Il prosciutto aumenta e il maiale diminuisce
05/11/2007
«In questo clima di aumento generalizzato dei prezzi, gli allevatori di suini polesani sono fortemente preoccupati per le proprie aziende, poiché stanno lavorando in perdita». Così Romeo Boaretto, vicedirettore di Coldiretti Rovigo, commenta l’ultimo rapporto sull’andamento dei prezzi del Comune di Rovigo. «I salumi e gli insaccati sono tra i prodotti che hanno registrato un aumento maggiore – specifica Boaretto – nonostante il maiale venga pagato all’allevatore circa un euro e 16 centesimi al chilo contro un euro e 28 centesimi del 2006, con una diminuzione percentuale del 10 per cento. Al contrario – riferisce Boaretto citando dati AnNielsen elaborati da Coldiretti – il prosciutto è salito dai 12 euro e 58 al chilo del 2006, agli attuali 12 e 94, aumentando del tre per cento. Mentre dal maiale al prosciutto il prezzo si moltiplica per venti e tende ancora a salire, gli allevatori continuano, l’anno scorso come adesso, a vendere il prodotto nostrano sottocosto. Come se non bastasse, sono costretti a subire la concorrenza “sleale” delle cosce di maiale straniere, che arrivano in Italia e vengono spesso spacciate per prosciutti italiani, poiché non è ancora obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta. Coldiretti calcola che, sugli scaffali dei supermercati, ben due prosciutti su tre provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna, senza che questo venga chiaramente indicato nell’etichetta, ingannando, così, i consumatori e danneggiando i nostri allevatori».