Junggar e Tarim, nella regione di Xinjiang, a nord-ovest del Paese nei pressi del confine con il Kazakistan dove operano due grandi gruppi: Tunhe, che opera dal 1993 e possiede 12 impianti, e Chalkis Tomato. L’annacquamento della qualità del pomodoro italiano con quello proveniente dalla Cina in mancanza di informazioni trasparenti in etichetta è un rischio inaccettabile per il futuro di uno dei prodotti simbolo del made in Italy alimentare e che la Coldiretti intende contrastare anche nell’ambito della piu' grande manifestazione promossa dagli agricoltori negli ultimi anni, che con lo slogan “Giù le mani dalla qualità italiana” avrà luogo a Bologna l'11 luglio. Alla manifestazione parteciperanno gli agricoltori della Coldiretti provenienti dalle campagne di ogni regione con auto, pullman, treni speciali e aerei. Nella capitale dell'agroalimentare italiano gli imprenditori agricoli, insieme a cittadini, mamme e giovani manifesteranno contro il tentativo di standardizzare e omologare verso il basso la qualità dell'agricoltura italiana per asservirla ad un modello di sviluppo produttivistico, contrario all'interesse delle imprese, dell'ambiente e dei consumatori.



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