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Traffico maiali infetti: subito l’etichetta di provenienza

05/07/2007
Come è già stato fatto per la carne bovina è necessario introdurre subito anche per la carne di maiale l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta al fine di favorire i controlli e ridurre i rischi per la salute di fronte al ripetersi di allarmi alimentari. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all'inchiesta, denominata ''Pig Europe'', condotta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) sul traffico di suini dalla Spagna all'Italia senza la necessaria documentazione sanitaria. Dopo l'emergenza mucca pazza - ricorda la Coldiretti - è divenuta obbligatoria dal primo gennaio 2002 l'etichetta che consente di riconoscere l'origine della carne bovina acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento e di identificare come una vera e propria carta d'identità il bestiame tramite un codice di identificazione. Una etichetta trasparente dal campo alla tavola divenuta obbligatoria - precisa la Coldiretti - dal primo gennaio 2004 anche nella commercializzazione delle uova ma che purtroppo manca ancora per la carne di coniglio e per quella di maiale. Una richiesta che verrà formulata anche nell'ambito della piu' grande manifestazione promossa dagli agricoltori negli ultimi anni, che con lo slogan “Giù le mani dalla qualità italiana” la Coldiretti organizzerà a Bologna l'11 luglio. La mancanza di trasparenza favorisce l’arrivo in Italia ogni anno dall'estero di milioni di cosce di maiale destinate spesso a essere spacciate come prosciutti Made in Italy perché non è chiaro l'obbligo di indicare in etichetta l'origine degli allevamenti. Negli scaffali dei supermercati - sostiene la Coldiretti - si stima che ben due prosciutti su tre provengano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta e con l'uso di indicazioni fuorvianti come “di montagna” e “nostrano” che ingannano il consumatore sulla reale origine perchè non è ancora obbligatorio per i salumi indicare in etichetta l'origine come avviene per la carne bovina e per quella di pollo. Per produrre prosciutto crudo in Italia - precisa la Coldiretti - vengono inviate alla stagionatura 12,5 milioni di cosce provenienti da maiali nazionali, mentre un numero superiore se ne importano dall'estero (19,6 milioni). L'aumento delle importazioni dagli altri paesi europei, quali Danimarca, Spagna e Olanda, che hanno raggiunto quote elevate sul mercato italiano, è causa di una pesante crisi di mercato del settore dove è a rischio il futuro dei 5300 allevamenti nazionali, ai quali vengono riconosciuti prezzi al di sotto del costo di produzione. Per non cadere nelle trappole di mercato e avere la certezza di consumare salumi ottenuti da maiali allevati in Italia, non basta, dunque, richiedere prosciutto cotto, crudo o stagionato, ma - conclude la Coldiretti - occorre scegliere prosciutti a Denominazione di Origine Protetta che sono riconosciuti dall'Unione Europea e individuabili dal marchio comunitario (DOP) o da quello del Consorzio di Tutela come i Prosciutti di Parma, San Daniele, Modena, Berico-Euganeo, Carpegna e Toscano.

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