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Asterisco Informazioni di Fabrizio Stelluto

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Mucche in piazza, il latte rincara del 325% stalla- tavola

03/09/2007
Il prezzo del latte in Italia aumenta del 325 per cento dalla stalla alla tavola, con importi riconosciuti agli allevatori tra i piu’ bassi in Europa che non coprono piu’ neanche i costi di produzione mentre i consumatori lo pagano a livelli record con nuovi rincari già annunciati. E’ quanto è emerso nel corso della manifestazione nazionale promossa dalla Coldiretti a Torino per sostenere la produzione e il consumo di latte Made in Italy al giusto prezzo, alla quale hanno partecipato migliaia di allevatori e consumatori insieme alle mucche che hanno offerto degustazioni a base di latte buono, genuino e nostrano, ma anche informazioni su prezzi, produzione e consumi nonché consigli per gli acquisti, con l’obiettivo di evitare i rincari e le speculazioni in agguato a danno degli allevatori e dei consumatori. Secondo la Coldiretti nella insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e al consumo c’è sufficiente margine per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori e per non aggravare i bilanci delle famiglie. Il prezzo del latte in Italia - sottolinea la Coldiretti - aumenta di oltre quattro volte dalla stalla alla tavola dove raggiunge il valore di oltre 1,4 euro al litro, tra i piu’ alti in Europa mentre la “paga” per il lavoro svolto dalle mucche resta a livelli insostenibili di 0,32 centesimi pari a circa quanto si paga un litro di acqua minerale. Si tratta - spiega la Coldiretti - di una situazione anomala e paradossale rispetto ai principali Paesi dell’Unione Europea dove ai consumatori il latte viene venduto a valori vicino all’euro ma agli allevatori viene pagato sono a valori superiori ai 0,4 euro. Accanto ad una piu’ giusta distribuzione del valore all’interno della filiera latte e alla richiesta di rispetto delle regole, per evitare speculazioni a danno degli allevatori e dei consumatori, la Coldiretti chiede anche di estendere l’obbligo di indicare la provenienza del latte impiegato in tutti i prodotti derivati per evitare che sia spacciato come Made in Italy quello munto da mucche, tedesche, austriache o polacche. Nel 2006 in Italia - denuncia la Coldiretti - sono stati quasi 2,2 i miliardi di chili di latte e crema di latte importati dall'estero, per essere spesso « confusi» come Made in Italy in formaggi e latticini venduti con marchi italiani. Un inganno intollerabile che danneggia gli allevatori ed i consumatori che deve essere fermato con l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del latte impiegato in tutti i prodotti lattiero caseari: dal fiordilatte ai formaggi, dagli yogurh al latte a lunga conservazione. Un obiettivo già raggiutno per il latte fresco il cui consumo in Italia è aumentato con un percentuale vicina al 7 per cento all’anno dopo l’introduzione il 7 giugno 2005 dell’obbligo di etichettatura di origine fortemente sostenuto dalla Coldiretti. La manifestazione sul latte sancisce la ripresa autunnale della fase di mobilitazione della Coldiretti che intende raccogliere le giuste sollecitazioni delle associazioni dei consumatori con iniziative di sostegno allo sciopero della spesa del 13 settembre con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e nell'informazione sui prodotti per dare la possibilità ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli e per combattere le speculazioni in agguato. Secondo un studio della Coldiretti dei circa 467 Euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande oltre la metà per un valore di ben 238 Euro (51 per cento) vanno al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all'industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese agricole. Una tendenza che tende ad accentuarsi nel tempo. Questo significa chiaramente che i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola ed è necessario lavorare per rendere piu’ chiaro e diretto il percorso del prodotto con l’etichetta di provenienza ma anche intervenire sulle filiere inefficienti che perdono valore evitando di ritardare le necessarie ristrutturazioni, come purtroppo si cerca di fare anche con alcuni passaggi della riforma dell’ortofrutta appena approvata a Bruxelles.



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